domenica 10 maggio 2015

Torre Inglese, via normale (IV-) ...e pomeriggio sciatina!

Se è vero che alpinisticamente parlando questa sicuramente non è una gita con la G maiuscola, tuttavia merita di essere raccontata perchè è stata proprio una giornata bellissima e rigenerante. Partiamo già dal viaggio: sono le 6.30 di mattina e mi trovo sull'autostrada A23, poco prima di Gemona, solita tratta non solo della mia nuova vita ma anche di quella precedente! Il Friuli si riempie di primavera, un verde rigoglioso, intenso tinge le colline e la strada punta dritta verso le montagne. Arrivo a Sappada e la valle è già avvolta in un bellissimo sole mattutino, le cime brillano e io sono so che questo è un giorno speciale, sì perchè arrivato a Santo Stefano, non girerò a destra per il Comelico, ma a Sinistra verso Auronzo dove troverò Paolo: galleria, lunga poi sono fuori, mi immetto sulla strada principale appena qualche secondo ed eccole lì, le Tre cime di Lavaredo svettano maestose a dominare il cielo...questa strada, passando poi per il Passo 3 Croci è sicuramente una di quelle a rischio incidente perchè non si può proprio evitare di guardarsi un pò intorno, fermarsi sarebbe un problema, non si arriverebbe più a destinazione! Ad Auronzo trovo Paolo, dopo il caffè di rito ci dirigiamo verso Cortina e saliamo verso passo Falzarego. Il nostro obiettivo sono le 5 torri: l'idea sarebbe quella di fare una o due vie corte e semplici. Dietro con noi abbiamo di tutto: materiale da roccia e scialpinismo.
Risaliamo in macchina la strada che porta al Rifugio 5 Torri, parcheggiamo, ci sono diverse altre macchine, alzo gli occhi e individuo subito già 3 cordate sulla Torre Grande, per altro gente brava, io sono a digiuno di arrampicata da Gennaio non tocco roccia e non intendo andare oltre al 4° grado! Seguiamo il sentiero ad anello che gira intorno alle torri e dopo poco arriviamo anche all'obiettivo: la Torre inglese. Si tratta di una via di due sole lunghezze con uno sviluppo che arriva forse a 60m. Ci prepariamo e insieme facciamo un bel ripasso delle corde doppie in modo da non aver dubbi una volta in cima, quindi parto: la prima lunghezza si sviluppa su una fessura-camino valutata IV- che ci sta sicuramente, la roccia salda ovunque è un pò levigata nella parte bassa. In tranquillità ma tutt'altro che sciolto nei movimenti e nella confidenza con l'elemento roccia risalgo fermandomi di quando in quando a cercare prese e appoggi: penso di essere ridotto veramente male ma almeno oggi ho interrotto un digiuno, tra i due chiodi cementati che proteggono il primo tiro sento di voler integrare con qualcosa, cerco tra i miei friends, ne provo 3 prima di trovare quello giusto e anche lì il mio morale si abbassa, penso a quante me ne avrebbe dette Andrea...Comunque giunto ad un anellone cementato, forse una sosta vecchia o aggiuntiva boh, la relazione dice di portarsi a destra e risalire una fessura. Traverso mi ci porto sotto: ad occhio è ben appigliata ma un pò strapiombante e per i piedi vedo poco: penso, ma non doveva essere un IV-?! Effettivamente per le mani c'è gran bella roba ma per i piedi bisogna andare in aderenza. Passato questo ostacolo sono su terreno facile e in breve raggiungo la sosta, recupero Paolo e ci prepariamo per il tiro successivo, che sappiamo essere più facile III+, vedo i chiodi cementati, la parete è appoggiata e si presenta molto bene: infatti il secondo tiro è molto bello, roccia compattissima, solida, ci si può veramente godere la progressione. Arrivo in cima e in sosta, recupero Paolo, un paio di foto, la meticolosa preparazione per le doppie. Due calate con calma e ritorniamo alla base. E ora? Ora viene la parte divertente: potremmo fare una seconda torre, MA...abbiamo con noi gli sci! Quindi decidiamo di tornare alla macchina, scendere e portarci al parcheggio degli impianti che portano al Rifugio Scoiattoli, solo un paio di km più verso il Passo e rifugio che per altro serve le 5 Torri, infatti al mattino girando intorno a questi blocchi bizzarri che sembrano una partita a scacchi interrotta già lo avevamo a tiro.
La pista sappiamo essere ancora innevata, sono un 400m di dislivello. Inforchiamo gli sci e con calma risaliamo la pista dove effettivamente la neve si presenta bene: compatta e perfettamente trasformata. Arriviamo al rifugio scoiattoli, tira un pò di vento ma nel complesso si sta benissimo, il sole è il protagonista: la Tofana di Rozes si staglia dietro di noi con le sue canne d'organo, di fronte a noi l'Averau, poi a sinistra i Lastroni di Formin, sbuca anche il Pelmo, poi le crode della Croda da Lago, Antelao e Sorapiss...insomma un panorama di tutto rispetto! Dopo una pausa inforchiamo gli sci ed è il caso di dirlo ci godiamo fino in fondo questa neve splendida, specie nella parte alta dove abbiamo potuto veramente tirare delle gran belle pennellate. Giornatona insomma: arrampicata la mattina e sci al pomeriggio! Tornati alla macchina saliamo al Ristorante Bar da Strobel poco sotto Passo Falzarego, per una Radler. Quindi ci salutiamo.
Per me la magia della giornata non è ancora finita perchè da qui per tornare a Bolzano dovrò purtroppo ancora fare quella bruttissima e noiosissima strada che passa il Passo Valparola, scende in Val Badia, risale a Passo Gardena e scende in Val Gardena....inutile dire che il panorama era eccezionale, la Marmolada, le Conturines, mentre sbuca il Sella lo sguardo va alla ricerca della Val Scura del Sass Songher, ma non può fermarsi lì perchè là in fondo il Sass de Putia si staglia isolato, richiama gran bei ricordi e pretende lo sguardo per sè. Poi una volta scesi la paretona del Sass de la Crusc e poi il Sella in tutta la sua forza...ed è meglio che non scriva oltre perchè ce ne sarebbe ancora da qui fino a Selva. Tutto qui, nella sua incredibile semplicità, una fantastica domenica in Dolomiti.

lunedì 13 aprile 2015

Passo della Sentinella, Scialpinismo

Evviva! Dopo un mese di digiuno di scialpinismo si ripresenta l'occasione per una gita! A dire la verità avevamo in testa un altro obiettivo che abbiamo dovuto ridimensionare, complice qualche birretta do troppo dovuta al fatto che era da tanto tempo che non ci vedevamo. L'obiettivo era infatti il canalone omicida...ma tutto sommato anche questo obiettivo costuisce una gita a sè, in un bell'ambiente con la parte alta del canalone con pendenze non da cineteca ma sicuramente sui 40°, con un buon dislivello, 1200-1300m ora non ricordo esattamente. Certo non dimentichiamo che ci sono anche quelli veramente forti, che partono dalla Val Fiscalina, fanno il canalone omicida e risalgono al passo della Sentinella per tornare alla macchina...ma noi ci mettiamo nella categoria di quelli che sanno di non avere abbastanza gambe e fiato, non ora almeno! L'anno scorso sarebbe stata un'altra musica. Detto questo, dopo aver lasciato una macchina sulla strada che porta ai Rifugi Berti e Lunelli, perchè ancora credevamo di fare almeno il canalone e risparmiarci il passo della Sentinella, andiamo a Moso e prendiamo la strada che si infila in Val Fiscalina, giunti al termine siamo al parcheggio e lì alla fine ammazziamo serata e progetti. Pazienza, in fondo siamo in compagnia: si ride, si scherza, si sta insieme. Suona la sveglia, io sono molto a digiuno di scialpinismo quindi ho tanta voglia di salvare questa stagione, mi alzo ma non noto la stessa motivazione da parte di tutti gli altri. Succede che diventa piano, piano tardi per partire. Riusciamo però perfino a montare in macchina, tornare in paese per bere un caffè al bar...riflettendo sul fatto che siamo un pò dei disgraziati. Optiamo quindi per salire direttamente al Passo della Sentinella il motivo principale è perchè prende il sole molto tardi quindi è sicuro anche partendo non proprio prestissimo, tra una cosa e l'altra sci ai piedi lasceremo il parcheggio alle 8.00 passate!
Dopo aver quasi sentito la puzza della rinuncia totale a fare qualsiasi cosa, siamo finalmente con gli sci ai piedi e ci infiliamo nella valle, per risalire il vallone che porta al passo della Sentinella dal lato della Val Fiscalina risaliamo prima un cono valanghifero, dove la neve è ancora compattissima, non abbiamo i rampant e non li metteremo, ma in molti passaggi avrebbero effettivamente reso l'ascesa più comoda. Oltre si apre un vallone su cui si traversa verso sinistra, continuando molto logicamente oltre, finito il traverso dopo alcuni zig-zag si apre il vallone sovrastante, un'autostrada enorme dalla pendenza via via maggiore che termina proprio con il canalone finale: 100/150m al massimo e sempre a occhio dove la pendenza è massima e dove siamo saliti sci in spalla e con i ramponi.
Maurizio e Alessandro sono quelli più in forma..ma arrivano da una Pasqua sicuramente speciale visto che han fatto solo qualche giorno fa il Gran Paradiso: io arrivo da un inverno di niente, Andrea non è in formissima perchè lamenta dolori al ginocchio. Loro sono i primi in cima, io seguo con alcuni minuti di ritardo e la consapevolezza che da adesso in poi o mi metto d'impegno o non tornerò ai miei livelli abituali in tempo per l'estate. Andrea sembrava addirittura aver rinunciato alla salita: alla fine salirà in cima al Passo almeno una mezz'ora dopo, "costringendoci" ad una sosta prolungata mentre avevamo già iniziato la discesa. Pur con il ginocchio dolorante alla fine Andrea tirando fuori il suo orgoglio alpinistico concluderà la gita, non è uno che molla, neppure in quelle condizioni, proprio ammirevole!
Noi avendo capito in precedenza da lui che si sarebbe proprio fermato, dopo un paio di foto dal Passo cominciamo la discesa: il canalone è molto bello, ci ha anche regalato una bella sciata su bella neve per tutta la sua lunghezza, eccetto forse gli ultimissimi metri. Purtroppo poi la neve del vallone era già considerevolmente più pesante, ancora sciabile ma molto meno godibile. Quando alla fine del canalone ci fermiamo per aspettare Andrea ancora lo vediamo mentre sta risalendo il canalone stesso e sappiamo che ci sarà un pò da aspettare. Una volta che ci raggiunge e il gruppo è ricongiunto affrontiamo la parte bassa ricalcando la linea di ascesa per sfruttare tutto il cono della valanga che sicuramente ha preso il sole per ultimo e in effetti se non negli ultimi 200m troveremo ancora neve ben sciabile. Riusciamo comunque e tornare alla macchina con gli sci ai piedi, cosa molto piacevole vista la scarsità di neve dell'ultimo inverno in Dolomiti.
Concludiamo con una birretta, quindi andiamo a recuperare la mia macchina. Qui mi congedo dal gruppo: è stato un gran bel WE in compagnia e finalmente sono tornato in "ambiente". Spero di poter avere ancora qualche occasione tra aprile e maggio per qualche nuova avventura. Rientro nella mia Bolzano, decidendo di fare una deviazione per la Val Badia, motivo? In questo periodo vale proprio la pena passare da quelle parti quando il casino della stagione invernale è finito: risalgo a Colfosco, quindi a Passo Gardena e la bellissima luce del tardo pomeriggio illumina il Sella e il Sassolungo, mi fermo per contemplare, non ci sono sciatori, non c'è traffico, regna la pace, mi godo questi minuti di immensità, faccio il pieno con tutti i sensi che ho a disposizione. Risalgo in macchina e con dei gran bei ricordi in più proseguo la strada verso casa.

domenica 15 marzo 2015

Forcella dei Denti di Terrarossa - Alpe di Siusi

Diciamo che non avevo in programma di fare una gita ma di muovermi con le pelli per fare un pò di metri di dislivello e sciare, in questo sfortunato inverno che non è mai arrivato qui e già sta facendo spazio alla primavera. Dopo un sabato eccezionale tra Sellaronda e un pò di Ciampinoi decido di salire all'Alpe di Siusi, sono da solo, ho voglia di stare un pò in quota e di godermi l'aria fresca. In macchina ho solo sci, pelli e per scaramanzia ho messo dentro l'ARVA, ma più che altro per evitare storie con eventuali controlli, sono solo a cosa mi servirebbero pala e sonda? e poi diciamocelo, non è tempo e luogo di andarsele a cercare. Salgo a Panorama e continuo puntando la punta d'oro, penso che potrei andare al Molignon su una semplice mulattiera e poi salire allo Zallinger e mangiare qualcosa, ma arrivato sul punto di prendere la decisione, penso che potrei almeno andare sotto al canalone dei Denti di Terra Rossa, quello che risalito porta poi al Rifugio Alpe di Tires, così per darli un'occhiata, per capire se in caso si potesse contare di farlo nelle prossime settimane, sui prati dell'Alpe di Siusi c'è pochissima neve, l'erba affiora in diversi punti, i sassi sotto le pelli si sentono, fa caldo, è nuvoloso e lo è stato anche la notte quindi quel poco che c'era sicuro non ha righiacciato. Penso: finchè rimango in terreno sicuro posso non pormi il problema di cosa e non cosa fare. Arrivo ad un piccolo capanno proprio alla base delle fine del canalone, qui in estate passa il sentiero che risale a zig-zag il ghiaione e porta alla forcella. Non voglio salire infilandomi nel canalone, sarei esposto a eventuali scariche e se ci sono stati di sicuro sono qui. C'è una bella dorsale che per altro presenta una vecchia traccia sul lato destro del canalone e mi ci dirigo: in questi punti di solito la neve e più compatta, meno profonda perchè il grosso viene portato via dal vento che crea gli accumuli appunto nelle depressioni. Visto che sono da solo e il manto è già poco consistente scelgo di salire da qui seguendo questa costola. La decisione si rileva buona, sono costretto a parecchi zig-zag molto stretti ma mi sento in terreno sicuro e la progressione è accettabile. La costola sembra terminare proprio poco sotto la forcella: penserò dopo se e come traversare. Le nuvole si addensano, ma conosco molto bene il posto e so quando è eventualmente il caso di rientrare, inoltre dalla base del canalone per rientrare su una qualsiasi mulattiera qualunque percorso si scelga non ci sono salti rocciosi o pericoli oggettivi quindi sono tranquillo...inizio solo ad essere perplesso sul traverso che mi si profila alla fine della costola, non sono sicuro vada la pena di provarci. Arrivo alla fine della costola sulle rocce: qui la neve è bagnata, inconsistente, dal cielo sembra quasi scendere una leggera pioggerellina, fa caldo. A questo punto pur avendo la forcella lì, basterebbe traversare verso sinistra e forse fare altri due zig-zag di numero, decido di scendere. Non sono un incosciente e so che andare da soli in montagna non è mai una buona idea, questa volta ci sono "caduto" perchè avevo una disperata voglia di sentirmi di nuovo a "casa" nel mio terreno, ma non mi sono mai preso rischi se non ponderandoli. Per di più le nuvole iniziano ad abbassarsi e io vorrei almeno arrivare alla base con visibilità. Tiro via le pelli, togliendo uno sci alla volta e appoggiando lo scarpone sullo zaino: i bastoncini sprofondano quasi per la loro intera lunghezza, figurarsi mettere un piede per terra! Zaino in spalla e scarponi chiusi sono contento di iniziare la discesa. Scendo sfruttando la costola sempre per evitare zone con accumuli, non sarà una gran sciata penso ma almeno sarò al sicuro. La sciata sarà infatti poco piacevole perchè la neve sulla costola è poco profonda quindi si sentono spesso sassi sbattere sulla soletta e non ci si può quindi lasciar andare. Giunto nella parte bassa dove il canalone diventa più pianeggiante decido di andare a sondare almeno la neve del canalone, quindi mi ci infilo. Anche qui non sarà una gran sciata, ogni tanto si sentono bene le rocce, quindi si scende piano e controllando un pò come già visto sul Pelmo in Gennaio. Arrivo in men che non si dica al capanno, mi fermo, rimetto le pelli e mi tolgo la giacca, ora c'è un bel tratto in sali-scendi fino agli impianti della punta d'oro, sbuco proprio all'altezza dell'albergo in corrispondenza della pista, nell'ultimo tratto la visibilità era molto ridotta, solo un paio di decine di metri. Sono comunque contento di aver chiuso l'inverno con una giterella in solitaria cosa che non facevo da tempo immemorabile. Non ho mai visto la montagna come una sfida verso me stesso o la natura: ho sempre visto la montagna come il posto più bello per condividere avventure e ricordi godendo delle meraviglie della natura. Quindi non riuscirò mai ad andare in montagna da solo, ma vorrò sempre andarci e tornarci con amici e penso che non vedo l'ora di vivere nuove avventure con Andrea il mio amico di sempre e con tutti gli altri con cui ho condiviso avventure e anche quelli che ancora non ho incontrato. Ora sento solo di avere fame e quindi opto per una bella mangiata, qua da solo o in compagnia ci cado sempre allo Zallinger forse il posto più bello dell'Alpe di Siusi per gozzovigliare, prima di scendere nella mia Bolzano. Non è mai stata così bella e comoda la domenica sera, fino a poco tempo fa significava prendere la macchina e guidare almeno 5 ore...ora è un altro vivere! Beh, alla prossima (vera) avventura.

domenica 1 febbraio 2015

Cascata Pisciadù - Colfosco, Val Badia

Finalmente il mio buon compagno di avventure è venuto a trovarmi a Bozen: non ci sono grandi progetti alpinistici, ma l'obiettivo è comunque quello di fare qualcosa! Dal momento che la neve in Dolomiti continua ad essere un problema (nel senso che non è arrivata, sì qualcosa c'è ma poca roba): si profila l'idea di fare ghiaccio! Ora l'occasione è perfetta: non ci sono scuse, con queste condizioni gli sci si lasciano a casa e si va a fare una cascata. Il mio problema con le cascate di ghiaccio è il seguente: se ci sono condizioni per sciare, convincermi di infilarmi in una goulotte all'ombra, al freddo, al bagnato per arrampicare è una vera e propria impresa, a meno che non si tratti di un canalone sciabile :). Quindi, morale della storia: era da due anni che non arrampicavo su ghiaccio!!! La cascata in questione si trova scendendo da passo Gardena in direzione Colfosco, poco prima di entrare in paese, l'auto si lascia proprio sull'ultimo tornante, in un ampio parcheggio presso una pensione-ristorante. Nello stesso areale ci sono altre 3 cascate raggiungibili in pochi minuti, quindi è da mettere in conto che non si sarà soli! Noi affrontiamo Pisciadù che è la più facile, meglio procedere per gradi, specie per chi andrà da primo. Io oggi alla fine salirò solo da secondo: troppe poche cascate fatte nella mia vita (appena 2 e mai da primo), meglio prima riprendere confidenza con i movimenti. La cascata è composta di 3 tiri e si sviluppa in una goulotte molto bella che la spezza in 3 settori corrispondenti ai tiri stessi. Le soste sono tutte su roccia e su albero alla fine, comode in ampi tratti piani, quindi una gran bella cascata per ricominciare. Troviamo appunto molte altre cordate, in particolare quella che ci precede che è composta da una coppia: lui molto forte, sale veloce, si permette di proteggere proprio solo dove necessario, si vede che ha il passo sicuro...lei che invece sale molto lenta e insicura specie all'ultimo tiro dove ci farà aspettare almeno un'ora...quando mi toccherà ripartire ero da un lato contento di muovermi dall'altro ero diventato un pezzo di ghiaccio. Il primo tiro sale una paretina facile per arrivare ad una strettoia in cui si passa a destra di un grosso sasso incastrato, poco ghiaccio, il passaggio sembra impegnativo a vederlo, a farlo non era poi più difficile del muretto sulla doppia del canalone nord del Sass de Putia, solo che là eventualmente si cadeva su soffice neve, qui no! Va avanti Andrea che vince il passaggio senza problemi e arriva in sosta, salgo io anche piuttosto agevolemente ma proprio in quel momento mi dico: Carlo oggi vai da secondo perchè sei arruginito e non è il caso di rischiare. In sosta Andrea mi chiede se voglio andare io da primo e io gli dico che sarebbe stato meglio di no. L'amico è molto comprensivo e riprende la progressione, c'è un pò da aspettare però non troppo. Il secondo tiro si sviluppa su una parete a tratti quasi verticale ma molto molto bella, con buon ghiaccio, quindi la progressione non è difficoltosa, parlando di me che salivo da secondo, Andrea avrà qualche difficoltà a trovare i punti di ghiaccio più omogeneo dove piantare le viti.
Arriviamo in sosta mentre due cordate si stanno calando e la cordata che ci precede ha iniziato l'ultimo tiro: c'è quindi traffico e dovremo aspettare, poi come anticipato la seconda della cordata che ci precede parte e c rendiamo conto subito che sarà lunga, ma lunga, lunga. Quando Andrea risalita quest'ultima parete (non banale e decisamente più impegnativa delle precedenti) mi dice di partire è arrivata in sosta una cordata molto veloce di due ragazzi altoatesini che ci ha raggiunto. Parto io e piano piano inizio a scaldarmi mentre sono impegnato su questo ultimo tiro...quando sono in sosta sono molto contento perchè sono rientrato in temperatura e mi sento di nuovo bene.
La discesa si effettua lungo la via stessa con 3 doppie, l'albero stesso costituisce la prima calata, la seconda dalla sosta del secondo tiro e l'ultima calata o dalla sosta del secondo tiro o qualche metro più in basso sulla destra (spalle a valle) è predisposta una seconda calata, più logica perchè permette di scendere sulla lingua di ghiaccio del masso incastrato e non per aria come succederebbe se ci si calasse dal lato sinistro. Purtroppo Andrea deve rientrare a Udine, quindi ci limitiamo a questa breve seppur doverosa uscita, mangiamo qualcosa proprio nel ristorante dove abbiamo parcheggiato e ci salutiamo dandoci appuntamento al WE successivo. Io sono piuttosto provato dalla settimana di lavoro e oggi mi sono ripromesso anche di andare in studio per finire delle cose dal momento che martedì abbiamo una presentazione importante quindi va bene così. Rientro per passo Gardena, sono le 17.00 inizia ad imbrunire ma le pareti sono solcate dagli ultimi raggi di sole che tingono con fiamme di rosso ed arancione l'ombra magica di queste montagne. Penso che sono ad un tiro di schioppo da casa, in poco più di un'ora sarò a Bolzano e sono felice, posso ammirare il Sassolungo in tutta la sua forza mentre scendo verso Plan de Gralba. A Selva e Ortisei c'è tanto via vai, in fondo è sabato sera, poi tutto liscio come l'olio, arrivo a casa, sento un certo affaticamento alle braccia che mi ricorda di essere non tanto in forma...spero di poter rimediare nelle prossime settimane!

domenica 18 gennaio 2015

Cima Forca Rossa, Pelmo - Scialpinismo

Niente da fare, la neve in Dolomiti non è arrivata: troppo freddo negli ultimi giorni del 2014, nessuna precipitazione che dipingesse di bianco il paesaggio, ironia della sorte, a Nord della cresta di confine gli austriaci fanno festa con decine di cm di neve nuova...per me rientrato in Italia dalla Germania è una gran bella fregatura. Ma...ma, ci sono sempre le soluzioni: primo, salire di quota, secondo cercare itinerari riparati dal sole ed esposti a Nord. Andrea come sempre ha la soluzione pronta: la Forca Rossa del Pelmo regala neve anche in periodi di magra, magari non è eccezionale ma è sicuramente sciabile. Ancora una volta mi devo affidare al mio amico e accetto la proposta, una gita di inizio 2015 la dobbiamo proprio fare. Parto dall'Alpe di Siusi e raggiungo La Villa in Val Badia, qui trovo Andrea e dopo una veloce colazione partiamo alla volta della nostra meta, il Pelmo. Quindi facciamo passo Valparola e Falzarego, scendiamo verso Arabba quindi proseguiamo in direzione Belluno, ancora un bivio (non si segue per Alleghe) e arriviamo all'obiettivo, posto sulla salita che porta al Passo di cui non ricordo il nome che porta in Val di Zoldo.
Nella parte alta c'è neve, beh questo lo avevamo appurato già a Capodanno visto che il primo Gennaio abbiamo fatto una sorta di passeggiata sugli sci dal Rifugio Croda da Lago fino alla forcella posta tra il Picco di Mezzodì e la Croda da Lago stessa, così per rimediare ai bagordi dei festeggiamenti in Rifugio, eravamo già partiti con l'idea che si potesse fare. Arrivati al Parcheggio però ci rendiamo subito conto che con gli sci non arriveremo in discesa fino alla macchina: in tutta la parte bassa emergono rocce e lo strato di neve è troppo sottile ed inconsistente, sopra invece, magari troveremo neve ghiacciata, crosta e lastroni ma potremo sicuramente scendere sci ai piedi. Risaliamo il pendio stando un pò attenti a non rovinare sci e pelli dallo sfregamento sulle rocce semi-nascoste, dopo aver risalito un 200m le cose migliorano, mentre risaliamo portandoci sotto la parete Nord di questo vero e proprio gigante.
Questa montagna è veramente possente e gigantesca, un blocco compatto. Tutto quello che la circonda sembra ingannevolmente minuscolo: il pendio sembra corto e stretto ma quando lo terminiamo le macchine nel parcheggio sono diventate dei piccoli punticini lontani, il cono nevoso alla base del canalone sembra pure insignificante, risaliamo il canalone e ci sembra di poter arrivare alla forca con pochi zig-zag, ma anche qui ci sbagliamo. Giunti alla forca Andrea mi dice, forse quelle cenge appoggiate sulla parete Nord-Est del Pelmo che sembrano dei gradoni potrebbero perfino portare in cresta, forse anche abbastanza agevolmente, si da arrampicare ma fattibile, forse....ma anche qui quando riguarderemo quella parete dalla cima della Forca Rossa, cambieremo subito idea. Lo stesso pendio Est della Cima Forca Rossa, ci dà l'idea di poter essere risalito in pochi istanti, mentre ancora da sotto la cima, guarderemo la forcella e i nostri sci e zaini, minuscoli e incredibilmente lontani. Ecco ho già raccontato tutta dell'ascesa, il pendio finale per la cima non è da sottovalutare, abbiamo trovato neve di tutti i tipi: ghiacciata, lastre, inconsistente, crosta. Non va preso sottogamba. Dalla cima più che dalla Forcella il panorama è grandioso, a causa della cornice che ci impedisce di guardare verso nord, concentriamo i nostri sguardi e Est e Sud Est e riconosciamo tante delle nostre Alpi Friulane, termine che non esiste ma che intende raggruppare le Dolomiti Friulane, le Carniche e le Giulie insieme per riassumere: il Montasio e il Canin sono visibilissimi anche le Giulie slovene fino al Krn, in primo piano invece i Monfalconi, la Cima dei Preti e il Duranno che da qui nella sua forma ardita ricorda proprio un Cervino in scala più piccola.
Non abbiamo avuto un raggio di sole che fosse uno oggi, siamo a ben oltre 2700m che è l'altezza della Forca ma tutto sommato non fa freddo e non siamo esposti al vento che invece si infila forte attraverso la forcella. Dopo le varie pause tecniche, una barretta un sorso di liquidi, le foto, insomma le care e giuste abitudini, inforchiamo gli sci e ci prepariamo a scendere. Discesa: il canalone non ha sicuramente neve da cineteca, ma tutto sommato si può scendere in sicurezza e godendo anche di qualche bella curva anche se le lstre ventate ora qua, ora là danno fastidio. Usciti dal canalone iniziano i dolori: lastroni compatti, tratti di neve ghiacciatissima, non è terreno difficile, ma la sciata diventa tutt'altro che un piacere. Il pendio finale mentre si scende diventa sempre peggio, cerco sempre i tratti con la neve più dura e compatta, meglio sentire le lamine grattare ma scivolare sulla neve che rompere la crosta e finire gambe all'aria con il sedere per terra. Più in basso ancora le rocce appena nascoste dalla sottile coltre di neve obbligano a prestare molta attenzione: prenderle significa capitombolo garantito. E poi inevitabilmente: sci via e si finisce la gita a piedi al parcheggio. Certo raccontata così sembra un disastro: non voglio dare un'impressione sbagliata. La gita è una bella gita e meno male che pur con condizioni pessime in Dolomiti come quelle attuali, rimane una gita fattibile, quindi arrivati alla macchina siamo entrambi molto contenti di questo primo exploit del nuovo anno. Per me finalmente anche una gita in ambiente dopo una lunghissima e forzata pausa, spero sia di buon auspicio per i prossimi mesi!

domenica 7 dicembre 2014

Bolzano, un nuovo capitolo di vita, lavoro...e beh il resto viene da sè

La vita è fatta di sogni da realizzare, obiettivi da raggiungere. Ne avevo uno, grande: vivere vicino alla mie montagne, respirare Alpinismo nel mio quotidiano, pur potendo realizzare i miei obiettivi professionali come progettista e Designer. Un sogno in particolare occupava i miei pensieri e mi rubava le energie da diverso tempo a questa parte: Bolzano, l'Alto Adige. Dopo quasi 5 anni di Germania e un anno e mezzo di tentativi: l'occasione. Rientro in Italia e mi trasferisco in quella città alle porte delle Dolomiti che tanto ho sognato, come un chiodo fisso. Mi attende una bellissima possibilità lavorativa, stimolante e varia che inizierà subito, proprio tra una settimana. E avrò il privilegio di poter vivere qui, tra le mie montagne.
L'Alpe di Siusi, la Val Gardena sono dietro l'angolo: sono i posti dove ho imparato prima a stare in piedi, poi a muovere i primi passi quando ero bambino. Ma in realtà ormai sento quasi tutta questa bellissima regione come casa mia: il passo di Resia e la Val Venosta, Solda con l'Ortles e il Gran Zebrù, la Palla Bianca, Merano, la Val Pusteria, le Dolomiti di Sesto, la Val Badia, Bolzano, Brunico, la Val Aurina, Dobbiaco e San Candido e potrei continuare. Sono i posti dove vivo più volentieri la mia grande passione per la montagna. Come tutto si evolverà dipenderà da me, certo: ma un primo passo è fatto e ne sono veramente felice.
Lascio un paese che mi ha dato tanto: dove ho potuto crescere professionalmente, dove mi sono anche formato alpinisticamente, qui sulla "Schwaebische Alb", ho iniziato ad arrampicare (ricordo ancora la mia prima falesia nell' Uracher Alb, il Wiesfels), lascio un'esperienza di vita che mi ha fatto crescere, maturare, cambiare: ricordo ancora quando dall'aeroporto di Venezia quel 28 Aprile 2010, prendevo il mio aereo Easyjet per Berlino, solo con una valigia e uno zaino, con tante domande ma tanta determinazione e un pizzico di follia, niente di più: nessun contatto, nessuna certezza, un paese nuovo, poca esperienza lavorativa specifica, fresco di studi, una nuova lingua. Solo il sogno e la promessa di dimostrare a me stesso che sarei riuscito a realizzarmi e che avrei intrapreso un percorso. E come da Berlino, sia arrivato a Stoccarda e da qui passo dopo passo abbia gettato le basi per il mio futuro.
Vivo ora questo momento di cambiamento: mi sembra quasi di poter comprimere gli ultimi 5 anni in una pillola. Quel giorno all'aeroporto di Venezia mi sembra fosse ieri. Eppure quante cose ho vissuto, quanti paesi ho visto, quanti viaggi ho fatto: il Sud America, la Turchia, la Cina e l'Europa. Quanti km ho macinato la sera, dopo lavoro, la notte verso Sud, verso le Alpi, cercando un posto dove dormire, coricandomi sui sedili della "mia" mitica Opel Astra rossa fiammante del Car Sharing o d'estate sotto le stelle...per quell'insanabile passione: la roccia e la neve, quante arrampicate, quante discese, quante cime. Quante cose ho conosciuto ed imparato, quante persone ho incontrato.
Arrivo nel posto dove volevo, tra le mie montagne e (ci tengo a sottolinearlo): vicino al mio amatissimo Friuli. La mia regione, che amo e che ho potuto vivere poco. Trasferito a Milano appena diciannovenne, quando si inizia veramente a potersi guardare intorno e salvo una breve parentesi, in giro per il mondo. Cosa sarà del mio futuro non lo so e voglio pensare abbia ancora tante sorprese, non ho intenzione di "sedermi", nè sentirmi arrivato: la vita è piena di possibilità e non voglio escluderne nessuna. Ma sono contentissimo di essermi riavvicinato e voglio poter godere almeno per un pò di questo privilegio. Finalmente potrò anche tornare a frequentare più spesso le Alpi Giulie che tanto ho dovuto trascurare perchè irraggiungibili per il solo fine settimana. Spero di poter raccontare di tante vie, di Kugy, Comici, Piussi e dei nostri alpinisti.
Si apre un nuovo capitolo: un bellissimo regalo di Natale. Ringrazio Dio per tutto questo e spero di poter scrivere presto di nuove avventure alpinistiche della mitica e ineguagliabile cordata Beltrame/Della Rosa e volentieri di chi altri incontrerò...Lassù, lungo le vie del cielo.

venerdì 28 novembre 2014

Marmolada, Punta Rocca - Scialpinismo

Il 17 Giugno 2014, concludevo con Andrea la stagione di Scialpinismo con la discesa della mitica parete Nord della Marmolada: era l'ultima volta che ho indossato gli sci prima della pausa estiva...il 23 Novembre 2014 senza averlo programmato, la prima sciata della nuova stagione ci ritroviamo di nuovo in Marmolada! Anche questa volta, condizioni spettacolari, tantissima gente, ma poco ci importa: quello che conta è stare finalmente di nuovo sugli sci.... No, non sono venuto in Italia solo per questo...questa volta c'era altro in ballo, ma bando alle ciance! Perchè non cogliere l'occasione già che sono in zona? Tra l'altro è una doppia occasione in quanto prima sciata, della stagione e sui miei nuovi Ski Trab! Comperare materiale a fine stagione ha un gran vantaggio e un altrettanto grande svantaggio: prezzi dimezzati e...rischio di lunga attesa per poterli usare! Sci praticamente vergini, ci avevo sciato una volta sola sul Canin, poi è arrivata l'estate! Con noi c'è un'amica di Andrea, Rossella, alla sua prima scialpinistica: cominciare con la Marmolada in effetti è da questo punto di vista una gita di tutto rispetto! Partiamo da Udine alle 07.30 del mattino: che ci faccio a Udine? Sono arrivato la sera prima da Bolzano, la mia più corta permanenza in occasione di un rientro: praticamente cena e notte!
Saliamo al Feldaia percorrendo la bellissima Val Cellina, passando per Erto, quindi il Vajont che mette sempre addosso tristezza e sgomento per quello che è successo, dove la frana dal monte Toc sembra caduta ieri tanto bene è visibile il bordo del distacco, scendiamo a Longarone e ci dirigiamo verso Zoldo: dopo un pò spunta il Pelmo, la Civetta è anche davanti a noi sul suo lato tranquillo, quello per altro sciabile! Mentre è il Pelmo il vero protagonista: un blocco compatto con pareti gialle e verticali, una vera e propria fortezza della natura! Fantastico. Scendiamo nell'agordino e seguiamo le indicazioni per la Marmolada e il passo Feldaia. Al nostro arrivo una cosa è subito chiara: oggi non saremo soli! Questo già lo sapevamo in quando oggi qui soo previsti gli "Sci Test" ma un affollamento del genere ha un pò dell'incredibile comunque. Dopo aver trovato il modo di parcheggiare, prendiamo i bidoni che ci portano al Pian dei Fiacconi, quindi sci e pelli ai piedi iniziamo a salire verso punta rocca.
Tante le persone che già stanno scendendo: sentiamo grida di gioia di quelli che si stanno già godendo la discesa, io non sto più nella pelle che tocchi anche a noi! Risaliamo per pendii a tratti un pò più ripidi a tratti blandi, ma non è una gita impegnativa: ce la godiamo, ce la si racconta, ci sentiamo a casa tra queste montagne e ripercorriamo tutte le avventure degli ultimi anni. In ogni direzione ci giriamo c'è un canalone o un pendio o una parete che conosciamo già e che abbiamo già fatto. Naturalmente iniziamo a fare piani per il prossimo inverno!
Con calma arriviamo in cima a Punta Rocca dove un bellissimo sole ci abbraccia: è uan giornata tersa, non tira un filo di vento, si sta benissimo! Dopo le dovute foto di rito arriva il momento del divertimento vero e proprio. La discesa non presenta nessuna difficoltà, purtroppo era "arata" un pò quasi dappertutto! I tratti già percorsi ovviamente avevano una neve più compatta, ma abbiamo sempre avuto il modo di trovare qualche lingua vergine di "farina"...e scendere con i miei nuovi sci è stata una goduria! Arriviamo al Feldaia: tra una cosa e l'altra sono già le 15.00 però la birra è d'obbligo e qualcosa da mangiare pure! Io dovrò affrontare il mio ultimo viaggio verso Stoccarda...tra poche settimane, prima di Natale si cambia vita! Questa giornata e il WE in generale rimangono pertanto cariche di significato!