domenica 15 marzo 2015

Forcella dei Denti di Terrarossa - Alpe di Siusi

Diciamo che non avevo in programma di fare una gita ma di muovermi con le pelli per fare un pò di metri di dislivello e sciare, in questo sfortunato inverno che non è mai arrivato qui e già sta facendo spazio alla primavera. Dopo un sabato eccezionale tra Sellaronda e un pò di Ciampinoi decido di salire all'Alpe di Siusi, sono da solo, ho voglia di stare un pò in quota e di godermi l'aria fresca. In macchina ho solo sci, pelli e per scaramanzia ho messo dentro l'ARVA, ma più che altro per evitare storie con eventuali controlli, sono solo a cosa mi servirebbero pala e sonda? e poi diciamocelo, non è tempo e luogo di andarsele a cercare. Salgo a Panorama e continuo puntando la punta d'oro, penso che potrei andare al Molignon su una semplice mulattiera e poi salire allo Zallinger e mangiare qualcosa, ma arrivato sul punto di prendere la decisione, penso che potrei almeno andare sotto al canalone dei Denti di Terra Rossa, quello che risalito porta poi al Rifugio Alpe di Tires, così per darli un'occhiata, per capire se in caso si potesse contare di farlo nelle prossime settimane, sui prati dell'Alpe di Siusi c'è pochissima neve, l'erba affiora in diversi punti, i sassi sotto le pelli si sentono, fa caldo, è nuvoloso e lo è stato anche la notte quindi quel poco che c'era sicuro non ha righiacciato. Penso: finchè rimango in terreno sicuro posso non pormi il problema di cosa e non cosa fare. Arrivo ad un piccolo capanno proprio alla base delle fine del canalone, qui in estate passa il sentiero che risale a zig-zag il ghiaione e porta alla forcella. Non voglio salire infilandomi nel canalone, sarei esposto a eventuali scariche e se ci sono stati di sicuro sono qui. C'è una bella dorsale che per altro presenta una vecchia traccia sul lato destro del canalone e mi ci dirigo: in questi punti di solito la neve e più compatta, meno profonda perchè il grosso viene portato via dal vento che crea gli accumuli appunto nelle depressioni. Visto che sono da solo e il manto è già poco consistente scelgo di salire da qui seguendo questa costola. La decisione si rileva buona, sono costretto a parecchi zig-zag molto stretti ma mi sento in terreno sicuro e la progressione è accettabile. La costola sembra terminare proprio poco sotto la forcella: penserò dopo se e come traversare. Le nuvole si addensano, ma conosco molto bene il posto e so quando è eventualmente il caso di rientrare, inoltre dalla base del canalone per rientrare su una qualsiasi mulattiera qualunque percorso si scelga non ci sono salti rocciosi o pericoli oggettivi quindi sono tranquillo...inizio solo ad essere perplesso sul traverso che mi si profila alla fine della costola, non sono sicuro vada la pena di provarci. Arrivo alla fine della costola sulle rocce: qui la neve è bagnata, inconsistente, dal cielo sembra quasi scendere una leggera pioggerellina, fa caldo. A questo punto pur avendo la forcella lì, basterebbe traversare verso sinistra e forse fare altri due zig-zag di numero, decido di scendere. Non sono un incosciente e so che andare da soli in montagna non è mai una buona idea, questa volta ci sono "caduto" perchè avevo una disperata voglia di sentirmi di nuovo a "casa" nel mio terreno, ma non mi sono mai preso rischi se non ponderandoli. Per di più le nuvole iniziano ad abbassarsi e io vorrei almeno arrivare alla base con visibilità. Tiro via le pelli, togliendo uno sci alla volta e appoggiando lo scarpone sullo zaino: i bastoncini sprofondano quasi per la loro intera lunghezza, figurarsi mettere un piede per terra! Zaino in spalla e scarponi chiusi sono contento di iniziare la discesa. Scendo sfruttando la costola sempre per evitare zone con accumuli, non sarà una gran sciata penso ma almeno sarò al sicuro. La sciata sarà infatti poco piacevole perchè la neve sulla costola è poco profonda quindi si sentono spesso sassi sbattere sulla soletta e non ci si può quindi lasciar andare. Giunto nella parte bassa dove il canalone diventa più pianeggiante decido di andare a sondare almeno la neve del canalone, quindi mi ci infilo. Anche qui non sarà una gran sciata, ogni tanto si sentono bene le rocce, quindi si scende piano e controllando un pò come già visto sul Pelmo in Gennaio. Arrivo in men che non si dica al capanno, mi fermo, rimetto le pelli e mi tolgo la giacca, ora c'è un bel tratto in sali-scendi fino agli impianti della punta d'oro, sbuco proprio all'altezza dell'albergo in corrispondenza della pista, nell'ultimo tratto la visibilità era molto ridotta, solo un paio di decine di metri. Sono comunque contento di aver chiuso l'inverno con una giterella in solitaria cosa che non facevo da tempo immemorabile. Non ho mai visto la montagna come una sfida verso me stesso o la natura: ho sempre visto la montagna come il posto più bello per condividere avventure e ricordi godendo delle meraviglie della natura. Quindi non riuscirò mai ad andare in montagna da solo, ma vorrò sempre andarci e tornarci con amici e penso che non vedo l'ora di vivere nuove avventure con Andrea il mio amico di sempre e con tutti gli altri con cui ho condiviso avventure e anche quelli che ancora non ho incontrato. Ora sento solo di avere fame e quindi opto per una bella mangiata, qua da solo o in compagnia ci cado sempre allo Zallinger forse il posto più bello dell'Alpe di Siusi per gozzovigliare, prima di scendere nella mia Bolzano. Non è mai stata così bella e comoda la domenica sera, fino a poco tempo fa significava prendere la macchina e guidare almeno 5 ore...ora è un altro vivere! Beh, alla prossima (vera) avventura.

domenica 1 febbraio 2015

Cascata Pisciadù - Colfosco, Val Badia

Finalmente il mio buon compagno di avventure è venuto a trovarmi a Bozen: non ci sono grandi progetti alpinistici, ma l'obiettivo è comunque quello di fare qualcosa! Dal momento che la neve in Dolomiti continua ad essere un problema (nel senso che non è arrivata, sì qualcosa c'è ma poca roba): si profila l'idea di fare ghiaccio! Ora l'occasione è perfetta: non ci sono scuse, con queste condizioni gli sci si lasciano a casa e si va a fare una cascata. Il mio problema con le cascate di ghiaccio è il seguente: se ci sono condizioni per sciare, convincermi di infilarmi in una goulotte all'ombra, al freddo, al bagnato per arrampicare è una vera e propria impresa, a meno che non si tratti di un canalone sciabile :). Quindi, morale della storia: era da due anni che non arrampicavo su ghiaccio!!! La cascata in questione si trova scendendo da passo Gardena in direzione Colfosco, poco prima di entrare in paese, l'auto si lascia proprio sull'ultimo tornante, in un ampio parcheggio presso una pensione-ristorante. Nello stesso areale ci sono altre 3 cascate raggiungibili in pochi minuti, quindi è da mettere in conto che non si sarà soli! Noi affrontiamo Pisciadù che è la più facile, meglio procedere per gradi, specie per chi andrà da primo. Io oggi alla fine salirò solo da secondo: troppe poche cascate fatte nella mia vita (appena 2 e mai da primo), meglio prima riprendere confidenza con i movimenti. La cascata è composta di 3 tiri e si sviluppa in una goulotte molto bella che la spezza in 3 settori corrispondenti ai tiri stessi. Le soste sono tutte su roccia e su albero alla fine, comode in ampi tratti piani, quindi una gran bella cascata per ricominciare. Troviamo appunto molte altre cordate, in particolare quella che ci precede che è composta da una coppia: lui molto forte, sale veloce, si permette di proteggere proprio solo dove necessario, si vede che ha il passo sicuro...lei che invece sale molto lenta e insicura specie all'ultimo tiro dove ci farà aspettare almeno un'ora...quando mi toccherà ripartire ero da un lato contento di muovermi dall'altro ero diventato un pezzo di ghiaccio. Il primo tiro sale una paretina facile per arrivare ad una strettoia in cui si passa a destra di un grosso sasso incastrato, poco ghiaccio, il passaggio sembra impegnativo a vederlo, a farlo non era poi più difficile del muretto sulla doppia del canalone nord del Sass de Putia, solo che là eventualmente si cadeva su soffice neve, qui no! Va avanti Andrea che vince il passaggio senza problemi e arriva in sosta, salgo io anche piuttosto agevolemente ma proprio in quel momento mi dico: Carlo oggi vai da secondo perchè sei arruginito e non è il caso di rischiare. In sosta Andrea mi chiede se voglio andare io da primo e io gli dico che sarebbe stato meglio di no. L'amico è molto comprensivo e riprende la progressione, c'è un pò da aspettare però non troppo. Il secondo tiro si sviluppa su una parete a tratti quasi verticale ma molto molto bella, con buon ghiaccio, quindi la progressione non è difficoltosa, parlando di me che salivo da secondo, Andrea avrà qualche difficoltà a trovare i punti di ghiaccio più omogeneo dove piantare le viti.
Arriviamo in sosta mentre due cordate si stanno calando e la cordata che ci precede ha iniziato l'ultimo tiro: c'è quindi traffico e dovremo aspettare, poi come anticipato la seconda della cordata che ci precede parte e c rendiamo conto subito che sarà lunga, ma lunga, lunga. Quando Andrea risalita quest'ultima parete (non banale e decisamente più impegnativa delle precedenti) mi dice di partire è arrivata in sosta una cordata molto veloce di due ragazzi altoatesini che ci ha raggiunto. Parto io e piano piano inizio a scaldarmi mentre sono impegnato su questo ultimo tiro...quando sono in sosta sono molto contento perchè sono rientrato in temperatura e mi sento di nuovo bene.
La discesa si effettua lungo la via stessa con 3 doppie, l'albero stesso costituisce la prima calata, la seconda dalla sosta del secondo tiro e l'ultima calata o dalla sosta del secondo tiro o qualche metro più in basso sulla destra (spalle a valle) è predisposta una seconda calata, più logica perchè permette di scendere sulla lingua di ghiaccio del masso incastrato e non per aria come succederebbe se ci si calasse dal lato sinistro. Purtroppo Andrea deve rientrare a Udine, quindi ci limitiamo a questa breve seppur doverosa uscita, mangiamo qualcosa proprio nel ristorante dove abbiamo parcheggiato e ci salutiamo dandoci appuntamento al WE successivo. Io sono piuttosto provato dalla settimana di lavoro e oggi mi sono ripromesso anche di andare in studio per finire delle cose dal momento che martedì abbiamo una presentazione importante quindi va bene così. Rientro per passo Gardena, sono le 17.00 inizia ad imbrunire ma le pareti sono solcate dagli ultimi raggi di sole che tingono con fiamme di rosso ed arancione l'ombra magica di queste montagne. Penso che sono ad un tiro di schioppo da casa, in poco più di un'ora sarò a Bolzano e sono felice, posso ammirare il Sassolungo in tutta la sua forza mentre scendo verso Plan de Gralba. A Selva e Ortisei c'è tanto via vai, in fondo è sabato sera, poi tutto liscio come l'olio, arrivo a casa, sento un certo affaticamento alle braccia che mi ricorda di essere non tanto in forma...spero di poter rimediare nelle prossime settimane!

domenica 18 gennaio 2015

Cima Forca Rossa, Pelmo - Scialpinismo

Niente da fare, la neve in Dolomiti non è arrivata: troppo freddo negli ultimi giorni del 2014, nessuna precipitazione che dipingesse di bianco il paesaggio, ironia della sorte, a Nord della cresta di confine gli austriaci fanno festa con decine di cm di neve nuova...per me rientrato in Italia dalla Germania è una gran bella fregatura. Ma...ma, ci sono sempre le soluzioni: primo, salire di quota, secondo cercare itinerari riparati dal sole ed esposti a Nord. Andrea come sempre ha la soluzione pronta: la Forca Rossa del Pelmo regala neve anche in periodi di magra, magari non è eccezionale ma è sicuramente sciabile. Ancora una volta mi devo affidare al mio amico e accetto la proposta, una gita di inizio 2015 la dobbiamo proprio fare. Parto dall'Alpe di Siusi e raggiungo La Villa in Val Badia, qui trovo Andrea e dopo una veloce colazione partiamo alla volta della nostra meta, il Pelmo. Quindi facciamo passo Valparola e Falzarego, scendiamo verso Arabba quindi proseguiamo in direzione Belluno, ancora un bivio (non si segue per Alleghe) e arriviamo all'obiettivo, posto sulla salita che porta al Passo di cui non ricordo il nome che porta in Val di Zoldo.
Nella parte alta c'è neve, beh questo lo avevamo appurato già a Capodanno visto che il primo Gennaio abbiamo fatto una sorta di passeggiata sugli sci dal Rifugio Croda da Lago fino alla forcella posta tra il Picco di Mezzodì e la Croda da Lago stessa, così per rimediare ai bagordi dei festeggiamenti in Rifugio, eravamo già partiti con l'idea che si potesse fare. Arrivati al Parcheggio però ci rendiamo subito conto che con gli sci non arriveremo in discesa fino alla macchina: in tutta la parte bassa emergono rocce e lo strato di neve è troppo sottile ed inconsistente, sopra invece, magari troveremo neve ghiacciata, crosta e lastroni ma potremo sicuramente scendere sci ai piedi. Risaliamo il pendio stando un pò attenti a non rovinare sci e pelli dallo sfregamento sulle rocce semi-nascoste, dopo aver risalito un 200m le cose migliorano, mentre risaliamo portandoci sotto la parete Nord di questo vero e proprio gigante.
Questa montagna è veramente possente e gigantesca, un blocco compatto. Tutto quello che la circonda sembra ingannevolmente minuscolo: il pendio sembra corto e stretto ma quando lo terminiamo le macchine nel parcheggio sono diventate dei piccoli punticini lontani, il cono nevoso alla base del canalone sembra pure insignificante, risaliamo il canalone e ci sembra di poter arrivare alla forca con pochi zig-zag, ma anche qui ci sbagliamo. Giunti alla forca Andrea mi dice, forse quelle cenge appoggiate sulla parete Nord-Est del Pelmo che sembrano dei gradoni potrebbero perfino portare in cresta, forse anche abbastanza agevolmente, si da arrampicare ma fattibile, forse....ma anche qui quando riguarderemo quella parete dalla cima della Forca Rossa, cambieremo subito idea. Lo stesso pendio Est della Cima Forca Rossa, ci dà l'idea di poter essere risalito in pochi istanti, mentre ancora da sotto la cima, guarderemo la forcella e i nostri sci e zaini, minuscoli e incredibilmente lontani. Ecco ho già raccontato tutta dell'ascesa, il pendio finale per la cima non è da sottovalutare, abbiamo trovato neve di tutti i tipi: ghiacciata, lastre, inconsistente, crosta. Non va preso sottogamba. Dalla cima più che dalla Forcella il panorama è grandioso, a causa della cornice che ci impedisce di guardare verso nord, concentriamo i nostri sguardi e Est e Sud Est e riconosciamo tante delle nostre Alpi Friulane, termine che non esiste ma che intende raggruppare le Dolomiti Friulane, le Carniche e le Giulie insieme per riassumere: il Montasio e il Canin sono visibilissimi anche le Giulie slovene fino al Krn, in primo piano invece i Monfalconi, la Cima dei Preti e il Duranno che da qui nella sua forma ardita ricorda proprio un Cervino in scala più piccola.
Non abbiamo avuto un raggio di sole che fosse uno oggi, siamo a ben oltre 2700m che è l'altezza della Forca ma tutto sommato non fa freddo e non siamo esposti al vento che invece si infila forte attraverso la forcella. Dopo le varie pause tecniche, una barretta un sorso di liquidi, le foto, insomma le care e giuste abitudini, inforchiamo gli sci e ci prepariamo a scendere. Discesa: il canalone non ha sicuramente neve da cineteca, ma tutto sommato si può scendere in sicurezza e godendo anche di qualche bella curva anche se le lstre ventate ora qua, ora là danno fastidio. Usciti dal canalone iniziano i dolori: lastroni compatti, tratti di neve ghiacciatissima, non è terreno difficile, ma la sciata diventa tutt'altro che un piacere. Il pendio finale mentre si scende diventa sempre peggio, cerco sempre i tratti con la neve più dura e compatta, meglio sentire le lamine grattare ma scivolare sulla neve che rompere la crosta e finire gambe all'aria con il sedere per terra. Più in basso ancora le rocce appena nascoste dalla sottile coltre di neve obbligano a prestare molta attenzione: prenderle significa capitombolo garantito. E poi inevitabilmente: sci via e si finisce la gita a piedi al parcheggio. Certo raccontata così sembra un disastro: non voglio dare un'impressione sbagliata. La gita è una bella gita e meno male che pur con condizioni pessime in Dolomiti come quelle attuali, rimane una gita fattibile, quindi arrivati alla macchina siamo entrambi molto contenti di questo primo exploit del nuovo anno. Per me finalmente anche una gita in ambiente dopo una lunghissima e forzata pausa, spero sia di buon auspicio per i prossimi mesi!

domenica 7 dicembre 2014

Bolzano, un nuovo capitolo di vita, lavoro...e beh il resto viene da sè

La vita è fatta di sogni da realizzare, obiettivi da raggiungere. Ne avevo uno, grande: vivere vicino alla mie montagne, respirare Alpinismo nel mio quotidiano, pur potendo realizzare i miei obiettivi professionali come progettista e Designer. Un sogno in particolare occupava i miei pensieri e mi rubava le energie da diverso tempo a questa parte: Bolzano, l'Alto Adige. Dopo quasi 5 anni di Germania e un anno e mezzo di tentativi: l'occasione. Rientro in Italia e mi trasferisco in quella città alle porte delle Dolomiti che tanto ho sognato, come un chiodo fisso. Mi attende una bellissima possibilità lavorativa, stimolante e varia che inizierà subito, proprio tra una settimana. E avrò il privilegio di poter vivere qui, tra le mie montagne.
L'Alpe di Siusi, la Val Gardena sono dietro l'angolo: sono i posti dove ho imparato prima a stare in piedi, poi a muovere i primi passi quando ero bambino. Ma in realtà ormai sento quasi tutta questa bellissima regione come casa mia: il passo di Resia e la Val Venosta, Solda con l'Ortles e il Gran Zebrù, la Palla Bianca, Merano, la Val Pusteria, le Dolomiti di Sesto, la Val Badia, Bolzano, Brunico, la Val Aurina, Dobbiaco e San Candido e potrei continuare. Sono i posti dove vivo più volentieri la mia grande passione per la montagna. Come tutto si evolverà dipenderà da me, certo: ma un primo passo è fatto e ne sono veramente felice.
Lascio un paese che mi ha dato tanto: dove ho potuto crescere professionalmente, dove mi sono anche formato alpinisticamente, qui sulla "Schwaebische Alb", ho iniziato ad arrampicare (ricordo ancora la mia prima falesia nell' Uracher Alb, il Wiesfels), lascio un'esperienza di vita che mi ha fatto crescere, maturare, cambiare: ricordo ancora quando dall'aeroporto di Venezia quel 28 Aprile 2010, prendevo il mio aereo Easyjet per Berlino, solo con una valigia e uno zaino, con tante domande ma tanta determinazione e un pizzico di follia, niente di più: nessun contatto, nessuna certezza, un paese nuovo, poca esperienza lavorativa specifica, fresco di studi, una nuova lingua. Solo il sogno e la promessa di dimostrare a me stesso che sarei riuscito a realizzarmi e che avrei intrapreso un percorso. E come da Berlino, sia arrivato a Stoccarda e da qui passo dopo passo abbia gettato le basi per il mio futuro.
Vivo ora questo momento di cambiamento: mi sembra quasi di poter comprimere gli ultimi 5 anni in una pillola. Quel giorno all'aeroporto di Venezia mi sembra fosse ieri. Eppure quante cose ho vissuto, quanti paesi ho visto, quanti viaggi ho fatto: il Sud America, la Turchia, la Cina e l'Europa. Quanti km ho macinato la sera, dopo lavoro, la notte verso Sud, verso le Alpi, cercando un posto dove dormire, coricandomi sui sedili della "mia" mitica Opel Astra rossa fiammante del Car Sharing o d'estate sotto le stelle...per quell'insanabile passione: la roccia e la neve, quante arrampicate, quante discese, quante cime. Quante cose ho conosciuto ed imparato, quante persone ho incontrato.
Arrivo nel posto dove volevo, tra le mie montagne e (ci tengo a sottolinearlo): vicino al mio amatissimo Friuli. La mia regione, che amo e che ho potuto vivere poco. Trasferito a Milano appena diciannovenne, quando si inizia veramente a potersi guardare intorno e salvo una breve parentesi, in giro per il mondo. Cosa sarà del mio futuro non lo so e voglio pensare abbia ancora tante sorprese, non ho intenzione di "sedermi", nè sentirmi arrivato: la vita è piena di possibilità e non voglio escluderne nessuna. Ma sono contentissimo di essermi riavvicinato e voglio poter godere almeno per un pò di questo privilegio. Finalmente potrò anche tornare a frequentare più spesso le Alpi Giulie che tanto ho dovuto trascurare perchè irraggiungibili per il solo fine settimana. Spero di poter raccontare di tante vie, di Kugy, Comici, Piussi e dei nostri alpinisti.
Si apre un nuovo capitolo: un bellissimo regalo di Natale. Ringrazio Dio per tutto questo e spero di poter scrivere presto di nuove avventure alpinistiche della mitica e ineguagliabile cordata Beltrame/Della Rosa e volentieri di chi altri incontrerò...Lassù, lungo le vie del cielo.

venerdì 28 novembre 2014

Marmolada, Punta Rocca - Scialpinismo

Il 17 Giugno 2014, concludevo con Andrea la stagione di Scialpinismo con la discesa della mitica parete Nord della Marmolada: era l'ultima volta che ho indossato gli sci prima della pausa estiva...il 23 Novembre 2014 senza averlo programmato, la prima sciata della nuova stagione ci ritroviamo di nuovo in Marmolada! Anche questa volta, condizioni spettacolari, tantissima gente, ma poco ci importa: quello che conta è stare finalmente di nuovo sugli sci.... No, non sono venuto in Italia solo per questo...questa volta c'era altro in ballo, ma bando alle ciance! Perchè non cogliere l'occasione già che sono in zona? Tra l'altro è una doppia occasione in quanto prima sciata, della stagione e sui miei nuovi Ski Trab! Comperare materiale a fine stagione ha un gran vantaggio e un altrettanto grande svantaggio: prezzi dimezzati e...rischio di lunga attesa per poterli usare! Sci praticamente vergini, ci avevo sciato una volta sola sul Canin, poi è arrivata l'estate! Con noi c'è un'amica di Andrea, Rossella, alla sua prima scialpinistica: cominciare con la Marmolada in effetti è da questo punto di vista una gita di tutto rispetto! Partiamo da Udine alle 07.30 del mattino: che ci faccio a Udine? Sono arrivato la sera prima da Bolzano, la mia più corta permanenza in occasione di un rientro: praticamente cena e notte!
Saliamo al Feldaia percorrendo la bellissima Val Cellina, passando per Erto, quindi il Vajont che mette sempre addosso tristezza e sgomento per quello che è successo, dove la frana dal monte Toc sembra caduta ieri tanto bene è visibile il bordo del distacco, scendiamo a Longarone e ci dirigiamo verso Zoldo: dopo un pò spunta il Pelmo, la Civetta è anche davanti a noi sul suo lato tranquillo, quello per altro sciabile! Mentre è il Pelmo il vero protagonista: un blocco compatto con pareti gialle e verticali, una vera e propria fortezza della natura! Fantastico. Scendiamo nell'agordino e seguiamo le indicazioni per la Marmolada e il passo Feldaia. Al nostro arrivo una cosa è subito chiara: oggi non saremo soli! Questo già lo sapevamo in quando oggi qui soo previsti gli "Sci Test" ma un affollamento del genere ha un pò dell'incredibile comunque. Dopo aver trovato il modo di parcheggiare, prendiamo i bidoni che ci portano al Pian dei Fiacconi, quindi sci e pelli ai piedi iniziamo a salire verso punta rocca.
Tante le persone che già stanno scendendo: sentiamo grida di gioia di quelli che si stanno già godendo la discesa, io non sto più nella pelle che tocchi anche a noi! Risaliamo per pendii a tratti un pò più ripidi a tratti blandi, ma non è una gita impegnativa: ce la godiamo, ce la si racconta, ci sentiamo a casa tra queste montagne e ripercorriamo tutte le avventure degli ultimi anni. In ogni direzione ci giriamo c'è un canalone o un pendio o una parete che conosciamo già e che abbiamo già fatto. Naturalmente iniziamo a fare piani per il prossimo inverno!
Con calma arriviamo in cima a Punta Rocca dove un bellissimo sole ci abbraccia: è uan giornata tersa, non tira un filo di vento, si sta benissimo! Dopo le dovute foto di rito arriva il momento del divertimento vero e proprio. La discesa non presenta nessuna difficoltà, purtroppo era "arata" un pò quasi dappertutto! I tratti già percorsi ovviamente avevano una neve più compatta, ma abbiamo sempre avuto il modo di trovare qualche lingua vergine di "farina"...e scendere con i miei nuovi sci è stata una goduria! Arriviamo al Feldaia: tra una cosa e l'altra sono già le 15.00 però la birra è d'obbligo e qualcosa da mangiare pure! Io dovrò affrontare il mio ultimo viaggio verso Stoccarda...tra poche settimane, prima di Natale si cambia vita! Questa giornata e il WE in generale rimangono pertanto cariche di significato!

lunedì 20 ottobre 2014

Schlitzfels - Sul Giura ad spaccare legna ed arrampicare

Metà Ottobre, c'è il classico e immancabile appuntamento con gli altri della Sezione dell' Alpen Verein, la "Saison Abschluss", ovvero festa di fine stagione. Il luogo per questo appuntamento è l'Albhaus, ovvero il Rifugio che la Sezione Stuttgart ha sulle "montagne" di casa, la Schwaebische Alb, tradotto in italiano il Giura Svevo: dolci colline di fitta boscaglia (Faggi soprattutto) dalle vallate strette e impervie e dagli altipiani dolci. Questo è il luogo ideale per fuggire dalla città, in soli 30 minuti di macchina: le passeggiate non si contano, i single track in mountain bike nemmeno...e ovviamente pullula di falesie alcune con vie a più tiri, su un calcare molto compatto, spesso dalle forme arrotondate, spesso povero di prese, dove saper stare sugli appoggi gioca un ruolo determinante e dove la maggior parte delle falesie ha ben poco da offrire sotto il 6° grado!
Ma sto divagando: questa volta viene prima il lavoro del divertimento (beh in realtà questo tipo di "lavoro" è in queste situazioni un vero e proprio divertimento!). Il programma prevede: nel Sabato spaccare la legna per l'inverno, si inizia alle 9.00 e si finisce quando il magazzino è pieno, il tutto con spuntino, bevande e pranzo messo a disposizione dalla Sezione. Finito il dovere la giornata continua con caffè e torte di vario tipo, qualcuno si spilla una birretta, ci si può godere (almeno negli ultimi anni e anche quest'anno non ha fatto eccezione per nostra fortuna) un bellissimo sole con i colori dell'autunno, specie se dalla terrazza del Rifugio ci si porta alla vicinissima falesia da cui la vista si apre sulla vallata sottostante in un gioco di luci e colori da sogno. La serata continua con la "Sauerkraut Fest" accompagnata dalla "Schlachtplatte" (un misto di maiale bollito tra cui salsiccia di fegato e di sangue, pancia, spalla e altri tagli)...di solito dopo le 23.00, Franz il cuoco della sezione inizia a portare fuori anche il piatto più tipico dell'autunno svevo, la "Zwiebelnkuchen", una sorta di Kisch alle cipolle con Kuemmel e a volte speck. Ovviamente, nonostante il duro lavoro con accette, cunei e martelli, i giovani della sezione si portano dietro l'occorrente per andare ad arrampicare nella domenica, nella speranza che le braccia non dicano "NO" troppo presto. L'anno scorso effettivamente avevamo fatto un tentativo già nel sabato a lavoro finito nella falesia adiacente il Rifugio...ma per quanto mi riguarda era stato un tentativo molto poco soddisfacente. Quest'anno per non ripetere lo stesso errore mi sono ben guardato dall'avvicinarmi alla roccia per il pomeriggio! Durante la piacevole serata tra una chiacchera e l'altra iniziamo a buttare giù le idee per la domenica: si va ad arrampicare! Ralf se ne esce dicendo Schlitzfels nella zona di Bad Urach, io quella falesia non la conosco, prendo la topografia e vedo parecchie vie proprio dure e ben poche sul 5° grado. Non che mi voglia tirare indietro ma con il timore di dolori a mani e avambraccia sono un pò perplesso all'idea di arrampicare da primo su gradi impegnativi. Più che altro perchè sul Giura non c'è quella chiodatura abbondante da palestra di roccia! Comunque l'idea mi sta bene, ho proprio voglia di muovermi un pò e arrampicare. Vado a dormire rinunciando alla mia porzione di Zwiebelnkuchen visto che reputo di aver mangiato già abbastanza! Mi corico e in pochi istanti mi prende un sonno profondo. Dormo profondamente contento della bella giornata trascorsa. Mattina sveglia, colazione e ci si mette in marcia, o meglio si caricano le macchine e si parte! Siamo in 6: io, Petra (che devo ringraziare per le foto! Finalmente ne ho pure qualcuna carina dove arrampico), Ralf, Jochen&Inga e Gerhard. Parcheggiamo e con pochi minuti di avvicinamento siamo alla falesia. Ci dirigiamo nel suo settore destro dove ci sono le vie più facili. Io ho più di qualche dolorino dovuto al ripetuto martellare e ai colpi di accetta, specie la mano sinistra con la quale mi riesce difficile stringere con forza. Ma ho intenzione di stringere i denti e buttare sù qualche via comunque.
Parto il per il tiro della sveglia, non lungo e protetto adeguatamente e di 5° grado. Si parte su una paretina dove inizialmente c'è molto poco per i piedi, il tiro poi si appoggia per qualche metro e poi si deve risalire una gran bella fessura leggermente strapiombante. Subito mi devo riabituare al calcare del Giura..non è come in Dolomiti. Mi riesce difficile da descrivere ma il tipo di roccia crea una struttura molto diversa da quella alpina e nello specifico dolomitica e non è per niente banale. I piedi sovente devono stare su appoggi minuscoli, come piccole "rughette". Prendo un paio di respiri dopo i primi movimenti un pò delicati dove un piede al primo tentativo non è rimasto fermo dove volevo. risalgo la paretina appoggiata su rocce facili, rinvio e attacco la fessura, molto bella veramente. La supero senza problemi, rinvio e sono in un battibaleno in cima.
La seconda via è appena poco più a destra, è una fessura di 4° grado interamente da proteggere, non c'è manco un chiodo. La fessura però permette di proteggersi benissimo con sistemi mobili, pur essendo di grado basso, trovo la fessura per niente banale, forse più delicata del tiro precetente. Comunque senza problemi la porto a casa. Il mio tiro successivo è un camino/fessura di 5° inferiore, un tiro molto più lungo che risale una fessura abbastanza ampia da poter incastrare il proprio corpo, la roccia liscissima e priva di appigli rende l'arrampicata un gioco di opposizione e attriti che di solito mi riesce molto bene. La supero senza difficoltà pur iniziando a lamentare un pò di stanchezza alle braccia...la mia povera mano sinistra in particolare sembra volermi dire "basta". L'ultimo tiro è un 4° superiore anch'esso piuttosto corto e un pò sporco di verdi, decisamente meno bello delle altre vie...arrivato in cima mi reputo soddisfatto della giornata: per oggi può bastare, alla fine anche gli altri pur dichiarando più o meno apertamente di voler arrampicare ancora un pò, alla fine sono sopraffatti dalla stanchezza e finiamo per sederci e conversare piacevolmente godendoci la luce autunnale che arriva fino a noi tra gli alberi. Mi sono comunque sentito abbastanza in forma per affrontare il WE prossimo forse l'ultima gita su roccia dolomitica...vedremo come si metterà il meteo e se Andrea avrà tempo...ma mi piacerebbe fare ancora un paio di vie vere. Poi prima di Natale chissà se riuscirà il progetto "Mystica"....e poi via con lo sci! Ma queste come spero tante altre, sono altre storie che vanno ancora scritte...

lunedì 6 ottobre 2014

Un Week End di lavoro in Lechtal, con gita sulla Wetterspitze, 2895m - (Simmshuette)

Devo averlo già scritto da qualche parte in passato: la montagna non è solo arrampicare, scalare vette sempre più alte o impegnative e sciare pendii ripidi...la montagna è fatta di persone, perchè ognuno che a suo modo ne è stato rapito ha il suo modo di viverla. Questa volta racconto di un bel WE passato nelle Alpi della Lechtal in Tirolo, dove la Sezione dell'Alpenverein Stuttgart possiede un rifugio: la Frederich Simms Huette. Questa volta non ci sono pareti, diedri, fessure, ma c'è il lavoro! Lavoro necessario per mettere in sicurezza il rifugio e i sentieri di accesso per l'inverno, perchè le persone possano godere della montagna durante l'estate. Mi offro volontario insieme ad altri siamo in 12 in tutto: a parte le tradizionali feste di chiusura stagione sul Giura presso la Albhaus dove mi sono prodigato negli anni a spaccare la legna, è la prima volta che dò la mia disponibilità per questo e non sarà sicuramente l'ultima.
Ma andiamo con ordine: Venerdì 3 Ottobre è la festa dell'unificazione tedesca, non si va a lavoro, parto con la prima S-Bahn alle 5.30 di mattina in direzione Esslingen dove trovo Jan con cui viaggerò fino a Kempten, dove Markus ci raccoglierà e porterà in Lechtal nei pressi dell'abitato di Stockach. Giunti al parcheggio troviamo Norbert e la sua compagna Bettina, loro salgono in moto fino ala funicolare per il carico dei materiali, noi a piedi. Lasciamo la macchina a 1030m e ci incamminiamo verso il rifugio situato a 2004m in fondo alla valle. I cartelli danno 3 ore, io dopo aver fatto un pezzo con Jan e Markus decido di testare le gambe e parto via veloce, sarò sù in 1 ora e mezza. Quando gli altri arrivano, mangiamo qualcosa insieme e decidiamo di salire sulla Wetterspitze, la montagna di "casa" per il rifugio. La vettà è posta a 2895m, quindi quasi altri 900m sono da percorrere. Alpinisticamente niente, traccia prima su verdi, poi su un ghiaione fino ad una sella, quindi verso Sud lungo la comoda cresta Nord, sempre lungo una semplice traccia, quindi l'ultimo salto su roccette e qualche passaggio di arrampicata veramente elementare, sull'unico punto un pò più delicato, una placca un pò esposta c'è addirittura un cavo metallico. In 1 ora e 50 siamo in cima contro le 2,5h che danno i cartelli, anche gli altri due miei compagni sono in buona forma. La giornata è spettacolare, solo qualche nuvola innoqua copre di quando in quando un caldo sole: intorno a noi le bellissime Alpi della Lechtal: ripide, frastagliate, ricche di pendii erbosi e di sfasciumi molto ripidi ma soprattutto selvagge, non una traccia di civilizzazione, niente strade, costruzioni, piste da sci, anche di sentieri da lassù se ne vedono ben pochi.
Dopo una piccola meritata pausa in cima scendiamo, io lo faccio a modo mio, come d'abitudine quando vado in montagna con Andrea: correndo. In 35 minuti sono rientrato al rifugio. Non posso lamentarmi della mia condizione anche se non sono del tutto soddisfatto. Gli altri arrivano con una buona mezz'ora di ritardo. Nel frattempo notiamo sul sentiero più in basso altre persone arrivare e con il cannocchiale e riconosciamo altri membri della Sezione che ci aiuteranno nei due giorni successivi. Ceniamo nel locale invernale perchè il rifugio è pieno e nella stube non è proprio possibile recuperare un pò di posto. Norbert il responsabile del gruppo snocciola il suo piano di battaglia, ci sono diversi lavori da fare: il pavimento della cantina deve essere cementato, ci sono da marcare i sentieri per la Wetterspitze e la Feuerspitze, da recuperare i cartelli, c'è da ripulire il locale del compostaggio, dove finisco TUTTI i rifiuti organici umani, c'è da smontare la conduttura dell'acqua dalla fonte, le code fisse poste nell'ultimo tratto della traccia che porta al Falmedonjoch vanno rimosse, Domenica quando tutti gli ospiti saranno andati via il resto cioè tutte le piccole cose che ci si può immaginare per una chiusura (tirare dentro tutto quando, sbarrare porte e finestre, pulire tutto). Sabato mattina, tempo splendido, facciamo colazione, mentre molti ospiti preparano gli zaini per la gita o per il rientro in valle, io ho il compito di scendere all'attacco della funicolare che serve il rifugio per il trasporto dei materiali e caricare il cassone con la sabbia che servirà per cementare il pavimento della cantina: sono 300m di dislivello, scendo e carico più di 600kg di sabbia in 3 turni, scarico inoltre rifiuti e altro materiale che mi viene spedito dall'alto ogniqualvolta il cassone viene mandato giù. Verso le 11.30 ho finito, rientro e aiuto gli altri con altri compiti, c'è da spaccare la legna per il locale invernale e da rifare il rivestimento in catrame di una parte del tetto del locale della funicolare. Pranziamo e riprendiamo con i compiti successivi, a me "tocca" (o meglio me lo sono scelto) la salita al Falmedonjoch per rimuovere le corde fisse, quindi dal Rifugio insieme a Norbert, Markus e Klaus, scendo 300m fino all'attacco del nuovo sentiero per il Falmedonjoch, da quel punto si risale prima per prati, poi per ghiaioni, quindi il terreno si fa via via più ripido e infido. Rimuoviamo le corde, muovendoci con attenzione perchè siamo slegati quindi scendiamo e facciamo rientro al Rifugio, oggi sono 1200m di discesa e 1200 in salita e un bel Work Out per le braccia.
Siamo abbastanza cotti ma in vena di festeggiare, quindi non risparmiamo con il vino rosso, gentilmente offerto dalla Sezione in cambio della nostra disponibilità. Charlie e Andi i nostri rifugisti, come la sera precedente raccolgono tutti gli ospiti dopo cena nella Stube e lì suonano alternando improbabili melodie a poesie: tutto è molto divertente e familiare, ci si sente veramente a casa. Ci perdiamo nelle chiacchere e quando ci dirigiamo alle brande è ormai l'una di notte. La domenica ci dà il buongiorno con la pioggia, fortunatamente subito dopo colazione il tempo migliora, non piove più e le nuvole sembrano iniziare a diradarsi. Oggi l'ultimo compito rognoso è quello di staccare la conduttura dell'acqua, che non è esattamente come chiudere un rubinetto a casa: bisogno dal rifugio risalire qualche centinaio di metri un pendio di erba e sfasciumi a tratti molto ripido anche se non pericoloso per raggiungere la fonte, seguendo il tubo di PCV che collega quest'ultima al rifugio: il tubo in un certo punto ha un giunto, dal giunto in giù si porta il tubo contro la parete di roccia al margine del pendio e lo si fissa, dal giunto in sù si deve riavvolgere verso la fonte, sono un 150m buoni di tubo da 30mm da tirare sù a mano. Fatto anche questo rimangono le piccole cose: tantissime in realtà ma decisamente meno impegnative. Pranziamo che sono le 15.00, quindi piano piano ci dirigiamo nuovamente a valle, raggiungiamo la Sulzalm dove una pausa caffè è d'obbligo e dove viene servita la Kaiserschmarn più gigante che abbia mai visto (non la più buona, ma che può sfamare 3 persone). Quindi di nuovo di corsa per smaltire gli eccessi fino al parcheggio. Quindi con i soliti problemi sull'autostrada (traffico) di nuovo a casa.