domenica 27 aprile 2014

Cima Presanella (3558m), Scivolo Nord, Sci Ripido

Tutto è iniziato, come spesso accade, quasi per scherzo: sulla scia di entusiasmo delle nostre ultime e ripide discese dolomitiche, a casa il tempo tra un'avventura e l'altra si inganna cercando nuove idee, sognando nuove pareti e pendii da solcare con gli sci. Ora, non mi ricordo esattamente come e perchè una sera la mia attenzione sia caduta sullo Scivolo Nord della Presanella, forse ci sono arrivato cercando su internet qualcosa sulla vita di Heini Holzer (eh sì...a quanto pare anche questa parete l'ha scesa lui per primo), fattostà che dopo un'occhiata a qualche foto e a qualche relazione, non posso fare a meno di segnalarne l'esistenza ad Andrea: da lì (e non ne dubitavo) il passo per realizzare anche questo progetto è breve. Pasqua cade a fine Aprile, la gita è una gita da Maggio ma è possibile che le condizioni siano anche per fine Aprile buone...rimaniamo in contatto e teniamo la cosa sotto controllo, semplice no?
Passa la Pasqua all'insegna del cattivo tempo, però poi c'è una bella finestra di 2 o 3 giorni...Partiamo da Udine nel primissimo pomeriggio e ci dirigiamo verso il Passo del Tonale, dove arriveremo intorno alle 19.00. Parcheggiamo in località Stavel proprio all'inizio del sentiero 206 che da Malga Stavel porta al Rifugio Denza, organizziamo qualcosa da mangiare e prepariamo la macchina per la notte: dormiamo (o meglio passiamo la notte distesi) nella Golf di mio padre, in 2!
Mattina, non troppo presto, sveglia, colazione e zaino: oggi si sale al Rifugio Denza, sono 1000m di dislivello, li percorreremo molto lentamente, avremo bisogno di più di 3 ore per salire, con lo zaino pesantissimo, sacco a pelo, riserva di acqua e tutto l'occorrente per cucinare qualcosa oltre al necessario materiale alpinistico per affrontare la Presanella. Al ricovero invernale del Denza non c'è nessuno, siamo soli, ci sistemiamo comodi e organizziamo il pranzo, nell'arrivare al Rifugio i nostri occhi sono già puntati sul nostro obiettivo: vediamo delle belle serpentine in uscita dallo scivolo e ci rendiamo conto che qualcuno deve averlo fatto molto recentemente, il nostro morale migliora, dal parcheggio ci eravamo preoccupati un pò...Sarà alla nostra portata? Sarà soprattutto in condizioni? Sul ripido ci siamo fatti le ossa scendendo canaloni dolomitici: sciare 50° incassati tra bastionate rocciose in un canale di forse 3 metri di larghezza, non è sicuramente uno scherzo e forse è oggettivamente più pericoloso...ma questa volta è diverso, ci sono 150m a 55° da affrontare, il resto è a 50°, in fondo molla ma rimane non inferiore ai 45° e poi questa è una paretona intera, anzi no, l'impressione è che sia una montagna intera...solo a guardarla ti toglie il fiato, sei esposto al massimo: probabilmente è la cosa che si avvicina di più al volare, rimanendo però con i piedi "per terra". Siamo d'accordo che ci si dorme su, che possiamo sempre rinunciare e decidere di scendere la normale, ma ce la andiamo comunque a vedere. Il pomeriggio lo passiamo in branda per caricare al massimo le batterie, ci alziamo per cenare e organizzare lo zaino, ripassiamo un pò i paranchi per il ghiacciaio, poi usciamo, diamo uno sguardo alla parete, notiamo nel buio 2 lampade frontali che sembrano dirigersi verso il rifugio, accendiamo le nostre per farci vedere e segnalare la nostra posizione, ci vedono, sentiamo parlare, ma al rifugio non arriverà nessuno...mah! Alle 22.00 siamo definitivamente a letto.
La sveglia suona alle 3.30, prepariamo un caffè e mangiamo un paio di barrette di cereali a testa, con tutta calma alle 4.30 iniziamo l'ascesa. Seguiamo la bella traccia dei due che forse proprio il giorno prima hanno affrontato lo scivolo, decidiamo di salire la normale e non il canalone: in questo modo risparmiamo energie, non ci affatichiamo, lo scivolo è sciabile questo è sicuro. L'ascesa è molto piacevole, il panorama è bellissimo, il sole fa capolino quando stiamo oltre la Cima del Vermiglio, dalla Vedretta giunti ai 3000m di quota il panorama si apre a Nord e permette di riconoscere tutte le cime principali del Gruppo Ortles-Cevedale, siamo contenti e ci godiamo il momento, procedendo comunque a buon ritmo ma sempre senza esagerare, le gambe ci servono per dopo e in cima dovremo aspettare lo stesso per esser sicuri che la neve entri in temperatura. Arriviamo alla Sella Freshfield dove facciamo una breve pausa, si continua poi traversando tutta la cresta che dalla Sella stessa, passa sotto la cima del Vermiglio e giunge alla Presanella. Gli sci li togliamo solo nell'ultimo tratto ,quando la cresta diventa un pò troppo ripida e termina con qualche decina di metri su misto, niente di particolarmente difficile ma alpinistico e comunque delicato...almeno la linea che abbiamo seguito noi, molto diretta. Presumibilmente saremmo dovuti rimanere più a destra (dove per altro avevamo visto un ometto).
Arriviamo in cima contemporaneamente a due ragazzi partiti da Sud. Sono le 9.30, andiamo a guardare lo scivolo: entrambi entriamo in uno stato di grande indecisione: è proprio pendente ed esposto...e la neve? Quando sarà giusta da scendere? Parliamo...poco però, soprattutto pensiamo, nessuno di noi 2 è convinto al 100%, non si può sbagliare in una discesa del genere sennò non la racconti...d'altronde siamo qui per questo...che fare? Ci distendiamo sugli zaini e aspettiamo, ora è comunque troppo presto, bisogna aspettare che la neve molli. Quando gli altri due ragazzi partono verso Sud per la loro discesa alziamo gli sguardi, la neve è in temperatura ora e anche a Nord tutta la parte alta della parete ha preso il sole, lo prende già alle 7.00 di mattina, lo sappiamo....il momento è buono. Scendiamo la cornice e facciamo le prime facili curve se la neve non ci convince si torna indietro, quello è il nostro ultimo "check point".
Le prime impressioni sono molto buone, un generoso strato di bella polvere, però consistente, affondi e le lamine tengono...parte Andrea per il tratto chiave, che da lì fa già meno impressione che dalla croce di vetta, riconosci subito che è più di 50°, non hai bisogno di strumenti per misurarlo, l'occhio basta. Poi le parole del mio amico: "Carlo, è bellissimo", mi sento subito meglio, so che la porteremo a casa. Andrea va avanti un pezzo traversando verso sinistra, la parte destra della parete presentava accumuli che avevano portato la pendenza forse a 60°, poi qualche curva, tocca a me. Scendo, salto, un paio di volte sono costretto ad appoggiare la mano a terra. Conveniamo che è meglio non fare la curva saltata: non siamo in un canalone dolomitico, qui c'è spazio, saltare serve se non c'è spazio, qui è controproducente perchè il contraccolpo ti destabilizza, provo a non saltare, va molto meglio. Andrea va avanti verso la strettoia, dove vediamo affiorare ghiaccio sul lato destro, sappiamo che da lì in giù i giochi diventano se non facili, almeno più tranquilli. Effettivamente in quel punto ci sono solo una ventina di centimetri di neve, poi sotto il ghiaccio della parete, non si può far altro che derapare stando un pò attenti. Oltre la strettoia vediamo la fine del canalone e la pendenza diventa ben conosciuta e collaudata. Dopo la "giusta" tensione della parte alta, iniziamo una sciata senza pensieri, su una neve ottima, gli ultimi 100 metri a naso non sono più di 45°...si ricomincia a saltare la curva perchè ci piace...io sono rapito dal pendio, mi tengo sulla sinistra dove è ancora vergine e senza rendermene conto arrivo alla crepaccia terminale senza aver guardato dove mi sarei dovuto tenere per attraversarla. Mi fermo troppo basso per traversare senza dover scalettare, c'è un saltino di un metro, la crepaccia è stretta in quel punto, decido di saltare e raggiungo Andrea.
Fermo restando che da ogni montagna bisoga saper scendere in sicurezza, di solito le strette di mano e i sorrisi sono i rituali tipici della vetta quando si arrampica una via o si fa un'ascesa alpinistica classica: lo sci ripido ha effettivamente regole opposte, i sorrisi e le strette di mano ce le si scambia dopo la discesa...Ora possiamo liberare la nostra felicità, da un'idea è nato un sogno e oggi l'abbiamo realizzato. Ho sciato per la prima volta i 55° e soprattutto ho sciato veramente una gran classica dello sci ripido, Andrea in questo è più avanti di me avendo sceso niente meno che i 60° del Vallencant in Dolomiti, ma anche la sua gioia è incontenibile. Dopo le foto di rito riprendiamo la discesa fino al Rifugio, un tratto non breve dove purtroppo troveremo solo crosta dura: le gambe bruciano e entrambi finiamo un paio di volte per terra, ma non fa niente....qui si può cadere!
Al rifugio troviamo una coppia di tedeschi appena arrivati e scendendo avevamo notato due persone sulla via della Goulotte a destra del Seracco pensile, forse si tratta proprio dei due che avevamo visto fuori nella notte la sera precedente...chiunque fossero abbiamo pensato entrambi: di sicuro non sono dei gran organizzatori, passi salire alle 22.00 con le frontali e non arrivare al rifugio, rispetto per la scelta di bivaccare, ma trovarsi ora a metà parete su una via di ghiaccio alle 12.00 passate è decisamente da incoscienti...Anche noi ci dobbiamo muovere però per non essere a nostra volta incoscienti, al rifugio impacchettiamo tutto il più velocemente possibile, non ci togliamo nemmeno l'imbrago, c'è da tornare a valle e la neve è già stracotta, o ci muoviamo o rischiamo di rimanete bloccati quassù. Scendiamo che abbiamo la sensazione di essere veramente al limite della sicurezza, per i rischi oggettivi, peggio qui che in parete poco fa. Ma siamo veloci e in pochi minuti siamo in valle alla macchina. Ora ci possiamo cambiare con calma brindare con una birretta messa in fresco nella neve e ripartire. Forse per una serie di motivi organizzativi è l'ultima sci-alpinistica dell'anno, quasi sicuramente è l'ultima con Andrea per questa stagione, una stagione da incorniciare, che abbiamo vissuto quasi interamente insieme, scendendo ben 9 itinerari di livello e impegnativi... Ma soprattutto una stagione da ricordare per una bellissima amicizia, iniziata quando eravamo bambini all'asilo e che è rinata diversamente quando ci siamo ritrovati per questo grande amore comune...per le Alpi, per le Dolomiti e per la montagna.

martedì 1 aprile 2014

Antersasc, 2471m - Canale Nord

Secondo giorno di questa seconda fortunata spedizione in Dolomiti. Siamo nel Gruppo Odle-Puez, lasciamo la macchina a Longiarù che si raggiunge da San Martino in Badia. Non si tratta di una sciata estrema, la difficoltà è data a 4.1, il canale è sui 40°, forse in alto qualcosa di più, ma è sciabile, non stretto e ci ha regalato una neve fantastica per quasi tutta la discesa, anche sui pendii sottostanti in uscita dal canale, una bella polvere quasi immacolata. Al parcheggio, sci ai piedi risaliamo la Val d'Antersass, inizialmente fa molto caldo, poi nonostante un ritmo di ascesa non blando nel bosco la temperatura scende notevolmente, io mi ero già messo in maglietta ma sono stato costretto a indossare di nuovo il pile. L'ambiente circostante è bucolico, selvaggio, vediamo sfilare su una forcella un gruppo di camosci, io ne ho contati 9 in tutto, e uno di loro si è fermato sulla sella a tenerci d'occhio per tutto il tempo.
Mi sento in gran forma, vado veloce senza accorgermene e con la sensazione di poter correre ancora di più. Usciti dal bosco ritroviamo un bel sole caldo, la salita è molto piacevole e la temperatura gradevolissima. La vallata offre scorci di suggestiva bellezza: torrioni alternati da forcellette e canalini. Sentiamo ad un certo punto delle urla di entusiasmo e notiamo due scialpinisti scendere da uno di questi...deve esserci una gran bella neve e si stanno sicuramente divertendo parecchio, pensiamo! Arriviamo in cima coprendo i 950m di salita in due ore, non male come ritmo, breve pausa e poi partiamo a traversare in direzione del Piz Somplunt per imboccare il canale: si incontrerà una prima forcella, quella va superata, il canale in questione è il secondo che si incontra traversando. Dalla cima avevamo visto due scialpinisti dirigersi poco prima di noi, ma quando arriveremo la loro discesa sarà già bella finita.
All'imbocco del canale valutiamo la situazione, non c'è cornice...parto io per primo e memore della giornata precedente lascio gli sci ai piedi ma tiro fuori la picozza per i primi metri, poi mi accascio al suolo perchè ho dimenticato di chiudere gli scarponi, penso: porca bestia, sto giro non ne combino una giusta, anche gli altri due iniziano a parlare delle birre che devo pagare. Nel canale però mi rifarò: sia Andrea che Umberto faranno un bel volo a testa con capriola! Scherzi a parte: il canale si presta molto bene ad andare giù senza pensieri, ci si gode la sciata, sapendo che da lì a valle non ci sono nè sassi, nè corde doppie da fare, quindi si pò spingere un pò senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. La neve è talmente bella che ognuno di noi trova difficile fermarsi a fare pause anche quando le gambe chiedono un momento di tregua! Solo nella parte in uscita dal canalone la neve è meno bella, ma poi usciti sui pendii sottostanti possiamo goderci uno slalom da sogno tra i tanti piccoli alberelli. arriviamo nel bosco e usciamo quasi subito sulla strada forestale che ci riporterà al parcheggio.
Più o meno è mezzogiorno, ottimo, possiamo mangiare qualcosa insieme per poi congedarci a me aspetta la solita strada 5 ore ma di domenica e ho il terrore di rimanere bloccato in più punti. Le mie poco speranzose previsioni si rivelano però sbagliate perchè a parte qualche cronico rallentamento sulla A8 il resto del viaggio fila liscio come l'olio e alle 20.00 sono già a casa! Probabilmente, anche per una mera questione di finanze questa rimarrà fino a Pasqua l'ultima uscita (vedremo, non è mai comunque detto). Poi spero nei 10 giorni a disposizione delle vacanze di vivere ancora qualche bella e ripida avventura!

lunedì 31 marzo 2014

Piz Miara, 2964m e canale Nord

Quando ero rientrato in Germania, dopo quei fantastici 4 giorni di Scialpinismo con Andrea ad inizio mese, avevo quasi pensato: beh week end prossimo vado in Silvretta, ma abbiamo collezionato così belle discese che potrei anche smettere di sciare per questa stagione e sarebbe comunque da incorniciare...già, potrei smettere di sciare... L'alta pressione invade l'Europa l'ultimo WE di Marzo ed è previsto SOLE senza fine: quindi a che scopo sarei dovuto rimanere a casa?! Sento Andrea, questa volta ci sarebbe stato anche suo zio Umberto: l'idea iniziale era di andare a fare il Sasso Nero in Val Aurina. Poi quasi all'ultimo cambio di programma, si torna sul Sella, le condizioni sono ottime e visto che il fine settimana successivo è l'ultimo con gli impianti aperti sarebbe un peccato non cogliere questa occasione. Ammetto che la mia prima reazione è un pò incerta, mi sono frenato un istante pensando ai non pochi soldi che ho speso già questo mese e mi dico: mah forse andare di nuovo in Dolomiti e sul Sella significa strafare, dovrei stare un pò attento anche alle finanze. Ma questo dubbio dura poco, sono al telefono con Andrea e contemporaneamente su internet sulla pagina del Car Sharing per vedere se è rimasta ancora una macchina per il fine settimana...succede che la trovo e senza pensarci due volte l'ho anche riservata. Effettivamente anche Andrea non mi lascia spazio a dubbi: condizioni del genere non si trovano tutti i giorni e nella vita le occasioni non vanno perse. Cavolo se aveva ragione! Venerdì pomeriggio, questa volta in studio non c'è stress è pure fine mese e le mie ore le ho fatte, i miei progetti li ho chiusi...non c'è ragione di stare a lungo, così alle 16.30 esco e vado verso casa, recupero la macchina dal parcheggio e parto. Alle 22.00 esatte sono a La Villa in Val Badia, mi tocca pure aspettare Andrea che con suo padre e suo zio si era fermato a mangiare qualcosa per strada. Ci troviamo un momento al pub vicino casa per bere una cosa e parlare un momento del WE. Sabato Piz Miara, domenica vediamo, idee tante, qualcosa troviamo sicuro! Sabato di buon mattino partiamo io, Andrea e Umberto per il Passo Pordoi: alle 8.30 siamo già pronti con scarponi e zaino in spalla. Al parcheggio incontriamo una guida, Enrico, di cui non ricordo il cognome che conosce Andrea e Umberto e poi un'altra guida, Alberto de Giuli che mi ha fatto un certo effetto incontrare, perchè spesso e volentieri sono capitato sul suo sito, ricco di relazioni e foto che in più di un'occasione ci sono state molto utili.
Saliamo, c'è il tempo di un caffè e poi iniziamo la per così dire lunga traversata dell'Altopiano del Sella che ci porterà sul lato opposto rispetto al Sass Pordoi, veramente di front a questo, con il solco profondo della Val Lasties a dividere il massiccio. La traversata è molto piacevole, è relativamente presto quindi non patiamo il caldo e ci godiamo la neve in maglietta, il panorama è di quanto più suggestivo si possa avere, poco più di due ore e siamo alla croce di vetta: un colosso di 11m di altezza! Veramente pazzesco!
Guardando verso il Passo Pordoi però l'attenzione è tutta per il canale Holzer che da questo lato è veramente ben visibile: te lo puoi godere e ripensare a quei momenti magici, veramente una gran bella sciata. Tra l'altro visto da questa prospettiva mi ha fatto più impressione che scenderlo veramente appena due settimane prima. Dopo le foto di rito ci prepariamo a scendere, c'è un pò di cornice all'attacco del canale e un pò di accumulo, scendo io per primo e opto per farlo senza sci ai piedi. Lit tengo in mano e li uso a mò di picozza per scendere. Dopo qualche passo mi rendo conto che la situazione non è piacevolissima: la neve è molto inconsistente, sono senza ramponi e ho il presentimento che le tracce che batto possano cedere. Questa volta è proprio così: ad un tratto sotto i miei piedi c'è aria, il manto non ha retto e scivolo. Sono attimi che però si traducono già qualche decina di metri, io sono fermo e ripenso con piacere al mio primo corso di ghiaccio quando abbiamo allenato le tecniche per frenarsi su pendii nevosi...tutto tranquillo, non ci sono salti di roccia, sono in mezzo a soffice polvere però: mi ritrovo con solo uno sci in mano e vedo il secondo scivolare piano ma inesorabile verso valle...e soprattutto mi viene da imprecare perchè il Miara lo volevo scendere con gli sci e non a piedi! Non ci sto all'idea, quindi scendo e vado a recuperare lo sci che nel frattempo si è fermato almeno un centinaio di metri più in basso: fisso entrambi gli sci allo zaino e risalgo il canalone, frattanto visto quanto successo al sottoscritto, Andrea cala lo zio con la corda oltre la cornice e lui scende poi con sci e picozza in modo da distribuire meglio il peso e non rischiare di rompere la neve. La cosa va bene perchè io alla fine avrò tutto il tempo di tornare sù all'imbocco del canale prima che Andrea sia sceso completamente oltre il cornicione sommitale! A questo punto i due partono, io ho ancora il piccolo problema di riuscire a mettermi gli sci su un canalone di neve polverosa a 45° d pendenza: non senza difficoltà riesco nel mio intento e sebbene con un pò di disappunto per quanto appena vissuto (scivolare significa aver fatto un errore di valutazione e un errore anche senza conseguenze non va giù facile), posso finalmente godermi la sciata.
I primi a naso 200m di canalone sono i più impegnativi, la neve però è spettacolare e inoltre in confronto agli itinerari fatti appena un paio di settimane prima, 200m a 45° non sono niente per cui ci si possa impressionare: la sciata me la ricordo godibilissima in un ambiente tra i più suggestivi del Sella in quanto molto meno frequentato e più selvaggio rispetto alle discese sul lato del Pordoi (che sono indubbiamente più frequentate, anche quelle selettive). Dopo primi 200m, il canalone si allarga molto, dando la possibilità di pennellare belle serpentine trovando sempre una parte di manto vergine, questo fino alla calata. Il salto di roccia richiede una corda singola da 60m e gli ultimi 10m di calata sono veramente verticali, per cui è consigliabile togliere gli sci). Finita la calata, si traversa il vallone sottostante avendo cura di tenersi sulla sinistra, quindi si ritorna in un canale più stretto e ripido che passa sotto una palestra di roccia, in breve si arriva quindi sulla strada proprio all'altezza di Plan de Gralba in Val Gardena.
Qui troviamo il papà di Andrea che era andato a sciare per conto suo in pista, mangiamo qualcosa e iniziano il percorso del Sella Ronda in direzione del Passo Pordoi. Umberto si offre di recuperare la macchina e venirci a prendere ad Arabba, dandoci così la possibilità di goderci ancora un pezzo di discesa, al termine di una bellissima giornata con un altro "Must" del Sella in meno sulla lista.

domenica 23 marzo 2014

Dreiländerspitze 3197m, Scialpinismo - Silvretta

Questa è la mia seconda volta in Silvretta, sempre presso la Wiesbadenerhuette. Sto giro ci torno con la sezione nell'ambito di un corso, quindi è chiaro: abbiamo 4 giorni di tempo ma l'obiettivo principale non sono le cime. Il che è un peccato perchè le mie visite qui si riveleranno sempre molto magre di scalate, una volta meteo colpevole, questa volta la didattica!
Per fortuna per il penultimo giorno è pianificata una cima, quindi posso stare contento! Il Dreilaenderspitze si trova sul confine tra Vorarlberg, Tirolo e Svizzera, è una meta molto amata e anche frequentata per via della sua posizione molto panoramica. La cima è raggiungibile percorrendo il Vermuntgletscher, quindi risalendo il pendio NW della cima stessa fino a 3100m. Qui si lasciano gli sci e si continua per la cresta NW. La cresta non presenta difficoltà particolari, la letteratura da qualche passaggio di 2° grado che ci sta nel complesso, però è tutto molto breve: anzi fino all'anticima in pratica si cammina.
Giunti all'Oberer Ochsenjoch, non posso fare a meno di iniziare a navigare con la fantasia buttando l'occhio tra il Piz Buin e il Wiesbadenergraetle, quel canalone sembra dire: sciami! Mi riprometto di fare qualche ricerca a tal proposito!
Siamo un gruppo molto numeroso e io devo anche rientrare presto al rifugio, prima degli altri in quanto ripartirò il pomeriggio stesso per Stoccarda, purtroppo il giorno seguente dovrò volare in Turchia, quindi devo interrompere prima degli altri la mia vacanza. L'istruttore mi manda davanti a guidare il gruppo, decido di lasciare lo zaino al deposito con gli sci e parto. Arrivato all'anticima aspetto il gruppo e parlo con l'istruttore sul da farsi, fosse per me continuerei senza corda, ma nel gruppo non tutti sono abituati a questo genere di uscite e anzi credo che nessuno dei partecipanti abbia mai arrampicato con i ramponi su roccia. Decidiamo di allestire una corda fissa, quindi mi lego e vado avanti. La cima come detto è molto frequentata e di spazio ce ne è poco: il viavai di persone mi fa capire che prima di riuscire a far salire tutti i nostri fino alla croce di vetta ci vorrà un pò di tempo! Inizio ad innervosirmi pensando al lungo rientro, temo di fare tardi e di perdere l'ultima corsa del bus e della funivia.
Alla fine una volta giunto in cima fisso la corda e inizia a salire qualcuno degli altri, alchè urlo a Norbert, l'istruttore se posso iniziare la discesa, lui acconsente quindi effettuo il percorso a ritroso. La scena è in effetti abbastanza comica a pensarci: su un'esile cresta sfilo davanti a tutti gli altri, stringendo mani, salutando e augurando buona continuazione e buon divertimento. Durante la discesa mi intrattengo con una guida che mi chiede come mai stia lasciando il gruppo e gli spiego del mio rientro anticipato.
Pensandoci con il senno di poi è veramente qualcosa di assurdo: mi muovevo e comportavo come mi trovassi nel mio salotto di casa o al bar, senza il minimo pensiero, come se in quella situazione mi ritrovassi fino in fondo come se fosse normale. Ormai di montagne ne ho scalate, è inevitabile che ci sia una certa confidenza e abitudine, specie su itinerari relativamente semplici. Mai sottovalutare sia chiaro però non ci si può far niente: la percezione di quello che ti circonda crescendo (anche alpinisticamente) è diversa. Rientrato al deposito, sci ai piedi mi godo una rilassante e piacevole sciata fino al rifugio dove mi aspetta Oliver anche lui costretto (per una leggera indisposizione) ad anticipare il rientro. Le pendenze non sono mai elevate, il primo tratto comunque regala i suoi 30°.
Scendiamo a valle e con comodo ripartiamo per Herrenberg, qui prenderò il treno fino a Stuttgart: ammetto di aver provato un pò di imbarazzo perchè dopo 4 giorni di sport e vita all'aria aperta e soprattutto niente doccia, non deve essere stato il massimo per gli altri viaggiatori la mia presenza...

mercoledì 19 marzo 2014

Piz da Lec, 2910m - Scialpinismo

Siamo giunti all'ultimo dei nostri 4 giorni a disposizione, siamo al Passo Camporosso, sono le 5 di mattina e io sono sveglio: mi vado a sedere perchè disteso ho troppi dolori al collo, Andrea si rigira e lamenta anche lui dolori muscolari, la cosa mi solleva perchè almeno non sono il solo! Verso le 7 siamo in piedi e andiamo a Corvara, facciamo colazione in un bar e discutiamo il programma. Già eri avevamo pensato a questa cima nel gruppo del Sella perchè offre un'ascensione breve (pensando alle nostre povere gambe e prendendo gli impianti si intende) e una bella discesa sui 45°.
Giunti l parcheggio della funivia Boè, saliamo ocn la stessa e poi ne prendiamo un'altra di cui non ricordo il nome, questa ci porta a circa 2500m, da qui dobbiamo scendere tenendoci a sinistra in una conca per risalire a piedi un crinale fino ad una paretina di 10m circa attrezzata con scala e fune, una sorta di ferratina.
Io sono incredibilmente in forma, la notte non so come mi ha dato ristoro e il mio corpo risponde alla grande, anche Andrea è sorpreso della mia performance anzi mi urla di andare più piano se non voglio lamentarmi in discesa. Usciti dalla paretina ancora un tratto ripido e giungiamo su un pianoro dove possiamo rimettere gli sci. Proseguiamo e arriviamo ad una strettoia prima del tratto finale, stretta, con cornici e ripida, togliamo di nuovo gli sci e proseguiamo per questo infido tratto a piedi.
Ora siamo nel tratto finale, sci di nuovo ai piedi, io risalgo tenendomi sulla sinistra per risalire una dorsale che termina nella cresta che conduce alla croce di vetta. Andrea mi segue con qualche minuto di distanza. In cima il panorama è spettacolare, le Odle, le cime delle Dolomiti di Sesto, quindi le Tofane, il Sorapiss, l'Antelao, il Pelmo, il Civetta, la Marmolada e sul lato opposto il baratro sulla Val de Mezdì. Diamo un'occhiata al libro di vetta, non abbiamo trovato tracce di passaggio a meno che altre persone abbiamo pesato di lasciar perdere di scrivere qualcosa, siamo i primi dall'estate scorsa che tornano quassù.
Dopo una breve pausa, sci ai piedi e scendiamo diretti il pendio sotto la croce di vetta che ci offre una buona neve, ripassiamo per la strettoia sci ai piedi e ridiscendiamo fino ad un secondo pianoro, qui si deve lasciare la traccia di ascesa e ci si deve portare a sinistra dove superando una cornice ci si infila in bel vallone. Da questo punto in poi la sciata diventa un sogno: troviamo neve perfetta, polverosa, fantastica da scendere. Il vallone porta quindi ad una bella parete di almeno 45° che scendiamo una alla volta. Andrea come solito in discesa passa per primo, quindi tocca a me...Ricordo benissimo questo tratto, pennellando curve strette sul ripido (cosa che adoro fare) su una polvere magnifica...ho urlato dalla gioia ad ogni singola curva fino in fondo. Da qui le possibilità sono varie, ci infiliamo però nel vallone consigliato dalla relazione e ci ritroviamo in un canalone ripido, stretto e con neve crostosa che ci obbliga in qualche tratto e derapare con in mano la picozza. Alla base di questo si apre un vallone che conduce nel bosco, da qui si prosegue fino ad incrociare la strada che porta da Colfosco a Corvara.
Siamo al parcheggio e sono circa le 12.30, apriamo le nostre ultime due birrette, brindiamo a questi fantastici 4 giorni insieme e iniziamo l'ingrato ma obbligatorio compito di mettere tutto a posto nelle rispettive auto, cambiarci: puzziamo come capre, io chiudo ermeticamente i miei vestiti sporchi in un sacco perchè è meglio non descrivere l'odore acre che sprigionano...ma che ci dobbiamo fare? Questa è una conseguenza inevitabile dell'Alpinismo e della vita spartana all'aria aperta. Mangiamo ancora qualcosa insieme e verso le 14.00 ci salutiamo, ognuno riprende la propria strada. Andrea torna a Udine nella mia città natale e io riparto nella direzione opposta scendendo in Val Pusteria seguendo il solito itinerario fino a Stoccarda. Il vantaggio è che è lunedì e la strada è sgombra, 5 ore esatte e sono a casa. Scarico la macchina e con i finestrini aperti vado a Stoccarda Ovest dove c'è una stazione di "car wash" aperta anche la sera, ottima occasione per arieggiare l'abitacolo dopo 4 giorni di vita al suo interno e per lavare tutto quanto e riconsegnare il veicolo in condizioni se non perfette, quantomeno dignitose! Non passerà molto tempo prima che possa rimettere gli sci ai piedi, 4 giorni appena e sarò in Silvretta...ma anche questa è un'altra storia!

Cima Del Vento - Ahrnerkopf 3057m, Val Aurina

Questa è l'ascesa su una cima che non avevamo in programma. Sì perchè, come due idioti, dal parcheggio di Casere, siamo partiti in quinta, senza chiederci il perchè o il per come, senza dare un'occhiata alla carta o alla relazione. Convinti, straconvinti di stare effettuando la salita al Picco dei 3 Signori...rimaniamo di stucco quando giunti in cima capiamo di essere sulla montagna sbagliata...Impossibile a dirsi eppure è successo proprio questo: un istruttore del CAI e un signor nessuno con però 3 anni di Alpinismo sulle spalle, incappati in un errore veramente da principianti.
Poco male in realtà...arriviamo da due giornate perfette e questa volta il destino ci metterà sulla strada giusta ci farà scoprire una montagna bellissima dal punto di vista della discesa e ci consentirà di non spararci l'ultima cartuccia di forze per averne ancora ed affrontare il programma del Lunedì.
La cima in questione è sempre un 3000, l'ascensione richiede comunque 1500m di dislivello e un buon tratto in piano dovendo partire dal parcheggio. Quindi si tratta di una gita lunghetta e che richiede gambe. Nessuna difficoltà, si arriva in cima con gli sci, ci si può godere un grandioso panorama e le 4 ore di salita sono ripagate da una discesa bellissima: il tratto sommitale preso diretto arriva ai 45°, poi si procede per un bel fianco sui 25-30° per infilarsi in un bel canalone e scendere giù infine fino in valle. In ombra nel tratto finale crosta alternata a poca polvere, al sole una bella neve trasformata.
Andrea scende tranquillo e sereno, io ogni 50 metri una pausa la devo fare, non ho gambe, mi sento veramente stanco. Lui mi dirà la stessa cosa ma credo che un buon 15% in più di forze rispetto a me ce l'abbia. Arriviamo al parcheggio sfiniti...io sono quasi dell'idea di interrompere il WE perchè non credo di riuscire a ripredermi per il Lunedì. Dichiaro la cosa al mio amico e leggo la sua delusione all'idea di tornare a casa: non posso dargli torto abbiamo ancora un giorno e condizioni così perfette di neve e meteo sono rare...dobbiamo battere il chiodo finchè è caldo! Ripartiamo in direzione Brunico perchè dobbiamo mettere qualcosa sotto i denti e oggi abbiamo deciso di andare a mangiare qualcosa fuori: mai prendere decisioni a stomaco vuoto! Arriviamo a Brunico e dopo un paio di tentativi troviamo una birreria aperta. Ordiniamo due portate principali a testa, suscitando la sorpresa della cameriera che ci dice che è un pò troppa roba. Inutile dire che spazziamo via tutto quanto come due animali. Ripartiamo alla volta della Val Badia, per chiudere in bellezza il programma con il Piz da Lec, parcheggiamo al passo di Campolongo questa volta niente birrette e chiaccherate serali, ci addormentiamo subito come sassi.