sabato 1 marzo 2014

Grosser Daumen (e Hehlekopf) - Scialpinismo

In attesa di discese con la "D" maiuscola, un bel WE di allenamento in Allgaeu, tra la Kleinwalsertal e il Nebelhorn. Torniamo dopo un mese circa, o meglio io rimetto finalmente gli sci ai piedi dopo (purtroppo) un mese di sosta. Sono anche questa volta con Denis che mi offrirà un comodo ed economico pernottamento a Kempten dai suoi genitori. Venerdì sera lasciamo già Stuttgart, con calma dopo lavoro e sotto la pioggia viaggiamo verso Sud in direzione dell'Allgaeu, solita A8 (disastro) e A7 (scorrevole), dopo 2,5 ore abbondanti (per appena 170km, una follia) siamo a destinazione. Sabato di buon ora ci svegliamo, saliamo in macchina e scendiamo in Kleinwalsertal, il piano è il facile Hehlekopf, montagna erbosa a Nord della Schwarzwasserhuette, il tempo è bellissimo e anche la temperatura è piuttosto primaverile, ci si muove in maglietta e ci si gode il sole. Sulla salita e sulla discesa c'è poco da riportare: la sera prima aveva fatto 10-15cm di neve fresca...spettacolo da scendere, purtroppo il fin troppo placido e corto pendio dell'Hehlekopf era già finito prima che i muscoli fossero belli caldi e quando l'appetito di tirare qualche bella linea era fin troppo grande!
Pazienza, mangiamo una zuppa al rifugio e scendiamo a valle a parcheggio degli impianti dell'Hohen Ifer. Si tratta di un percorso pressochè pianeggiante per un bel tratto con un paio di salitine dove si scaletta perchè rimettere le pelli non ne varrebbe la pena...come la volta precedente arrivo alla macchina e ho da aspettare 40 minuti il mio compagno!
Il giorno successivo un obiettivo sempre tranquillo ma di soddisfazione maggiore, specie per la lunga discesa dalla cima del Grosser Daumen (2280m) e la Giebel haus (1000m circa). Partiamo da Kempten prendendocela comoda, arriviamo ad Oberstdorf quando inizia già ad essere complicato trovare un posto dove parcheggiare. La giornata inizia con la brutta sorpresa del costo esorbitante dello Skipass, corsa singola fino alla cima del Nebelhorn: 22,50 euro a persona!!! Una follia...e dell'attesa di circa un'ora per salire sul datato, lento ma costoso impianto...vabè!
In compenso veniamo ricompensati con una giornata di tempo splendido, il cielo è di un azzurro intenso, reso ancora più bello dal forte ocntrasto con il bianco accecante della neve: il tour è molto panoramico, dall'impianto del Koblatz si parte per una bellissima traversata che dall'area sciistica porta verso il Grosser Daumen, traversata che per un buon tratto è su falso piano e in leggera discesa. Le pelli si mettono solo nell'ultimo pezzo, dove si deve risalire un tratto per portarsi sotto il fianco Sud del Grosser Daumen. Paesaggisticamente assolutamente da non perdere. Il pendio non supera mai i 30°, in base alle varianti si può arrivare a qualcosa di più, però è una sciata ininterrotta di più di 1000m di dislivello, su neve molto buona nella parte alta, ovviamente più pesante del giorno prima, è pur sempre un pendio esposto a Sud..Nella parte bassa troviamo invece condizioni meno buone, fino ad arrivare molto in basso dove siamo costretti a togliere gli sci per una tratto...erba e solo erba, per poi rimetterli quando si rientra in ombra ancora più in basso.
Dalla Giebelhaus con l'autobus si può rientrare cambiando a Hirschstein e Sonthofen, fino ad Oberstdorf. Alla fine con i trasferimenti ci è andata tutta la giornata, percui volendo evitare di pagare l'impianto del Nebelhorn, si deve necessariamente partire ad un orario più "estivo"! Le foto cmq, raccontano più di quello che serva: solo un bel WE di relax e di movimento con la mente che pensa alle prossime mete, speriamo di incassare presto qualche sciata da ricordare!

sabato 8 febbraio 2014

Spigolo del Glemine (V-) - Prealpi Giulie

Non ho mai riportato questa gita fatta con Paolo, non è di certo un'impresa alpinistica, anzi..si tratta di una via immersa nel verde, che sovrasta l'abitato di Gemona del Friuli, su rocca solidissima, con difficoltà molto discontinue che tutta via arrivano a sfiorare il 5° grado nei pressi della famosa placca, famosa perchè lì la roccia è unta, anzi no...untissima!! Questa via però merita di essere raccontata perchè è nel cuore di ogni alpinista e rocciatore friulano, come la Grignetta sta a Lecco, noi abbiamo sì il gruppo Sernio-Grauzaria, ma se non si vuole andare fin là: c'è il Glemine a Gemona. Generazioni di appassionati hanno frequentato questo spigolo di calcare per imparare a muovere i primi passi nel mondo verticale, spesso con i corsi del CAI.
Io qui ci arrivo dopo due anni di arrampicata di scuola tedesca. Ma sono contentissimo di passare la mattinata qui con Paolo. Alla fine a parte il primo tiro dove lascio andare davanti lo zio, farò tutta la via da primo. Sono 3 i punti chiave della "normale" allo spigolo: un bel diedro che termina con un traverso verso sinistra sotto una parete strapiombante sul 4° grado, la infida e appoggiata placca unta sotto una paretona gialla anch'essa strapiombante dove chi se la sente arrampica sulla sinistra stando tra placca e la fessura che si crea tra questa e la parete sovrastante (5-) e un bel caminetto anch'esso con un paio di passaggi leggermente strapiombanti ma ben appigliato, valutazione 4+ credo. Il resto è facile, facile, tanto 2° e 3° grado: specie perchè l'esposizione è sempre molto contenuta (si arrampica spesso in mezzo agli alberi) e perchè la via è molto protetta e facile da proteggere ulteriormente. Quasi in cima un ultimo traverso verso destra, porta all'ultima parete, alta una trentina di metri sul 3+ dove non ci sono spit e chiodi ma solo 2 o 3 clessidre, questa è la parte più "alpinistica", dove chi sale da primo non deve avere problemi a farsi 10 metri senza protezioni, la difficoltà tecnica è bassa per chi ha confidenza, quella mentale per molti può essere maggiore delle difficoltà oggettive. Ricordo quell'ultima parete come puro divertimento, con la classica sensazione di: qui mi sento a mio agio e sicuro ma è vietato sbagliare. Purtroppo di quella gita mancano le foto in quanto non avevo la macchina fotografica, mi ne restano solo un paio fatte a Paolo con il mio datato cellulare. Va detto che ero in forma in quanto arrivavo da un bel WE in Donautal su pareti più impegnative, mentre appena un paio di giorni dopo avrei fatto la mia prima via di Comici, poi fino a Settembre basta pareti, solo (si fa per dire) alta quota.

domenica 26 gennaio 2014

Prime Scialpinistiche del 2014

Dopo un periodo estremamente lungo, lontano dalle cime, dovuto un pò anche alla necessità di mettere qualcosa da parte, dopo il Natale con prima poca neve e poi troppa in troppo poco tempo finalmente la possibilità di fare un pò di moto con gli sci ai piedi. Siamo in Kleinwalsertal, una vallata austriaca appartenente al Land del Voralberg, ma raggiungibile con l'auto solo dalla Germania...Oberstdorf nota località sciistica dell'Algovia per intendersi è a pochi chilometri. Sono tanto per cambiare con Denis, solo che questa volta è diverso: lui sta iniziando a muovere i primi passi sugli sci, quindi sono ben conscio che sarà un WE per me di relax e per lui di tortura. Nondimeno sapendo che la sua condizione fisica è quella che è, cioè non ottimale, so anche per certo che arriverà quasi al punto di mollare tutto. Questo lo dico per il semplice fatto che quando ho fatto io la mia prima scialpinistica ero in una gran buona condizione fisica, ma nonostante tutto ricordo di aver sofferto le pene dell'inferno: vero è anche che la mia prima scialpinistica è stata la val de Mezdì con mezzo Sellaronda per raggiungere il Pass Pordoi, non proprio un "niente". Però ho capito all'epoca subito che o ci sei di testa e di gambe o non ti diverti per niente! Fissati due obiettivi facili, scendiamo sabato sa Stoccarda in macchina. Denis è molto ottimista, prima ancora di mettere gli sci ai piedi, cambierà idea di lì a poco. Io ascolto con un leggero sorriso che non riesco a nascondere, della serie "vedrai, amico mio, vedrai!".
Lasciamo la macchina a Baad, in fondo alla Kleinwalsertal, proprio dove avevamo dormito ai tempi del corso di arrampicata su ghiaccio. Sci ai piedi, si parte, passano 10 minuti e come da copione, sono in maglietta già bagnato fradicio. Salita tranquilla prima su una mulattiera nel bosco e poi passati a fianco di un rifugio di cui non ricordo il nome ancora nel bosco per sbucare intorno ai 1700 su una costola nevosa, quasi pianeggiante e poi via per un bel pendio su a sinistra, quindi una "S" e si guadagna la cima. Cima del Gamsfuss, siamo sui 1900 circa, la cima è un panettoncino di neve. L'ambiente è molto suggestivo, con il Grosser Widderstein di fronte a noi a dominare la vallata. Arrivato in cima, trovo almeno altri 20 scialpinisti, senza contare quelli che abbiamo incontrato lungo la salita, ci saran state non meno di 40 persone in giro, solo per quel tour.
Dopo una mezz'oretta arriva anche Denis, dobbiamo però muoverci a scendere perchè sono già le 15.00 e non ho idea di quanto tempo ci vorrà. Sci ai piedi parto e dico a Denis di seguirmi solo quando mi sarò fermato, faccio un 50m, mi fermo e gli faccio cenno di partire. Qui inizieranno le mie preoccupazioni: 2 metri e Denis è per terra e gli si sono sganciati gli sci. Il mio pensiero va alle poche ore di luce che ci restano...e penso subito che saremo giù con il buio. Alla fine non andrà così ma ci mancherà poco. Purtroppo la giornata è iniziata male con un incidente sulla A8 che ci ha fatto perdere ben 2 ore di viaggio è ha scombussolato un pò i piani. Ora bisogna comunque vedere di scendere. La discesa prosegue molto a rilento, tiro un paio di curvette e poi devo aspettare, aspettare, aspettare...cerco di tenere alto il morale del povero Denis che mi sembra molto provato e anche frustrato: beve un sorso d'acqua ogni volta che si rimette in piedi, ha la bocca tanto impastata che fa fatica a parlare, inizia a dire cose del tipo: mi tolgo gli sci e scendo a piedi che sono più veloce...io cerco di dissuaderlo dall'idea che ci renderebbe ancora più lenti, dal momento che sprofonderebbe fino alla vita nella neve e lo convinco di lasciare gli sci ai piedi e di sforzarsi di andare piano e prima di ogni curva di rallentare il più possibile. Alla fine dopo un pò di peripezie ripassiamo davanti al rifugio, qui c'è una mulattiera per la discesa riservata agli sciatori e battuta, quindi non dovrebbero esserci più problemi..sono quasi le 17.00! Ritorniamo alla macchina, il morale di Denis è a terra...io penso che per il giorno successivo sia meglio andare in pista in modo che possa divertirsi un pò di più e anche per avere l'opportunità di dargli qualche dritta, ci pensiamo, intanto andiamo verso la Mahdathaus, il rifugio del Alpenverein di Stoccarca, dove due anni prima ci siamo conosciuti al primo corso di ghiaccio. Sistemiamo le nostre cose e pensiamo il da farsi, conosciamo una coppia non giovanissima molto simpatica di Esslingen e facciamo un gioco di società con una simpatica famiglia sempre della zona di Stuttgart. Chiedo un paio di informazioni al gestore per il giorno successivo e mi decido che possiamo fare ancora una gita semplice e adatta a Denis nella valle dell' Hohen Ifer, poco distante dal rifugio.
Il giorno successivo ci svegliamo non troppo presto, facciamo colazione e partiamo con la macchina per il parcheggio degli impianti sciistici dell'Hohen Ifer, lasciamo la macchina e ci dirigiamo verso la Schwarzwasser Huette. Un bel rifugetto aperto anche d'inverno e molto frequentato, il perchè sono gli innumerevoli itinerari e le cimette raggiungibili in poco tempo dal rifugio stesso. Le montagne che lo circondano sono tutte "Grasberge", montagne d'erba, tipiche di questa zona, con pendii molto aperti e senza alberi e rocce che fanno di questa regione appunto una meta molto amata e nota per lo scialpinismo. Dal rifugio, dopo aver bevuto un succo, saliamo sullo Steinmannl, che supera di poco i 2000m e presenta un bel fianco Est: pensando al mio compagno, la linea più diretta dalla cima però non la prendo in considerazione per la discesa perchè è alquanto ripida, credo arrivi a 40°...scendiamo tenendoci più vicini alla linea di ascesa, lì la pendenza non supera i 30°. La discesa inizia un pò come da copione del giorno precedente, Denis è sempre per terra: il problema è che non affronta le curve consapevolmente, allora mi ci metto sotto più convinto e cerco di impostarlo, gli faccio vedere, gli spiego, gli dico di fare movimenti lenti per prendere coscienza di quello che fa. Finita la parte più pendente, l'ultimo tratto si addolcisce e sta sui 15/20°. Finalmente Denis riesce a concatenare qualche curva, il suo umore migliora notevolmente.
Torniamo al rifugio, ordiniamo qualcosa da mangiare e scendiamo al parcheggio. Finisce questa 2 giorni di scialpinismo. Io sono contento delle gite, pur non essendo imprese, mi sono divertito a fare finalmente un pò di fuoripista anche se molto frammentato dalle attese, Denis si è reso conto di cosa voglia dire lo scialpinismo in termini di preparazione fisica e si è anche reso conto che non può pensare di fare ancora le gite a cui ambisco io. Gli dico che possiamo tornare qui insieme ma che non se la deve prendere se ogni tanto vado via e non lo invito per obiettivi diversi. Rientriamo a Stuttgart incredibilmente senza trovare traffico, nel tempo record di 2,5h ...sono eventi sulla A7/A8, succede molto di rado!

Clariden (3267m) - Via Normale

Questo sarà il primo WE in alta quota, il primo della interminabile serie estiva...non c'è stato WE a parte uno in Agosto in cui non siamo tornati in montagna per una cima, una lunga serie positiva anche grazie al meteo eccezionalmente bello.
Per me si tratta anche della prima cima glaciale in Svizzera, fin'ora qui ero stato solo ad arrampicare con la sezione sul Brueggler che non è poi molto lontano dal Clariden. Partiamo in 4 da Stuttgart, io, Denis, Eugenie e Matti dopo un pò di peripezie per recuperare le chiavi della nostra fedele macchina del car sharing. Scendiamo per la A81 in direzione Schffhausen, quindi proseguiremo per Zurigo e per il Gottardo, ben prima del Gottardo in località Altdorf giriamo a Sinistra in direzione del Klausenpass, la nostra meta. La via normale per questa cima è piuttosto facile, valutata come PD, alpinisticamente anche poco interessante, però l'ambiente glaciale e di alta quota è molto bello, a Sud si staglia il Toedi, altra montagna svizzera molto nota. Si tratta di salire fino al ghiacciaio seguendo un sentiero segnato con bolli, visto che la stagione è ancora all'inizio ci saranno anche molti campi di firn da passare. Arrivati al ghiacciaio, si risale il primo pezzo che è il più ripido, 35 forse 40 gradi e poi si continua in falso piano dirigendosi verso Est verso l'anticima che si deve superare stando o sul filo di cresta.
Poco prima della cima c'è il salto roccioso con difficoltà di 2° grado, attrezzato con una catena, che si è liberissimi di non usare per non "barare" come direbbe mio zio. Catena che è stata messa lì in quanto il tipo di roccia è sì abbastanza solido ma offre ben poca possibilità di essere protetto con i mezzi tradizionali.
Cima, quindi discesa, incontriamo qualcuno con gli sci...non nascondo l'invidia per quei pendii tirare qualche curva in assoluto relax anzichè camminare...rientriamo al Clausenpass, dove mangiamo qualcosa (io ordino di nuovo i wienerli mit brot, cioè l'unica cosa pagabile in un paese dove un piatto di spaghetti costa 15-18 Franchi!!) e quindi rientriamo.
Alla fine ero contento di aver fatto finalmente una cima in svizzera anche se speravo in qualcosa di più succoso, dall'altra parte mi ha fatto piacere essere in 4, le partire a carte ecc. Mi sentirei di consigliare questa montagna però solo per la parete Nord e con gli sci.

domenica 27 ottobre 2013

Cima del Lago Bianco (3526m) - Parete Nord/Cresta Ovest

Si tratta della mia prima parete Nord...tour in realtà poco alpinistico, questa montagna si affaccia sugli impianti sciistici estivi del Gepatschferner, inoltre l'avvicinamento è pressochè irrisorio, dal momento che si lascia la macchina a 15 minuti dall'attacco della parete. Siamo in fondo alla Kaunertal in Tirolo nel distretto di Imst o forse più probabilmente di Landeck. Posti che ormai sono diventati piuttosto familiari.
Siamo in 3: io, Denis e Tabea. Il nostro punto d'appoggio è la Gepatschhaus. Arriviamo nel Giovedì mattina verso le 11.00 e ovviamente essendo tardi optiamo per un pò di movimento lungo il Westgrat. L'innevamnto è ancora consistente. Tabea è una ragazza che ho conosciuto in sezione, francone (bavarese della Franconia)..una forza della natura, in formissima, sta al mio passo che è di norma già decisamente oltre la media senza battere ciglio anzi dandomi sempre l'idea che potrebbe andare ancora più veloce! Tempo 15 minuti di marcia e abbiamo staccato Denis di un bel pò senza rendercene conto. Denis all'epoca era in forma pessima, inoltre come non bastasse aveva qualche problema alla caviglia.
Arrivati alla cresta di confine, Denis ci dice che non se la sentiva, sentiva la quota e la caviglia gli faceva male, io e Tabea proseguiamo, arriveremo a quota 3300 circa: in cresta nessuna traccia e molta neve, qualche semplice passaggio di arrampicata sul tipico granito delle Oeztaler Alpen (blocchi instabili tenuti insieme dalla neve e dal ghiaccio). Poi inizia ad esser tardi, sentiamo anche noi la quota: eravamo partiti da Stuttgart alle 6 di mattina ed eravamo saliti in macchina fino a 2900m...uno sbalzo non da poco. Decidiamo di fare una pausa e di tornare indietro: la cima era comunque in programma per il giorno successivo per la diretta parete Nord. Un bel fianco di firn, anche se in quell'occasione con ancora abbondante neve, sciabile ma che noi avremmo affrontato solo in salita.
Scendiamo (in macchina!! insomma non una vera e propria uscita alpinistica in ambiente) al rifugio DAV Gepatchhaus, dove pernttiamo. Il giorno seguente alle 4.00 ci svegliamo, Denis decide viste le sue fisiche di rinunciare all'ascesa, io e Tabea saliamo in macchina e ci dirigiamo verso il parcheggio degli impianti sciistici, troviamo altre due persone in partenza per attaccare la parete, mentre notiamo 2 sciatori-alpinisti che sono già in procinto di risalire il fianco (per poi giustamente sciarlo). La neve è abbondante, in certi punti molto abbondante, solo 2 passaggi insidiosi su ghiaccio vivo, specie quello in uscita dalla parete, dove abbiamo dovuto gradinare, avendo deciso di non calzare i ramponi. Purtroppo il meteo non è buono e saliamo circondati da nuvole basse che rendono la visibilità stessa molto bassa. a 2/3 della parete prima di uscire c'è da traversare verso sinistra, poi dopo il breve passaggio con ghiaccio affiorante si esce sul Plateau, da lì in breve si raggiunge la cima, in condizioni normali sarebbe un bel punto panoramico, proprio sulla linea di confine tra Austria ed Italia.
Questa è stata la mia prima parete Nord fatta in autonomia, niente di eccezionale ma all'epoca ero moto contento dell'avventura.

Hochvogel (2592m) - Allgaeuer Alpen, Bäumenheimer Weg

Si tratta forse della cima più imponente (non la più alta) delle Alpi dell'Algovia, in quanto si staglia come piramide isolata lungo la linea di confine tra Germania (Allgaeu) e Austria (Lechtal, Tirolo). Riporto questa ascesione in quanto è stata una gita molto piacevole, mai impegnativa, con il meteo splendido e comunque interessante per via dell'ancora abbondante presenza di neve che ha reso la salita più delicata e più "alpinistica", rimanendo comunque una via classificabile per "Escursionisti Esperti" o al più valutabile con F. Dopo la delusione del Wilde Leck, avendo ancora un giorno a disposizione io e Denis decidiamo di mirare più in basso per quanto riguarda la quota (è ancora inizio stagione, a cavallo tra maggio e Giugno e quest'anno l'inverno è stato lungo), non abbiamo con noi molte relazioni e cartine se non quelle per la Oeztal...quindi la scelta ricade sulle nostre "Alpi di casa", dove grossomodo cartina e descrizioni non servono in quanto già note. Ci dirigiamo quindi scesi dal Sulzferner alla macchina che avevamo lasciato a Glems e partiamo, solita strada, Fernpass e B179 in direzione Germania, a Reutte usciamo e ci infiliamo in Lechtal, dirigendoci verso Hinterhornbach, località che conosciamo molto bene per via di due tentativi risalenti a poche settimane prima di arrampicare lo spigolo sud del Suedliches Hollhorn, tentativi sempre falliti per via della troppa neve, non sullo spigolo ma per raggiungerlo! Arriviamo ad Hinterhornbach e decidiamo che avremmo passato la notte in una delle pensioncine presenti in questa ultima località della vallata proprio a ridosso dell'Allgaeuer Hauptkamm. Alla pensione chiediamo come sia la via Sud per l'Hochvogel, la meta più ambita della zona, il titolare, molto simpatico e disponibile ci dice che c'è ancora parecchia neve e che dobbiamo avere con noi senz'altro ramponi e picozza...non male, ce l'aspettavamo e ne siamo ovviamente dotati.
Il giorno dopo di bun'ora ci alziamo, facciamo colazione e ci incamminiamo...è presto ma fa un caldo allucinante, si suda già alle 5.30 di mattina: a livello di difficoltà abbiamo passaggi di arrampicata di 1° forse in un paio di punti 2° grado e 1500m di dislivello, oltre alla neve, ma lì dovremo valutare caso per caso.
La salita procede senza intoppi, anzi, piuttosto veloce, la cima da Hinterhornbach è data a 4 ore e 30...io sono in cima in appena 3 ore, anche Denis procede bene ha un ritardo di 15-20 minuti. Quello che ricordo in particolare di questa cima è la splendida sensazione da lassù: un bel sole, la giusta temperatura, giusta per stare a torso nudo e in mutande, un bel paesaggio, l'incontro con un 'altra persona un tale che si chiamava Fritz o una cosa del genere, con il quale abbiamo piacevolmente e a lungo conversato sulla vetta.
La discesa è anche molto lunga e si sviluppa sull'altro versante per poi girare intorno alla montagna e riportarci al sentiero di ascesa. Siamo contenti di aver "salvato" così il WE, torniamo a Stuttgart soddisfatti sperando che le condizioni per gite più importanti diventino buone presto.

domenica 20 ottobre 2013

Un Weekend in Donautal

Siamo in un punto particolare del Giura Svevo, non lontano da Tueringen e Balingen: la valle dove scorre il Danubio, in tedesco Donautal, paradiso per gli amanti dell'attività all'aria aperta: canoa, bicicletta, trekking e ovviamente luogo votato all'arrampicata sportiva per l'abbondante presenza di falesie molte delle quali con vie a più tiri.
Partiamo da Stuttgart Venerdì dopo lavoro, il tempo è bello, la meta per una volta non è lontana: inizialmente siamo in 3, io Bjoern e Peer, il giorno dopo ci raggiungerà Eugenie. C'è la spesa da fare, quindi si parte, giù per la statale B27 e in un'ora e mezza siamo a destinazione, al campeggio proprio sulle sponde del Danubio. Danubio che qui è poco più di un placido rigagnolo, è sera, parcheggiamo e organizziamo la cena: stasera un paio di bistecche alla griglia e insalata di patate, oltre che ad un paio di birrette. Bjoern e Peer dormono nel furgone VW, c'è spazio solo per due, io mi sono aggiunto per ultimo quindi come da accordi dormo fuori, non ho la tenda ma non bivacco da parecchio tempo quindi sono molto contento di riprendere le buone abitudini e trascorrere la notte all'aperto.
Certo...come da regola in questi casi, non passano 10 minuti che inizia a gocciare...tiro fuori il sacco da bivacco e mi ci infilo con il sacco a pelo, per non chiudere completamente il sacco dormo con la testa sotto al tavolino da campeggio. Dormo, oddio non è la parola giusta, non chiuderò a lungo occhio quella notte. La mattina sono bagnato da dentro (sudore e condensa) e da fuori...vabò non è un dramma. Ovviamente poco dopo alzati si alza un bel sole, facciamo una camminatina verso le falesie sull'altra sponda del Danubio, per ora guardiamo e basta, arrampicheremo dopo non appena arriverà Eugenie. Il pomeriggio lo passiamo presso lo Stuhlfels, uno sperone roccioso molto bello sullo stesso lato del Danubio rispetto al campeggio, qui ci sono svariate vie a più tiri, la via normale è molto facile 4 tiri mai oltre il 3+, iniziamo con una via un pelino più difficile che arriva sul 4+, poi la normale e infine verso sera dopo una calata sulla parete Est arrampichiamo una via di un tiro di 5+. Io mi sento in forma, oddio l'ultima via me la sarei risparmiata per il primo giorno sarei rimasto volentieri un pelino più basso come difficoltà...però pazienza.
Tornati al campeggio ceniamo e io mi infilo a dormire subito, trovo appena le forze di aiutare a lavare i piatti, lavarmi i denti e poi mi butto per terra stanco morto: questa notte non sono da solo, Bjoern dovrà dormire fuori con me, Eugenie e Peer sono nel bus....la seconda notte è perfetta, nessuna nuvola, tutto è asciutto, infatti mi risparmio il sacco da bivacco e con questo parecchia condensa! Alla fine dormirà più che bene. Domenica ci spostiamo sulle falesie sull'altro lato del Danubio, precisamente arrampicheremo due vie per un totale di 5 tiri sulla "Alte Hausener Wand": questa bella paretona, molto amata ha vie di diversa difficoltà, la più facile in assoluto e la "Freiburger Weg" un tiro di 5-, l'altro di 4/4+ e un'altra di cui non ricordo il nome che parte con un bel diedro di 5° un traverso di 4° e un ultimo tiro che ricordo bellissimo e molto tecnico di 5+.
Niente di particolare da riportare, se non che è stato un bel WE di ottimo allenamento per le mie successive uscite, sul Glemine con Paolo e sulla Comici con Andrea. Molti scrivono che arrampicare in Donautal ti obbliga a imparare a stare bene sugli appoggi, forse questo discorso si può allargare anche a molte altre falesie del Giura, un'ottima palestra per le Alpi. Nella stragrande maggioranza delle falesie c'è grande ricchezza di vie di 6° e 7° grado, i tiri più facili in molte falesie spesso partono dal 6-...ovviamente non pane per i miei denti di buon quartogradista, sufficientemente abile 5° gradista e pessimo 6° gradista, infatti è sempre problematico trovare il posto che offra anche qualcosa di bello tra il 4 e il 5+. Il resto spero lo rendano le poche foto fatte!