martedì 19 agosto 2014
Avancorpo Sud del Sass Rigais, Pilastro Destro Integrale - Variante
Questo è il racconto non di un'impresa alpinistica ma comunque di qualcosa non che capita di scrivere tutti i giorni, anzi per me è la prima volta: l'apertura di una variante di una via. Come detto niente di eccezionale: ma che ci ha esposto, causa anche il meteo ad una vera e propria avventura, specie per la discesa.
Ferragosto: complice il rientro di mio fratello dall'Ungheria, prendo un paio di giorni di ferie per poter stare con la mia famiglia all'Alpe di Siusi. Di mio fratello non parlo mai in questo Blog perchè purtroppo non condivide con me la passione per il ripido e il verticale, pur essendo un gran buon sciatore: chissà che non mi riesca di convincerlo prima o poi di fare almeno un pò di scialpinismo! Vabbè senza divagare: sento Andrea perchè è una buona occasione per vedersi tutti insieme, la sua famiglia e la mia dopo tanti anni, quando eravamo bambini era cosa piuttosto frequente! Ovviamente la nostra idea è: lasciamo genitori, fratelli e sorelle a farsi una camminata e noi facciamo un'arrampicatina da qualche parte.
Per sabato 16 il meteo non è dato come buono, non è male ma non è stabile...Decidiamo comunque di fare qualcosa e scegliamo una via corta, non difficile e nel gruppo delle Odle, in quanto un pò a metà strada per entrambi, la mia famiglia sta all'Alpe di Siusi per le vacanze, quella di Andrea in Val Badia: la via in questione è stata aperta da Bernardi stesso nel 2009 e descritta nel volume "Arrampicare in Val Gardena - 2": l'avancorpo Sud del Sass Rigais.
Così passa meno di un mese e siamo di nuovo all'impianto del Col Raiser, parcheggiamo, finiamo lo zaino e via per l'avvicinamento. Dal Rifugio Col Raiser, si seguono le indicazioni per la ferrata del Sass Rigais quindi si arriva quasi al ghiaione della Val Mezdì a quel punto lo si abbandona e ci si dirige verso un evidente blocco roccioso alla base della parete, qui si rinviene un cordino su clessidra ad indicare l'attacco. Sono circa le 10/10:15 di mattina di un Sabato di metà Agosto: ma fa un freddo cane, tempo di indossare l'imbrago e preparare le corde ed entrambi iniziamo a non sentire più le falangi delle dita! Porto su un paio di guanti che verranno indossati dall'assicuratore di volta in volta per non congelare: non c'è il sole, per ora nuvole che dovrebbero però dissolversi. Attacco come ormai tradizione per primo: il primo tiro su difficoltà discontinue arriva comunque al 4°, non difficile ma sento poco le dita quindi non sono sicuro della bontà degli appigli, la sosta si trova su chiodo+clessidra, poco prima della sosta un'altra clessidra con cordino rosso e maglia rapida per rinviare. Parte Andrea per il secondo tiro che va a risalire una fessura di 4-, la fessura continua in diagonale verso destra, solo che prima di questo punto si dovrebbe attraversare verso sinistra su placca, Andrea però sale troppo, lo sento battere chiodi poi mi urla "recupero". Salgo e raggiungo l'amico in sosta: gli dico che secondo me siamo troppo alti, lui mi da ragione e mi dice: beh o torniamo indietro qualche metro o proseguiamo. Decidiamo di proseguire lungo la fessura in quanto siamo abbastanza convinti di poter tornare successivamente sullo spigolo quindi parto di nuovo e proseguo lungo questa prima variante.
La fessura nella parte alta non è difficile, è appoggiata e la rocca è buona, presenta però poche possibilità buone di protezione con mezzi veloci, infatti dopo un 10 metri buoni, decido che pur essendo su gradi facili, sia meglio battere un chiodo e rinviare, in quanto anche la sosta che abbiamo è su un chiodo buono e uno meno buono. Rinvio e riparto verso un evidente spuntone. Questo lato dello spigolo, il lato destro su cui ci troviamo presenta roccia piuttosto marcia, inoltre è strapiombante, ma ci sono un paio di punti in cui si può attraversare verso sinistra per riguadagnare senza problemi il lato sinistro dello spigolo stesso. Giungo allo spuntone e lascio una bella fettuccia che mi da un gran sicurezza, quindi traverso, un traverso breve, esposto ma non difficile e mi ritrovo su una tranquilla paretina gradinata con un pò di "verde" e blocchi di roccia solida, potrei andare avanti ancora, Andrea è ad appena 20 metri da me, ma visto il traverso preferisco sostare qua, perchè come al solito l'attrito sulla corda è già considerevole. Batto due buoni chiodi e preparo la sosta, recupero il compagno per una buona volta sento dei complimenti per la gestione della corda e non delle critiche :).
Siamo a tutti gli effetti su una via nostra anche se la via del Bernardi si sviluppa alla nostra sinistra su difficoltà analoghe: discontinue e basse, su roccia non sempre ottima. Proseguiamo: parte Andrea e tira dritto per quasi tutta la lunghezza della corda, lo raggiungo e riparto io: pensiamo di essere all'altezza del masso incastrato del largo camino che divide il pilastro dal resto dell'avancorpo, poco prima di quel masso il Bernardi sosta su 3 clessidre. Decidiamo quindi di ricongiungerci alla via: faccio quindi il mio tiro pressochè traversando e basta verso sinistra, portandomi sul grande camino/colatoio che delimita il pilastro stesso e noto la formazione rocciosa che ricorda una forchetta, due corni ben evidenti che sono riportati sulla topografia: siamo rientrati in via. C'è solo da scendere di 5-6 metri disarrampicando per portarsi sulla sosta: 3 clessidre di cui una con un buon cordone, lo uso e rinforzo il tutto aggiungendo un anello di fettuccia utilizzando le altre due clessidre presenti, quindi recupero Andrea.
Gli ultimi due tiri ce li siamo finalmente goduti con un bel sole caldo che ci mette il buon umore tanto che finalmente ne approfittiamo per tirare fuori la macchina e fare un paio di foto: siamo contenti, abbiamo riguadagnato la via arrampicando una nostra variante e siamo quasi in fondo. Ora il Bernardi vorrebbe farci lasciare il pilastro ed farci attraversare il camino...ma Andrea me la butta lì: "Non potremmo fare una variante e scalare tutto il pilastro?", io gli dico subito che ci sto, un pò di avventura e la sensazione di aver "fatto la nostra via", sempre che siamo stati veramente i primi a farlo: questo non possiamo saperlo però visto che la via è del 2009 ed è del Bernardi stesso abbiamo buone possibilità che i tiri seguenti siano "vergini". Faremo 3 tiri in tutto da quel punto per arrivare alla fine del pilastro: la roccia non è più che discreta, le difficoltà sono molto basse anche se alcuni singoli passaggi che abbiamo seguito potremmo darli di 4 o 4- non sono mai obbligati, ma è la linea che abbiamo seguito noi, cercando le difficoltà, su una parete che offre ormai poco. Non abbiamo comunque incontrato niente a livello di materiale lasciato da altri, nessuna traccia. Presenti alcuni buoni spuntoni, qualche clessidra però marcia.
Intanto purtroppo per noi le nuvole si addensano di nuovo e non appena giungiamo al culmine del pilastro inizia a grandinare! Pochi minuti e tutta la parete, i prati e i ghiaioni si vestono di bianco. Dobbiamo scendere e la discesa ce la dobbiamo pure inventare! Siamo in realtà abbastanza sicuri di poter guadagnare la linea di discesa proposta dal Bernardi senza troppi problemi. Andrea propone di calarsi sul canale di fronte a noi, io non sono convito che la scelta sia corretta: secondo me quel canale girerà verso destra e poi precipiterà verso valle, in quanto è il canale che va a definire il pilastro stesso dell'avancorpo che abbiamo scalato: sono dell'opinione che dovremmo salire ancora per un tiro anche in conserva per arrivare alla discesa del Bernardi, invece secondo Andrea da quel canale potremmo comunque rientrare sulla discesa giusta ma senza dover prima salire. Niente ci decidiamo per la calata: la nostra linea di discesa si rivelerà molto delicata e avventurosa, delicata perchè si svolge su roccia instabile e sporca, alternata a tratti di misto roccia/verdi ripidi, il tutto condito dal bianco candido della grandine appena caduta, avventurosa per l'ovvio fatto di essercela dovuta cercare da soli. La sconsiglierei: inviterei a non calarsi e invece a risalire per riportarsi sull'itinerario di discesa consigliato dal Bernardi.
Comunque, noi abbiamo fatto a modo nostro: cordino blu su grosso spuntone e maglia rapida, Andrea si cala per primo, poi tocca a me, 30/40m di calata, arriviamo proprio nel punto in cui il canale piega decisamente a destra (a scendere, spalle a monte), ora siamo convinti che non dobbiamo seguirlo, perchè altrimenti ci andremmo ad infilare in un colatoio verticale, dove non potremmo fare altro che allestire almeno altre 4 calate con grosse incognite, quindi pur essendo provvisti di chiodi preferiamo il buon senso: c'è la possibilità di risalire un altro canale alla nostra sinistra (sempre a scendere, spalle monte), in questo modo possiamo portarci in direzione della discesa data dal Bernardi). Andrea va avanti a vedere la situazione e inizia a risalire il canalone mentre io recupero le corde non senza difficoltà: si bloccheranno 2 volte e nel mentre ricomincerà a grandinare più forte di prima. Il morale è buono e siamo sicuri delle nostre possibilità ma le mani sono gelate mentre finisco di fare sù le corde, quindi mi dirigo verso il canale che in quei 5 minuti ormai si è bagnato completamente ed è stracolmo di grandine. Lo risalgo come Andrea in libera, passaggi delicati i primissimi anche di un buon 4° per vincere il breve strapiombo iniziale con le scarpe da avvicinamento. Raggiungo il mio amico che nel frattempo ha battuto un chiodo e mi porge gentilmente la mano per gli ultimi due passi su terreno alquanto instabile e coperto da uno strato generoso di grandine.
I nostri cellulari suonano: sono i nostri genitori che evidentemente si stanno preoccupando non vedendoci arrivare e avendo assistito alla grandinata dal Rifugio Firenze. Rispondo sempre dicendo che ci vorrà del tempo per arrivare al ghiaione, vista la grandine, ma che stiamo bene e siamo tranquilli. Purtroppo dovrò raccontare la stessa cosa per ben 4 volte e preferirò sempre rispondere per evitare che laggiù pensino che ci sia successo qualcosa, sebbene provi sempre a far passare il messaggio che non posso arrampicare e parlare al telefono contemporaneamente e che se proprio avessimo problemi evidentemente potremmo benissimo avvisare i soccorsi da soli.
Sentiamo gli elicotteri passare due volte: ci rendiamo conto che ci sono in zona altre cordate in difficoltà colti da questa perturbazione così veloce e violenta. Al Rifugio ci diranno di 2 recuperi sempre sulle Odle, uno da una ferrata, l'altro di due rocciatori. Noi pensiamo alla nostra discesa: dalla nostra sosta saliamo su una piccola forcella e ci troviamo sulla parete Est, parete appoggiata ma solcata da grossi canali che impediscono il passaggio e che termina con un tratto verticale e liscio prima del ghiaione: decidiamo di traversare verso Nord per portarci nel punto in cui la parete si avvicina ai ghiaioni e trovare il punto debole per scenderla, sarebbe tutto più facile in buone condizioni: tutto 1°/2° grado, ma la grandine per terra, le rocce instabili e i prati ripidi trasformano il tutto in una situazione che va presa con le dovute cautele. Ci leghiamo e facciamo 4 tiri a traversare, di seguito un tiro a risalire un altro canalino, sempre per portarci il più possibile vicino al ghiaione sottostante. Da qui iniziamo finalmente il percorso finale verso valle: dovremmo essere finalmente sulla linea di discesa del Bernardi, alla fine faremo altri 4-5 tiri da 50-55m disarrampicando sul tipo di terreno già descritto. Siamo molto preoccupati non per noi stessi ma per i nostri genitori che ci stanno aspettando e che sono sicuramente in pensiero per noi. Il cellulare suona nuovamente proprio quando sto disarrampicando io, non posso rispondere ma appena mi metto in equilibrio richiamo subito sempre per evitare che laggiù inizino a farsi pensieri sbagliati.
Arriviamo quindi sul ghiaione, chiamo e confermo che siamo su terreno tranquillo. Voliamo all'attacco a recuperare il mio zaino e scendiamo verso il rifugio Firenze alla solita maniera, cioè: correndo, come facciamo sempre. Nel mentre un bel sole ci regala uno spettacolo magnifico: colori intensi, il verde dei prati che contrasta con le rocce illuminate dalla luce della sera, ci fermiamo per fare qualche foto e riprendiamo la corsa verso il Rifugio.
Giunti là, troviamo quello che ci aspettava: un'accoglienza gelida. Genitori, fratelli&sorelle incavolati neri per il nostro ritardo e per aver fatto stare tutti in pensiero, come era logico aspettarsi: le sentiamo. Ci scusiamo dicendo che ci avrebbe fatto piacere non ritardare e che ci dispiace aver fatto preoccupare le nostre famiglie: non parliamo molto perchè abbiamo la sensazione che qualunque cosa dicessimo, anche parlassimo d'altro, potrebbe essere usata contro di noi...lasciamo sedimentare. Poi però riusciamo a convincere tutti che sarebbe stato bello andare a cena fuori insieme e che per farci perdonare avremmo pagato tutto noi! Durante la discesa, piano, piano torna il buon umore tra i familiari. Scendiamo alla macchina ci cambiamo e cerchiamo un posto dove gozzovigliare, un'impresa essendo il Sabato di Ferragosto!
In tutto questo, naturalmente, ci siamo ben guardati dal dire che avevamo aperto la nostra variante di una via: immaginando tutte le conseguenze del caso....sarebbe stato come darsi una mazzata sui piedi da soli. Quindi solo i nostri fratelli e sorelle ne verranno nel corso della serata a conoscenza!
lunedì 21 luglio 2014
Mur de Pisciadù Orientale, Sperone Nord-Est
Per la domenica visto anche un meteo meno stabile scegliamo una via più corta e nelle immediate vicinanze dal parcheggio dove abbiamo dormito, anzi il parcheggio è anche il punto di partenza e arrivo. Dal parcheggio verso la ferrata Tridentina, si passa oltre continuando per il sentiero 676 verso la Val de Mezdì, prima di arrivarci ci si alza per prati in direzione di un grande blocco alla base della parete. Da relazione l'attacco è posto sopra e a destra del blocco stesso, l'attacco è su uno spuntone. Poco più a destra c'è anche una clessidra con cordino. Parto da primo e risalgo la prima fessura tirando dritto per dritto fino ad uno strapiombo e tiradomi dietro le "ire" del mio amico che mi rimprovera di essere già finito fuori via...ovviamente ha ragione. Ho risalito quasi sprotetto una fessura forse di 5° anzichè sfruttare la facile cengia che obliqua verso destra, dove si rinviene una protezione su clessidra e cordino blu. Qui in realtà già sosterò. Per tutta l'arrampicata ci siamo chiesti se abbiamo seguito la via corretta: non ci siamo mai ritrovati al 100% con la topografia, abbiamo ritrovato molte clessidre con fettuccia, ma le distanze dei tiri non hanno mai combaciato con le nostre soste. La parete è molto articolata e si lascia vincere n diversi punti senza passaggi obbligati, a parte il mio errore iniziale non supereremo mai il 4° grado, sebbene fino a metà le difficoltà rimangano piuttosto sostenute, poi la parete molla notevolmente.
Non siamo in vena di fare grandi foto o prendercela comoda in quanto sappiamo che c'è il rischio concreto che il tempo cambi verso mezzogiorno, piano piano infatti le nuvole si addensano senza mai diventare veramente minacciose ma ci sono tutti gli elementi per pensare che di lì a poco si sarebbe messo a piovere.
A metà parete inizia infatti a gocciare, proprio mentre io sto per partire per l'ultimo tiro un pò più impegnativo, valutato di 3+ o 4- mi pare. Da lì in poi tutto si svolge su difficoltà più basse anche se la qualità della roccia fino a quel punto ottima inizierà a peggiorare: blocchi instabili, detriti, bisogna fare un pò più di attenzione. Spingiamo sull'acceleratore per uscire fuori dalla parete prima che inizi a venire giù la pioggia e per evitare un possibile temporale.
In realtà per nostra fortuna tempo pochi minuti e le nuvole si spostano lasciando di nuovo spazio al sole proprio mentre io risalgo l'ultimo canalino di 1° o 2° grado che porta fuori.
Alla fine anche questa non sarà una via brevissima: tra varianti e l'attacco abbiamo sicuramente fatto più di 400m d sviluppo. Certo non sono cose di cui vantarsi, però ci siamo divertiti. C'è giusto il tempo per una foto di rito in cima, poi via al Rifugio Pisciadù per mangiare qualcosa e quindi giù in valle per rientrare al parcheggio.
Al parcheggio sistemiamo l'attrezzatura, ci cambiamo e decidiamo di mangiare qualcosa del salame e del formaggio ce ci eravamo portati dietro e di dividerci una "Augustiner" che avevo portato io dalla Germania. Non si può resistere a questi momenti, dove ce la si racconta, si fanno altri piani, si parla di altre cose e ci si gode il giorno che volge al termine..già questi momenti vanno vissuti fino in fondo: con un amico dopo due bellissimi giorni di arrampicata, nelle nostre montagne preferite, è sempre un momento che va festeggiato e vissuto fino in fondo...
Certo questo avrà la conseguenza che da quel parcheggio io ripartirò verso le 19.30...il che significa: occhi aperti e concentrato per altre 5 ore buone per tornare a casa intero...
Piccola Fermeda, Spigolo Sud Est
Mi ricordo che piuttosto di recente ho detto ad Andrea: ho proprio bisogno di arrampicare, ma vie lunghe, non le solite viette, i soliti 7-8 tiri...Ovviamente la mia uscita ha risvegliato anche nel mio amico la voglia di pareti serie. Questa gita nasce Giovedì sera, dopo che ci eravamo detti: mah ci possiamo sentire, teniamo d'occhio il WE se il tempo è buono andiamo a fare qualcosa in Dolomiti. Detto fatto. Venerdì parto anche relativamente presto, verso le 17:00 e ci diamo appuntamento al parcheggio della Ferrata Tridentina al Pisciadù, un pò perchè tra le vie papabili ce ne è diverse in quella zona o che addirittura partono da lì, un pò perchè lì si può campeggiare.
Dopo aver valutato alcune proposte in serata ci corichiamo con l'idea di fare lo spigolo sud-est della Piccola Fermeda. Una via di 4° Grado, ma molto lunga in ambiente severo: più di 500m di sviluppo fino all'anticima e ulteriori 160m per arrivare alla cima, in seguito disarrampicando per la normale con passaggi di 3° in un paio di punti, più facile il resto.
Partiamo la mattina per prendere la prima funivia del Col Raiser, quindi ci dirigiamo verso la malga nei pressi di Pietra Longia, sono poco meno di 200m di dislivello, quindi per prati all'attacco della via. I primi tiri si svolgono su insidiosi pendii erbosi molto ripidi, il terreno peggiore, parto io come primo e tiro dritto per dritto quasi tutti i 60m della corda, sosto battendo un chiodo e mettendo giù un Friend, recupero Andrea che esce dai verdi e si porta con ulteriori 50m subito sotto al tiro chiave, il primissimo su roccia, una bella fessura gialla. Tocca di nuovo a me, parto, arrampico la bella e larga fessura con un paio di passaggi in opposizione, sosto sul primo chiodo che incontro, aggiungendone un secondo, recupero Andrea che completa la traversata, molto aerea e si porta nella gola tra la piccola e la grande Fermeda.
Riparto io per quello che dalla topografia del Bernardi è il 7° tiro, dalla gola ci si alza su una paretina verso sinistra e ci si dovrebbe infilare in un colatoio detritico, un tiro di 4° grado. Io però farò la mia variante: lascio la paretina a sinistra e anzichè infilarmi nel colatoio mi butto sulla parete alla mia destra: avevo visto un chiodo e mi sembrava proprio bella. Così anche sarà: roccia fantastica, solida, pulita, ruvida, un sogno...difficoltà maggiori di un 4° grado, 4+ sicuro forse il 5- ci può stare, troverò due chiodi in tutto, quindi una clessidra con cordino che non userò e uscirò sopra il colatoio su un ghiaione, ricongiungendomi alla via corretta. Bisogna risalire un tratto il ghiaione, camminando, andrà avanti Andrea fino ad arrivare a una fessura nera alla base della quale si sosta. Da qui si risalgono le placche a sinistra della fessura stessa: due tiri emozionanti, un traverso spettacolare su queste placche che terminano nel vuoto e sotto a pareti gialle strapiombanti, arrampicata bellissima, il tratto di 4- toccherà a me e i 25m successivi di 3+ ad Andrea che andrà un può più avanti andando a sostare già sullo spigolo. Da qui si segue fedelmente lo spigolo tenendosi di tanto in tanto a destra o a sinistra di questo, mi ricordo uno degli ultimi tiri dove ci si tiene a destra dello spigolo per un tratto, è il tredicesimo tiro dato di 4- sempre dalla relazione del Bernardi: aereo, lo spigolo lì si butta sugli strapiombi sul lato della gola tra la piccola e la grande Fermeda, passaggi bellissimi sempre su roccia superlativa.
Da qui ancora due tiri più semplici per arrivare all'anticima. Dall'anticima, alla fine dell'ultimo tiro si nota una sorta di forcelletta, noi siamo scesi oltre la forcella, quindi non siamo saliti fino al culmine dell'anticima ma siamo rimasti appena poco sotto. Si cammina un tratto e si rinviene una calata per la quale basta una corda sola, due cordini su spuntone di cui uno nuovo rosso e un anello a maglia rapida. Dopo esserci calati per 15/20m circa, sulle ghiaie risaliamo la facile e divertente paretina fino alla cima, la parete appoggiata può essere risalita senza passaggi obbligati, siamo forse al massimo su un 2° grado, che abbiamo fatto slegati e che porta direttamente in cima.
Da qui il panorama è da sogno, il baratro sulla Val di Funes è da togliere il fiato, si vede bene il Sass de Putia, la Grande Fermeda ci sovrasta e dall'altra parte: il Sella, il Gruppo del Sassopiatto/Sassolungo, quindi il Catinaccio e l'Altopiano dello Sciliar e quindi l'Alpe di Siusi.
Sono contentissimo di essere quassù, la Piccola e Grande Fermeda sono le Odle meglio visibili dall'Alpe di Siusi, dove vado fin da quando ero bambino. Vedere l'Alpe da quella prospettiva così nuova mi ha reso felice: sono i luoghi della mia infanzia a cui sono molto legato.
Una nota per così dire negativa: è tardi, la via ci è costata più di 5 ore e dobbiamo ancora scendere la normale. Quindi nonostante un luce fantastica, la temperatura gradevolissima e la voglia di stare seduti a godersi il panorama, lasciandosi trasportare, come in un sogno...torniamo alla dura realtà, tolte le scarpette, ci mettiamo quelle da avvicinamento e iniziamo a scendere. La discesa è assolutamente intuitiva, ci sono due tratti di terzo grado, il primo l'abbiamo disarrampicato, mentre al secondo ci siamo calati. Il Bernardi suggerisce arrivati alla "Forcella Terrazzo" di risalire la cresta erbosa quasi fino al culmine, quindi infilarsi in Val di Funes per rientrare in Gardena dopo aver attraversato un tratto, questo permette di riguadagnare il sentiero che da lì in poi dolcemente ci riporterà alla Pietra Longia, quindi alla malga, quindi al Col Raiser. Ovviamente essendo tardi scendiamo a Piedi fino al parcheggio, come al solito quando si va con Andrea: correndo! Sotto lo sguardo incredulo e sbigottito dei pochi passanti che abbiamo incontrato.
Siamo un pò provati ma felicissimi: la via non è mai tecnicamente difficile anzi un paio di tiri più impegnativi li avrei fatti più che volentieri, però è lunga, tiene per tante ore impegnati, sia di testa che di fisico e quindi non è assolutamente da sottovalutare anche per via di quel traverso sulle placche che taglia un pò i ponti con la parte bassa e per i prati ripidi dove sicuramente non è piacevole scendere in ritirata.
La sera andiamo a Colfosco a mangiare "qualcosa", alla fine divoreremo: una pizza Zola&Salsiccia a testa e sempre a testa una cotoletta alla milanese con patate, l'insalata e il dessert...Veramente due fogne senza vergogna! Inutile dire che il giorno seguente avremmo bruciato tutto e anche di più su un'altra gran bella e non cortissima via, sul Mur de Pisciadù....ma questa è un'altra storia!
lunedì 23 giugno 2014
Ago di Villacco, Spigolo Sud (Via Klug-Stagl)
Questo è il racconto della mia prima puntatina in Alpi Giulie a distanza di ben 3 anni, se si escludono le sciate sul Canin. Sono con Paolo a cui ho proposto di fare questa via insieme. Sono molto contento di passare da queste parti, anche solo per questi 5 tiri di corda: arrivare al rifugio Corsi costa due ore di cammino, quindi se lo scopo della gita è questa breve via, si potrebbe dire che non ne valga la pena. Per me è diverso: voglio vedere questo angolo delle Giulie che non conosco, voglio soprattutto godermi due giorni di pace e divertimento, arrampicare un pò e godere di un pò di silenzio.
Arriviamo al Corsi verso le 12.00, il tempo come il resto dell'intera settimana è molto variabile: momenti di sole si alternano a nuvole che minacciano di addensarsi, ma dal cielo in realtà non viene quasi giù niente. Dopo un corroborante pasto ci dirigiamo verso la palestra di roccia "Ignazio Piussi" a pochi passi dal rifugio: per arrivarci dobbiamo muoverci su un nevaio ripido che rende l'avvicinamento meno piacevole. Il programma di oggi è: arrampicare un pò, ma soprattutto non far stancare Paolo e ripetere insieme un pò tutte le manovre di cordata e fare un ripassino delle calate di cui avremo bisogno nel venerdì. Arrampico un bel tiro di 4c o 5a di 25m su roccia ottima, solida. Purtroppo non sono sicurissimo di quale via abbia effettivamente fatto in quanto la topografia disponibile al rifugio non è delle più chiare.
La sera al rifugio siamo soli con un nutrito gruppo di austriaci e l'aiutante del gestore dei Corsi, un personaggio, tedesco ma che vive nel tarvisiano da alcuni anni. Dopo la giusta quantità di cibo e vino rosso (ovviamente il concetto di giusto in questo caso è del tutto soggettivo), ci avviamo alle brande: il rifugio è umidissimo e non lesiniamo con le coperte. Dormo benissimo, una sorta di pace dei sensi.
Venerdì, sveglia, colazione e senza indugi ci avviamo all'attacco dello spigolo. La via in questione è come detto molto breve, presenta due tratti più impegnativi: la prima fessura e la fessura dell'ultimo tiro. Non è una via difficile, offre una buona roccia e la fessura iniziale (V-) è protetta molto bene.
Risaliamo dal sentiero per facili roccette fino a trovare i due spit dell'attacco. Da qui si traversa a destra per qualche metro, un chiodo e poi si risale per arrivare alla base della fessura: la fessura ha un solo passaggio impegnativo che è proprio il primissimo, non appena si portano i piedi più in alto e ci si va ad "incastrare" opponendo la gambe il gioco è fatto, dalla relazione ci sono per 5m ben 5 chiodi, nè usero 2-3 al massimo fino alla sosta successiva per il semplice fatto che l'attrito dovuto al chiodo del traverso, pur allungando il rinvio era già per i miei gusti considerevole. Si sosta su un terrazzino comodo due due spit con anelli. Il secondo tiro risale un canale di 3° grado che sale leggermente obliquo verso destra, fino ad un tetto giallo strapiombante dove si traversa a sinistra per qualche metro in direzione dello spigolo, anche qui si sosta du due spit con anelli. Il terzo tiro risale la parete articolata a destra dello spigolo dove si può passare un pò dove si vuole, difficoltà anche qui basse, si sosta dopo 20 metri. Dalla sosta si continua per roccette a salti di roccia, difficoltà di nuovo basse e discontinue, qui forse si incontrano 2 chiodi a basta, 40 metri a alla base della fessura finale c'è la sosta. Si arrampica la fessura che è sicuramente di un buon 4°, qui si trova solo una spit dopo 5-6 metri sulla destra, quando la fessura muore la si lascia e si risale direttamente la breve parete sulla destra che offre un paio di passaggi aerei e davvero molto, molto belli da arrampicare, la protezione è buona penso di ricordare 3 chiodi per una tratto anche piuttosto breve. Quindi si sbuca in cima.
Paolo mi segue sempre, non saliamo velocissimi ma siamo sù senza intoppi. Il tempo non è bellissimo, il sole non ci ha accompagnato durante l'ascesa, solo nuvole, innoque ma io ho fatto l'errore di pensare che la maglietta mi sarebbe bastata, avrei fatto meglio a portarmi dietro la giacca in gore-tex non fosse altro per il vento.
Discesa: ci si cala dalla cima alla forcelletta tra cima e anticima, 15m circa. Giunti alla forcella si deve guardare in direzione dell'anticima qualche metro più in alto: lì c'è un anello di calata, per arrivarci dalla forcella ci si deve arrampicare per qualche metro per la paretina che porta all'anticima. Da qui ci si cala nel ripido canalone tra anticima e ago in direzione Sud, quindi non sul lato delle vie sportive della palestra. calata da almeno 40m (nei miei ricordi). Si arriva ad un comodo terrazzino in cui si rinviene la calata successiva. Da questo punto è possibile con due mezze corde da 60m calarsi esattamente fino ai 2 spit dell'attacco della via: nel canale tra via normale e spigolo. Problema: si descrive così una curva, il percorso di calata diventa non lineare, molto articolato e a tratti appoggiato, con il risultato che c'è il rischio concreto che la corda si blocchi durante il suo recupero, come infatti è successo a noi.
Fortunatamente la corda si è bloccata dopo pochi metri di recupero quindi ho potuto agevolmente risalire l'ultimo tratto, ritornare sul terrazzo oltre al sasso incastrato, da quel punto è stato semplice recuperarla. Da qual punto si può seguendo la via normale anche rientrare agevolmente senza doversi calare (passaggi di 2+ in base a dove si scende, nel nostro caso dato il massiccio innevamento sicuramente abbiamo avuto meno possibilità di scelta). Si rientra quindi al sentiero o si ritorna all'attacco e con una calata di 30m si raggiunge il sentiero.
Rientriamo al rifugio per mangiare, il nostro rifugista ci offre anche una grappa che non si poteva rifiutare sebbene mi sia rimasta sullo stomaco per tutta la discesa, poco sotto la malga si fa trovare pronta la pioggia che ci costringe ad allungare il passo. Arrivati a valle, ritorna fuori un bel sole, regalando dei colori splendidi, soprattutto il verde intenso del bosco.
Tre anni ci sono voluti perchè ritornassi una volta sulle mie Alpi di casa...Alpi selvagge e aspre che incantano con i loro paesaggi a volte severi, che purtroppo per ora conosco meno di molte altre! Spero veramente che non ci vogliano altri tre anni per ritornarci!
Marmolada, Parete Nord - Sci Ripido
Il racconto di come è arrivata questa nuova discesa di Holzer, la quarta per noi quest'anno, non può non essere carico di entusiasmo e sopresa: 16 Giugno arriviamo la sera al lago Feldaia con le idee veramente poco chiare. Vogliamo salire sulla Marmolada con gli sci e poi? Beh, facciamo la via Normale e poi la ridiscendiamo, oppure facciamo punta Rocca e scendiamo o forse no, le facciamo entrambe, forse chissà potremmo salire la Cresta Ovest? Su una cosa siamo abbastanza convinti: non scenderemo la Nord, la diretta Holzer, in fondo la stagione è un pò troppo in là e al telefono dal Rifugio Feldaia ci hanno anche dato poche speranze, per quella dovremo sicuramente tornare. Fosse stato il tempo più certo saremmo voluti andare a fare l'Antelao: Arnaldi e Menini, cima e discesa per la normale ma per una gita del genere serve un meteo stabile: dispiace sì quando si prende ferie che la fortuna giri le spalle, pensiamo...
La sera scende al Feldaia, una sera decisamente fredda, siamo con il Westfalia di Andrea, con una ricca spesa: oltre alla pasta e al sugo questa volta abbiamo una sopressa gigante, del formaggio, del pane (quello lo dimentichiamo sempre presi dalla fretta di fare le cose), qualche birretta ovvio, c'è pure quella. Siamo già stati entrambi sulla Punta Penia, ci godiamo la serata raccontandocela allegramente e mettendo in tavola progetti per l'estate, la gita di domani è giusto così per dire ci siamo mossi un pò.
Ma si sa...la vita riserva sempre belle sorprese e noi abbiamo potuto godere di una di queste!
Mattina, dopo il caffè di rito ci avviciniamo alla funivia che porta al Pian dei Fiacconi e ci accoglie una brutta sopresa: la funivia non funziona, non si può salire...orpo: noi ci avevamo contato su quell'appoggio, sennò saremmo partiti prima, verrebbe troppo tardi a salire con le pelli, per un istante l'ipotesi di rinunciare del tutto alla gita ci lascia del tutto sconfortati. Qui il primo segno che la fortuna sarebbe stata dalla nostra parte: passano 10 minuti e il gestore dell'impianto ci urla: "Se venite subito vi faccio salire, dal rifugio mandano giù ora 4 persone", non aveva neanche finito la frase che chiudiamo la macchina in fretta e furia e ci fiondiamo in cassa a pagare la corsa.
In pochi minuti siamo al Pian dei Fiacconi, sci ai piedi iniziamo a salire: il tempo è bellissimo, un cielo azzurro e un bellissimo sole sopra di noi, tutt'intorno come fosse un segno del destino, nuvole: sul Sella, sul Catinaccio, sulle Tofane, sul gruppo del Sassolungo...ovunque meno che sulla Regina! La salite procede senza intoppi, scherziamo, faccio l'ennesimo corso accelerato di tedesco ad Andrea, ci godiamo la montagna, in breve siamo alla crepaccia terminale, togliamo gli sci, calziamo i ramponi e saliamo la bella paretina attrezzata della normale, sbuchiamo in cresta e mettiamo i piedi sulla neve del dolce pendio sommitale.
Alchè...alchè sorgono i dubbi: "Orpo che bella neve" mi dice il buon compagno di gita, "E se andassimo a vederci la Nord? La neve qui è bellissima!"..io rispondo un pò scettico: "Mah non so, qui è buona ma in parete?" la parte meno diretta della parete si vede bene dal Feldaia e la neve non mi aveva dato una grande impressione, poi memore di quanto sentito al telefono, dico ad Andrea che potevamo andare a vedercela ma che io sarei tornato l'anno successivo in Maggio. Lui inizialmente mi da ragione: si possiamo fare come dici tu...poi però insieme camminiamo lo stesso verso la Nord per buttare un'occhiata ed escludere la possibilità della discesa su basi concrete e non su supposizioni...Risultato? La parete sembra veramente in buone condizioni...
Ritorniamo sui nostri passi e riprendiamo il cammino per la vetta senza più parlarne...in vetta dopo una rapida stretta di mano come si conviene Andrea fa: "Allora andiamo a farci la Holzer?", io gli rispondo: "Dai ci sto, facciamola!".
Partiamo insieme sul pendio sommitale e subito una sensazione bellissima ci coinvolge: la neve è fantastica, solida, con un sottile strato di bella polverina sopra, tiene benissimo, perette di tirare curve con un sorriso a 35 denti stampato in faccia...facciamo un paio di filmini per documentare queste eccezionali condizioni. Dopo un 2-300m il pendio inizia a cambiare pendenza, dobbiamo iniziare a portarci verso l'attacco che presumiamo essere verso la cresta di uscita della normale, quindi verso la nostra destra. La diretta Holzer, scende la parete dove affiorano diverse rocce, al centro c'è anche un vero e proprio salto e dall'alto l'attacco non è di facile individuazione: il pendio sembra proprio terminare. Come ipotizzato la scelta di spostarsi verso la cresta è quella giusta, si sarebbe potuti passare anche girando a sinistra a scendere ma la sciata ne avrebbe perso, costringendo a derapare e facendo solo una lunga diagonale.
Qui come al solito scendiamo uno alla volta, che dire: i 50° non li sentiamo nemmeno, qualche curva e ci portiamo al di sotto della fascia di rocce affioranti: da qui la pendenza rimane sostenuta per un trattino ancora oltre i 45°, però le rocce scompaiono, il pendio diventa uniforme e termina degradando dolcemente...il che ci mette nella condizione di osare un pò e sciare un pò più al limite di come avremmo fatto in altre circostanze. Io colgo l'occasione e infatti farò il mio errorino per il quale mi dovrò adagiare con il fianco per un istante sul pendio, proprio mentre Andrea mi filmava, penso: "che peccato ,per una volta che ho un filmino di me che scio, c'è un bell'errore alla terza curva"...A parte questi futili discorsi, arrivati sui 2900-2800m sentiamo un bel cambiamento della neve che si fa meno portante e molto pesante, ma ormai siamo in terreno sicuro. Ci fermiamo a guardare il bellissimo regalo che ci ha fatto oggi la montagna e felici come due bambini, ci fiondiamo al Rifugio Pian dei Fiacconi per una robusta mangiata.
Dopo aver gozzovigliato a dovere, discutiamo di come potremmo passare il mercoledì e conveniamo che visto il meteo e la discesa appena fatta, ci siamo guadagnati un bel bagno...al MARE!!! Io sono contento all'idea: in fondo vivo in Germania e il mare da Stoccarda è un miraggio, visto che Giovedì e Veerdì vado in Giulie ad arrampicare, penso che sia un dovere approfittare di una "bischerata". Anche Andrea è dello stesso avviso: bagno, sole, relax...
Partiamo dopo l'ennesima giornata perfetta, questa volta una vera e propria sorpresa, per inciso: anche la discesa al Feldaia sarà divertentissima, su bella neve primaverile e fino a soli 100m in linea d'aria dalla macchina!
mercoledì 21 maggio 2014
Frankenjura Rock!
Non è il racconto di un'avventura, ma semplicemente di un bel Week End in un posto nuovo. La Svizzera Francone, la porzione nord-orientrale del massiccio del Giura che taglia la Germania meridionale a Nord del corso del Danubio, come un lungo arco da Sud-Ovest al distretto bavarese della Franconia. Per intendersi, siamo non lontani da Norimberga.
Per me è la prima volta in un vero e proprio "Eldorado" per l'arrampicata sportiva. Qui Wolfgang Guellich ha aperto la sua "Action Direct", il primo 9a della storia...ma ovviamente ci sono anche vie per persone normali! Peculiarità, non di tutte le falesie ma caratteristica che si ritrova spesso qui: vie fino al 5° grado? 1 chiodo, forse 2...basta. Solo dal 5+ si può iniziare a parlare di protezioni anche se non ogni 2 metri per intendersi. Questo dà un certo carattere "alpino" alle vie, non è certo un posto dove i principianti vanno sù da primi: va da sè che diventa anche importante integrare le protezioni, quindi qualcosa da "metter giù" non va lasciato a casa. Certo ci sono le eccezioni: nel sabato ho arrampicato un bel monotiro di 5° di una ventina di metri, con il primo e unico chiodo ben oltre la metà del tiro stesso, il giorno seguente un 6- dove almeno 2 chiodi erano superflui (15 metri di tiro, 6 chiodi).
Sono con un'uscita organizzata dalla Sezione del DAV questa volta. Persone nuove che non conosco, alla fine un gruppo simpatico e goliardico. Pernottiamo in una pensione (Gasthof Fischer) nel paesino di Betzenstein anzi per meglio dire in una frazione del paesino: prezzi modici, ambiente pulitissimo, camere confortevoli, ottima birra, ottima cucina, ricco buffet a colazione, calma e silenzio, falesie a 5 minuti a piedi...un lusso: quasi troppo rispetto ai WE selvaggi sulle Alpi, ma farsi coccolare un pò è ogni tanto veramente piacevole! Se vi capita di andare in Franconia non dimenticate la mattina, ovunque pernottate di ordinare per la sera la "Schäufele", spalla di maiale, servita con canederli (non come quelli tirolesi) e Sauerkraut, vera e proprio specialità locale da provare. La zona inoltre è nota per avere una delle maggiori concentrazioni di birrifici in Germania ed Europa...a buon intenditore, poche parole!
Il paesaggio caratteristico è molto bello, bucolico e rilassante: dolci colline, piccole vallate, foresta senza fine (tante conifere), prati verdi e campi di colza e orzo. Le falesie qui spesso sono torrioni dalle forme bizzarre, la superficie è ricca di "bucherellature" che nelle vie dure diventano tipiche prese "monodito", le tipiche immagini da cartolina del Giura Francone sono piccoli paesini con le falesie stesse a fianco delle case, quasi integrate a far parte del paese stesso.
Sabato: 5 minuti a piedi dalla pensione c'è la "Münchser Wand", falesia immersa nel bosco con una gran quantità di vie, molte quelle abbordabili. Arrampico 10 vie in tutto, tutte da primo, tutto sul 5° grado e una di 5+ oltre a 2 Top Rope di cui uno come variante a fianco di una fessura di 4°, non una via segnata nella letteratura, ma con il favore della corda dall'alto ho pensato di provare ad affrontare una sorta di tetto strapiombante...Nelle poche foto qualche esempio della chiodatura delle vie che ho salito: cerchi gialli, chiodi presenti, in rosso le vie di 4°, in azzurro quelle di 5°, in giallo dal 5+ in poi.
Domenica: cambiamo posto, siamo dopo il paese di Obertrubachtal al "Zehnerstein", gran bel torrione di calcare. La stanchezza si fa sentire, non ho arrampicato molto quest'inverno, troppo preso dallo sci...però inizio la giornata con il 6- ben protetto, salito a vista senza batter ciglio, poi visto il sovraffollamento della falesia, non rimedio altro che un Top Rope usando la corda già predisposta di un altro gruppo...un bel 5° grado, mentre purtroppo non sono riuscito a vincere lo strapiombo del 6- adiacente, nonostante numerosi tentativi, sempre con la corda dall'alto.
Diciamo che comunque il bilancio è positivo: tutte le vie di 4/5/5+ da primo, sempre a vista e con pochissima protezione presente, il resto tutto da integrare. Un tiro di 6- che è stata la cigliegina sulla torta, una sorta di buon auspicio per la stagione....Cibo abbondante e buonissimo, relax...Proprio così come dovrebbe essere un Week End!
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