lunedì 18 luglio 2016
Torre Grande di Falzarego
Scrivo solo qualche riga più che altro per festeggiare la fine della lunghissima astinenza da roccia e da attività in montagna. Sembra incredibile vivendo a Bolzano e ripensando alle scorribande e alle incursioni che ero capace di fare quando le Alpi erano anche decisamente più lontane...C'è da rifletterci sù, ma sono contento di aver rotto l'incantesimo. Via che non rientrerà tra le "imprese" ma che ci ha offerto qualche passaggio interessante e piacevole su roccia ottima e in compagnia.
martedì 5 luglio 2016
Giro in macchina - Passo dello Stelvio
Non si tratta di alpinismo, su quel fronte sono purtroppo fermo. Ma volevo fare un un bel giro, che mi ha portato in Valtellina scollinando prima il Passo San Marco, con rientro in Alto Adige superando lo Stelvio. L'Ortler è lì che mi guarda vicino, maestoso, magico, la sua presenza mi fa sentire a casa: e oggi volano i ricordi...cambia solo la prospettiva.
lunedì 11 aprile 2016
Una bella incompiuta - Canalone Huda Paliza, Alpi Giulie
Una classica delle Giulie Occidentali, un bel canalone che scende dalla Forca di Terrarossa (Gruppo del Montasio) giù in Val Saisera, terminando poco lontano in linea d'aria dal Bivacco Mazzeni. Sono con Andrea che questo canalone lo ha già sceso. La fama di questo itinerario ha fatto sì che dovesse rientrare per forza anche nella mia lista di gite da fare.
Ritrovo a casa di Andrea alle 5.30 di mattina, già la sera prima ne avevamo parlato: forse oggi non ci sono le condizioni giuste. Il giorno prima è stato nuvoloso e ha piovuto, le temperature sono state miti, quindi non ha rigelato e temiamo ancor prima di arrivare che oggi giri male.
Quando arriviamo al parcheggio presso Malga Saisera e tastiamo la neve siamo ancora più perplessi: è già morbida e non sono ancora le 7.00 di mattina. Decidiamo comunque di risalire e provare pensando (un pò stupidamente) che si potrebbe deviare per sciare la forcella Lavinal dell'Orso o la Forcella Mosè, perchè esposte a Nord quindi protette dall'irraggiamento: la Huda Paliza, il sole purtroppo per noi lo prende già subito alle prime luci del mattino.
Terminata la pista di fondo usciamo a destra seguendo le indicazioni per il Bivacco Mazzeni, quindi ci inoltriamo nel bosco, superato questo ci troviamo in terreno libero e attraversato un vasto campo valaghifero (a dire la verità non ci siamo passati proprio sopra ma questo si trovava sulla nostra destra: ma gli alberi divelti ovunque la sciavano pensare che in certi anni qui la montagna spazzi tutto quello che si possa spazzare) puntiamo al canyon che come da relazione ci condurrà alla Spragna Alta. Il canyon si presenta ben agibile anche se in fondo si impenna e ci dà l'idea di un'uscita non banale. Sull'uscita (siamo usciti sul lato sinistro) la neve già poco consistente ci costringe a prestare molta attenzione per evitare pericolosi ruzzoloni. Rimessi gli sci, la distanza che ormai ci separa dall'imbocco del canalone è breve, si traversa in leggera salita verso destra, impossibile mancare la via giusta. Qui ci rendiamo conto che andare a prendere una traccia per tentare le altre forcelle nominate prima ci costerebbe molto tempo e decidiamo quindi di stare sull'obiettivo iniziale.
Iniziamo a salire, ci rendiamo conto che due persone si trovano 200m più in alto e anche loro sono intente e percorrere questo itinerario. Sci ai piedi ci addentriamo nel canale, dietro di noi si staglia la mole possente del Jof Fuart, la forcella Mosè da qui sembra ancora più severa di questo itinerario. Fa caldo e la neve non promette bene, nonostante tutto la progressione è accettabile e tutto sommato sicura quindi continuamo la salita. Giungiamo ad un punto dove il canalone diventa molto largo, iniziamo a notare qualche piccolo scivolamento del manto nevoso, quando il canalone si restringe facciamo una breve pausa e calziamo i rampanti per avere quel pò di grip in più che ci consenta una progressione più veloce. Per un attimo pensiamo di potercela fare ad arrivare in cima, i due che ci precedono sono nella parte alta, a ridosso dell'uscita e a noi mancano 200-250m circa. A questo punto però in men che non si dica vediamo tutto il pendio che inizia a scivolare piano piano ma costante verso valle. La neve è pesantissima e scorre come un fiume: il tutto è durato un paio di minuti prima che la neve si fermasse. Ormai è chiaro che proseguire è un azzardo, prendiamo subito la decisione di finirla lì e di andarcene e in fretta perchè a questa prima scarica ne seguiranno sicuramente altre.
Non è solo una questione di sicurezza: la neve è molle e bagnata, non è a blocchi, le pareti laterali del canalone sono pulite quindi il rischio di scariche di sassi dai lati è anche basso...ma il dietro front è l'unica decisione che possiamo prendere. Tra l'altro: che gusto ci sarebbe poi dalla cima a scendere un pendio simile ad una zuppa di cipolle? Un canalone così va sciato quando è in condizioni per godersi una gran discesa. Quindi bando alle ciance, in pochi istanti le pelli sono nello zaino e gli sci sono ai piedi, spalle a valle e via.
Lo scenario e il contesto sono da favola, siamo in Alpi Giulie qui sembra si essere su Pandora ma la discesa purtroppo causa neve è poco entusiasmante, le pendenze sono contenute, si fa fatica a scivolare su questa pappa: Huda Paliza ha una grande fama ma a parte pochi tratti a 45° nella parte alta è un canalone che non si può definire estremo. Con nostra grande sopresa mentre rispunta di fronte a noi, più in basso, l'ingresso del canale vediamo un nutrito gruppo di 5 persone che sta ora per entrare nell'Huda Paliza...mah, a noi sembra una pessima idea, ormai è chiaro come il sole che è troppo tardi per iniziarne la risalita. La scarica di prima è arrivata giù fino alla base. Glielo diciamo che la neve non è buona, ma ci sembrano intenzionati a continuare.
Gli ultimi 50-60m del canale sono quelli che ci hanno offerto la neve migliore, oltre al canyon che abbiamo percorso anche in discesa e dove abbiamo potuto godere di tratti molto divertenti. Poi il bosco, la pista di sci di fondo e le macchine.
Che dire che sicuramente i nostri 1000-1100m di dislivello li abbiamo fatti, abbiamo passato una bella giornata in uno scenario unico...ma il caso resta aperto e per me è d'obbligo ritornarci in un futuro.
Ovviamente per "consolarci" non potevamo non fare una bella mangiata sconfinando nella vicina Slovenia, dove ci hanno raggiunto il papà e la sorella di Andrea. Rientro a Bolzano e mentre faccio la rotatoria di uscita dello svincolo Tolmezzo Carnia mi sembra di riconoscere Maurizio e Alessandro (di rientro dal Grossvenediger) fermi al bar posto sulla rotonda stessa, siamo un pò lontani ma vedo che si girano e alzano le mani, io ormai ho preso già lo svincolo e oltre a sbracciarmi ricambio il saluto con due colpi di clacson. Non torno indietro però perchè purtroppo ho ancora un pò di strada da fare.
lunedì 28 marzo 2016
Scialpinismo - Odla di Valdussa con discesa in Val Badia
Per la domenica di Pasqua c'è in programma un altro giorno di sole e di conseguenza una nuova gita. L'obiettivo è l'Odla di Valdussa, nota meta scialpinistica raggiungibile partendo da Santa Cristina in Val Gardena, salita accorciabile con gli impianti che portano al Col Raiser (e che abbiamo usato). La discesa riporta di norma a valle in Gardena, c'è però la possibilità avendo a disposizione due macchine di compiere una bellissima traversata dal gruppo delle Odle, scendendo da una forcella di cui ora non ricordo il nome e che porta giù fino a Longiarù nella bassa Badia. Optiamo per questa opzione.
Dormiamo proprio a Longiarù, qui al parcheggio dove termina la strada lasciamo il California di Andrea e piusttosto stretti ci dirigiamo con la mia macchina verso Santa Cristina, previo caffè entrando a La Villa.
Presso gli impianti del Col Raiser lasciamo la macchina, pagando i soliti e alquanto irritanti 5 euro al solito sioretto che viene a batter cassa. Capiamo che se non fosse così probabilmente in una valle così turistica si arriverebbe all'anarchia ma è il principio che da fastidio, dovendo già pagare per gli impianti...vabè meglio non discuterne altrimenti si cadrebbe in politica che non è proprio l'obiettivo di questi blog.
Giunti al Col Raiser scendiamo intercettando una traccia che porta al Rifugio Firenze, da qui partiamo verso l'Odla di Valdussa, facendo un pò un errore a tenerci alti, seguendo quella traccia che porterebbe poi alla forcella tra Sass Rigais e Furchetta, il chè ci costa uno sviluppo di avvicinamento maggiore della traccia per altro consigliata sulla relazione che sta in principio più bassa sulla destra del Rifugio guardando verso Nord.
Risaliamo il pendio che aumenta di pendenzaa giunti a 2500m sulla destra vediamo il conoide che porta alla forcelletta che dovremo risalire più tardi, per altro ocn evidenti tracce di passaggio. Il primo obiettivo però è quello di risalire tutto il pendio soleggiato per arrivare alla cima dell'Odla di Valdussa. Giunti al deposito sci pochi metri sotto la vetta, si prosegue per questa piedi. Sembra quasi di poter toccare le pareti Nord della Furchetta, mentre il panorama si apre verso la bellissima Val di Funes. Dalla vetta ridiscesi al deposito sci e calzati questi ultimi ci godiamo una bellissima discesa su neve perfettamente trasformata su un pendio privo di insidie di qualunque tipo che consente anche di spingere e tirare curvoni di soddisfazione in velocità.
Purtroppo devo aggiungere una nota personale sulla condizione fisica: da quota 2500m fino alla cima iniziano ad attaccarmi i primi crampi, segno inequivocabile di una forma fisica tutt'altro che buona, il che mi costringe a rallentare molto la progressione. Stessa cosa per la risalita verso la forcelletta che ci riporterà a Longiarù. Movimenti lenti, crampi anche alle braccia e in particolare all'interno coscia sinistro. Non c'è da essere soffisfatti se penso invece a come ero in questo stesso periodo due anni fa...ma sono contento di poter godere lo stesso di queste gite...certo se le gambe tenessero di più, il divertimento sarebbe sicuramente maggiore, si sa.
Discesa su neve non irresistibile tranne un breve tratto di polvere, per il resto tanta crosta, non della peggior specie ma non si può avere tutto.
Giunti alla base dei pendii intercettiamo la traccia che riporta senza quasi dover spingere ala strada forestale (già affrontata nel 2014 per il canalone Nord dell'Antersasc) che a sua volta riporta in dolce e costante discesa al parcheggio fuori Longiarù dove avevamo lasciato il furgone di Andrea. C'è solo dopo una birra di rito da guidare verso Santa Cristina in Val Gardena, per recuperare la mia macchina con dentro anche le scarpe di tutti i partecipanti! Finisce così un bellissimo WE di Pasqua. Il mio grazie va alla bella compagnia con cui ho condiviso questi momenti.
Val delle Fontane - Piz Boè, Dolomiti
Marzo si sta rivelando un risveglio dal lungo sonno invernale, con mio stesso stupore riesco a infilare 3 WE di fila in montagna...Certo questo non fosse per Andrea non sarebbe stato possibile. Ammetto che il mio amico è sempre disposto a proporre itinerari e a mettere carne al fuoco, io spesso mi limito a seguire gli stimoli e alla fine ne sono sempre contento.
Questa volta per altro siamo in 5, un gruppetto allargato il che come in altre circostanze ha fatto piacere: oltre ad Andrea ci sono suo zio Umberto, Maurizio e Alessandro.
Ci ritroviamo a Passo Pordoi dopo un pò di confusione (io stavo aspettando gli altri a Passo Sella: lì a chiedermi, ma se vogliamo fare il canalone delle fontane come mai Andrea mi dice al telefono di trovarsi a Passo Sella?). Con calma prendiamo gli impianti per il Sasso Pordoi, sono le 11 di mattina ma è stato velato e le temperature erano basse, sappiamo che la neve non ha preso ancora abbastanza sole quindi ci vuole più tempo perchè si trasformi. Scendiamo come consueto alla Forcella Pordoi, traversiamo e al solito punto pelliamo. Risaliamo il pendio puntando la cresta Sud Ovest che dovremo risalire sci in spalla per arrivare in cima al Piz Boè, punto culminante di questo incredibile massiccio. In cima e durante la risalita vediamo diverse persone, tuttavia saremo i primi a rimettere gli sci ai piedi e a scendere convinti verso il canalone della Val delle Fontane.
In cima qualcuno degli altri gruppi esprime perplessità a trovare buona neve: sostengono che sia ancora troppo dura e crostosa. Anche noi non siamo forse del tutto convinti, ma anche se la neve non ha preso molto sole tutto sommato è tardi...Memori di altre discese sui canaloni Sud del Sella pensiamo che le condizioni siano comunque buone. Scendiamo il pendio per ancdare ad intercettare il canalone e l'impressione è buona.
Giunti al canalone nella parte alta effettivamente troviamo neve ancora non trasformata, ma si tratta di un tratto breve, perse poche decine di metri sentiamo che le condizioni ci sono e il canalone presenta bei tratti di neve godibilissima. Non si tratta nemmeno di un canalone impegnativo, c'è spazio, il pendio è uniforme il che consente di esprimersi con belle curve. Arrivati in uscita la neve è completamente trasformata regalando bellissime sensazioni. Diversi tratti sono già interrotti dall'erba che spunta mentre in breve ci avviciniamo alle piste. In breve termina anche questa gita, per me è credo l'ottava discesa dal Sella, degli itinerari più famosi credo mi manchi solo la Val Setuss.
Rientriamo al Passo Pordoi dopo la meritata birra con panino.
La sensazione al Passo è quella dei giorni più belli che ci è concesso di vivere su questa terra: c'è un bel sole, il parcheggio ormai mezzo vuoto, noi seduti per terra a cambiarci e a godere di uno splendido panorama. Aver il privilegio di vivere almeno una volta a stagione di momenti come questi è impagabile.
Salutiamo il Sella che ci ha regalato nuove emozioni, in questa che ormai sentiamo un pò come fosse una seconda casa. Se non sarà per un'ultima avventura il Week End prossimo ci lasciamo con un bel ricordo in più e aspettiamo già con gioia la prossima stagione, sperando finalmente di rivivere l'abbondanza di neve del 2014.
giovedì 24 marzo 2016
Scialpinistica al Monte Magro, Val Aurina
Solo qualche riga per raccontare il bel WE passato al Rif. Roma in Val Aurina. Solo una settimana fa una valanga ha spezzato la vita di 6 persone sul monte Nevoso, proprio qui. Parlando con il rifugista abbiamo letto nei suoi occhi la profonda tristezza per quello che è successo. Ci ha raccontato che è andato a vederne il fronte dicendoci che una cosa del genere non l'aveva mai vista.
Io sono qui perchè ho raggiunto Andrea con il corso di scialpinismo, trovo oltre a diverse facce nuove Maurizio e Alessandro. Salgo Sabato recuperando al parcheggio due corsisti, saliamo assieme al rifugio, la giornata è splendida, non c'è una nuvola solo un cielo azzurro intenso. Nel pomeriggio però vado a schiacciare un pisolino, sento la stanchezza della settimana di lavoro e ho voglia di ricaricare le batterie. Cena simpatica in compagnia, con alcuni giri di grappa di fieno di troppo (forse). Domenica sveglia, colazione e partiamo per la nostra meta che è il Monte Magro. Salita a passo lento e costante, cosa che mi fa piacere vista il poco allenamento invernale. Cima...godiamo di un panorama stupendo sulle Dolomiti, riusciamo a riconoscere persino le Alpi Giulie: il Mangart, il Triglav e lo Jalovec spuntano lontani ma visibili, Fuart e Montasio più vicini e decisamente riconoscibili.
Discesa su pendii dolci, su neve a tratti da cineteca. Pausa birra al rifugio e discesa in valle seguendo non la via di salita ma scendendo un pendio più a nord del rifugio stesso su indicazione del rifugista: qualche problema nell'individuazione della via che ci ha costretto a ripellare perchè il pendio che stavamo scendendo terminava con un notevole salto di roccia (neve ottima, si può dire ne sia valsa la pensa lo stesso!). Poi giù verso valle in maniera logica fino alle macchine.
Che sia il segno che forse dopo mesi di digiuno si stia muovendo qualcosa? Chi lo sa...comunque, la cosa più importante è la bellissima sensazione di pace e gioia che mi ha accompagnato a casa domenica sera.
domenica 13 marzo 2016
Val Culea Integrale - Gruppo del Sella, Dolomiti
Dopo diversi mesi ho finalmente qualcosa da scrivere...e ammetto che non fosse stato per Andrea probabilmente questa gita non l'avrei fatta.
Parto poco prima delle 6 di mattina da Udine e mi dirigo ad Arabba dove troverà Andrea e Umberto.
Dopo un NON inverno, con pochissima neve e temperature alte, due settimane abbiamo finalmente avuto la migliore nevicata di tutta la stagione sulle Alpi Orientali, di fatto quando ormai avevamo perso le speranze di fare dei canali, ci si è presentata questa bella occasione.
Rieccoci quindi sul Sella di cui ormai abbiamo collezionato diverse imprese per una nuova avventura! Prendiamo una delle prime corse per il Sasso Pordoi, sci ai piedi iniziamo la discesa verso la Forcella Pordoi, da qui tagliamo per arrivare al punto dove è d'obbligo mettersi le pelli e continuiamo a traversare verso il Rifugio Boè (Val de Mezdì). Ci lasciamo alle spalle il rifugio e dopo svariati sali e scendi arriviamo all'imbocco di un canale che dopo una breve discesa (100mm circa) abbandoneremo tenendoci sulla sinistra per risalire un evidente canale (sci inspalla) che porta 100m scarsi più in alto sulla forcella da cui ha inizio la discesa. Chiedo scusa per la descrizione sommaria e mal fatta. Da qui rimessi gli sci ai piedi partiamo per una bella discesa, fatta a tratti veramente su gran neve. Dopo il primo pezzo si sbuca sul terrazzone da qui parte la Val Culea vera e propria, di nuovo una strettoia e poi per pendii più larghi e comodi giù dritti. Passo Gardena è proprio di fronte a noi. In uscita ci si tiene sulla destra a traversare dei pendii che riportano esattamente sulle piste, quasi senza dover spingere.
Non un itinerario impegnativo ma vista la stagione fin'ora vissuta: un bel sospiro di sollievo! Di fatto dalla Marmolada (fine Ottobre) questa per me per diversi motivi è di fatto la prima scialpinistica. Inutile dire che ne è valsa la pena nonostante un Week End passato per la maggior parte in macchina per svariati spostamenti: ma devo dire che fatica, levatacce e arrivi a notte tarda sono stati ripagati da questo bell'itinerario.
Spero di riuscire a mettere vicino almeno un paio di gite ancora anche se l'imperativo è quello di rimettersi in forma: con gambe e fiato direi che non ci siamo proprio.
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