domenica 20 settembre 2015

Spigolo Nord al Pollice delle 5 dita e traversata (IV)

Una classica che dovevo assolutamente fare: l'occasione si presenta quando con Max, il mio amico bavarese, si decide di fare qualcosa insieme in Settembre. Tra le tante proposte che spaziavano dalle Dolomiti ai Tauri passando per le Zillertaler Alpen e Silvretta, vista anche la tendenza del meteo si propende per un paio di arrampicate in Dolomiti. Max mi raggiunge la sera di Venerdì a Bolzano, Sabato mattina di buon'ora saliamo quindi al Passo Sella. Arriviamo proprio mentre i "bidoncini" che portano al Demetz iniziano muoversi. Parcheggiamo e risaliamo a piedi al Rifugio Demetz, un'oretta e ci siamo. Quindi ci portiamo all'attacco dello Spigolo Nord al Pollice, proprio poche decine di metri dietro al rifugio. Una cordata è impegnata proprio sul primo tiro, o meglio il secondo di cordata sta per partire mentre noi ci avviciniamo.
Il primo tiro tocca a me: si risale la parete all'inizio per una specie di fessura, poi è più che altro una placca con roccia molto, molto compatta. 30 metri rinviando due sole volte: e ammetto che qualcosa in più ce lo avrei anche messo ma non mi è passato niente sotto al naso che si prestasse allo scopo. Recupero Max che riparte per un lungo e facile traverso che porta dopo un centinaio di metri allo spigolo vero e proprio, a corda finita come da accordi mi stacco dalla sosta e lo seguo. Siamo per ora dietro alla cordata che ci precede (molto ma molto lentamente). Certo ora sorpassare diventa difficile perchè lo spigolo è piuttosto stretto, sì si potrebbe fare lo stesso ma decidiamo di tenere un comportamento "corretto". Notiamo più avanti ancora un'altra cordata che pure si muove molto lentamente (anzi: ancor più lentamente).
Dopo due soste sullo spigolo con attese veramente eterne all'ombra e con il piano di fare tutta la traversata decidiamo che non possiamo più permetterci di perdere altro tempo, parto per il mio tiro che secondo topografia dovrebbe avere 20 metri e poco più, raggiungo la sosta dove la cordata che ci precede è ferma e zitto zitto mi stacco dalla linea, sulla parete a destra dello spigolo, comunque su difficoltà analoghe e vado avanti, raggiungo la cordata di testa alla sosta successiva integrando in 55m due tiri. Recupero Max e ripartiamo per l'ultimo tiro, la prima cordata è rimasta davanti almeno la seconda ora la abbiamo dietro. Scambio volentieri alcune parole con tutte le persone che incontro. è bello vedere come in parete sia facile rompere il ghiaccio con un semplice "voi da dove venite?", tutto si appiattisce: si vive la stessa situazione e le persone si aprono, si conversa forse anche per scaricare un pò quella che è la giusta tensione che accompagna ogni gita su roccia. Arriviamo in cima e ci caliamo sulla sella tra pollice e indice. Qui riparto io combinando i primi due tiri per 45m fino ad una sosta su clessidra, quindi Max va avanti per il tiro che ci porta sullo spigolo ad aggirare l'indice, tiro dato come un 3+ ma ben verticale ed esposto (forse può essere che abbiamo seguito un'alta linea). Max sosta, lo raggiungo mentre vedo nella direzione opposta sopraggiungere una coppia di svizzeri, ci si saluta, ci incrociamo e io arrivo alla base dell'ultima fessura (molto bella), quella tocca Max che così arriva in cima. Poco dopo ci sono anche io.
Guardiamo l'ora: sono le 16.00 siamo tardissimo, dobbiamo darci una mossa ora che non c'è gente a completare la traversata. Quindi calzate le scarpe da avvicinamento ci muoviamo in direzione di medio, anulare e mignolo: alcuni tratti a corda corta alternano le calate, girando dietro al mignolo ometti e traccia, quindi l'ultima calata fino alla forcella delle 5 dita. Da qui giù per il ghiaione senza problemi e recuperare la traccia che scende al Passo Sella. Arriviamo alla macchina proprio all'imbrunire, verso le 19.30 contentissimi per la bella giornata: una classica in meno sulla lunga lista. Pizza a Santa Cristina, notte all'Alpe e il giorno dopo gita breve sui Cir. Un bellissimo WE di Settembre in Dolomiti.

domenica 23 agosto 2015

Grande Fermeda, Spigolo (III-IV)

La settimana di Ferragosto ha regalato svariati giorni di bel tempo, ne abbiamo ovviamente approfittato anche noi passando qualche giorno in Dolomiti. Questa però sarà l'unica avventura che valga la pena essere raccontata. Non salire la Grande Fermeda avendo già scalato la "piccola" era un pò lasciare le cose a metà per questo optiamo per questa via. Via che non presenta difficoltà di rilievo, solo qualcosa di 4° grado, il resto su difficoltà più basse, ma comunque: via di ricerca, in ambiente e lunga, più di 600m di sviluppo e un rientro ricco di calate in corda doppia. Riporto solo alcune impressioni: la parte bassa è un rigoglioso giardino botanico ma più comodo dello stesso affrontato sulla piccola Fermeda, la roccia è quasi ovunque buona o ottima. Siamo molto speranzosi di stare nei tempi indicati anche se il grosso interrogativo sarà la lunghezza della via: riusciremo a tenere un buon ritmo oppure prima o poi la nostra condizione calerà? Del resto io con questa arrampicata sto affrontando la via più lunga che ho mai arrampicato...quindi parto molto ottimista ma con qualche punto interrogativo. Alla fine finirà così: dopo 400m fatti bene, con un buon ritmo iniziamo a pagare la stanchezza, siamo al sole da tante ore, le ore centrali avendo potuto attaccare solo alle 10.00, i piedi dopo 2/3 della via chiedono pietà. Io non riesco quasi più a stare sulle punte. Va a finire che rallentiamo. L'arrampicata si può dividere in due sezioni, quella iniziale dopo i verdi che risale ora di quà ora di là dello spigolo che non si presenta infatti ancora ben definito fino ad una grande forcella e la parte alta che dalla forcella attacca lo spigolo ora ben definito, con il tiro chiave e altri 3 tiri lunghi sullo spigolo stesso, poi un'antipatico tiro a traversare in orizzontale e a scendere a destra dello spigolo, prima di affrontare l'ultimo balzo per la vetta. La forcella grande è per altro ben visibile anche dai prati del Col Raiser, si risale con lo sguardo il marcato spigolo fino ad intercettare un'evidente forcella, da lì in poi o spigolo vrticalizza. Il tiro chiave ce lo siamo diviso metà: prima Andrea a cui avevo lasciato l'onore: vero sarebbe toccato a me, ma alla luce della stanchezza ho avuto un momento di debolezza, salvo poi riprendendo da primo il tiro dalla metà in poi, così mi sono "rifatto" per così dire. Certo non c'è da andare fieri di trovare difficoltà mentale a salire un 4° grado, però devo fare i conti con il non aver mai arrampicato con costanza da quando ho lasciato la Germania.
Dove eravamo rimasti? Sì poco prima della cima si incontra una targa, da qui inizia anche la pista di doppie che si svolgono sul lato Nord-Est e che portano sulla Gola Est della Grande Fermeda. Sono quasi le 18.00, gli ultimi 200m di via siamo stati lenti e ora è relativamente tardi, purtroppo anche prendendo la prima funivia non siamo arrivati all'attacco prima delle 10.00. Ci fermiamo in cima il tempo esatto per un sorso di acqua e per mettere le scarpe da avvicinamento, con i piedi (di entrambi) che ringraziano. Le doppie sono tutte relativamente corte anche se sulla penultima calata da 25m non abbiamo trovato l'ancoraggio, per questo motivo unendo le due corde ci siamo riusciti a calare quasi fino in fondo alla gola su terreno facile. Poi giù nella gola per sfasciumi e balzi rocciosi, qui ci si cala ancora per 4 brevi volte su altrettanti salti rocciosi prima di uscire sui prati. Per fortuna con le doppie teniamo un buon ritmo e usciamo dalla gola verso le 19.30. Da qui a passo spedito e a tratti correndo rientriamo alla macchina a valle.
Gran bella via su una gran bella montagna in un posto veramente magico. Speriamo solo prima della fine dell'estate di riuscire a fare ancora qualcosa, magari meglio, magari con un pò di grado in più. Staremo a vedere!

domenica 19 luglio 2015

Ortles - Via Hintergrat

Nell'estate del 2013 salivo per la prima volta sull'Ortles...non è passato poi così tanto tempo, ma allora quella salita per me rappresentava l'incoronamento di un sogno, condurre la cordata in cima per la via normale su quella montagna che mi ha sempre a suo modo affascinato...Due estati dopo ci torno per completare quell'avventura salendo però il famoso "Coston di Dietro" la via Hintergrat...quello che è cambiato è che questa non è una gita di quelle che attendi con ansia perchè da troppo ti frullano in testa come un chiodo fisso...questa è solo una semplice gita di allenamento per testare la condizione in vista di impegni più seri. Ad ogni modo sono contentissimo di tornare a Solda, come facessi visita ad un vecchio amico. Sabato pomeriggio con Andrea e Maurizio dopo aver tribolato un pò per varie cose riusciamo a prendere la funivia Orso per salire al rifugio K2, si ferma una macchina e vedo che esce fuori una nota guida di Solda che ho sempre incontrato in ogni mia scorribanda in questo bellissimo pezzo delle Alpi Retiche. Saliamo e ci incamminiamo verso il rifugio Coston, cena e a letto presto, la sveglia è alle 3.30. Il rifugio con mia grande sorpresa è tutt'altro che pieno: credo che solo una quindicina di persone il giorno dopo sarebbero partire per la cresta Hintergrat. Pensare che siamo in piena stagione, il meteo è bello e le condizioni sono ottime...
Lasciamo il rifugio il giorno dopo colazione con calma, non siamo i primi, anzi ce la prendiamo piuttosto comoda. La luce delle frontali, il buio, fa già tutto sommato caldo per l'ora ma con passo deciso ci avviamo verso i ghiaioni del colatoio che rimane a sinistra della cresta stessa. Almeno 6 alpinisti sono rimasti ingannati e hanno sbagliato strada scendendo per la traccia che porta al ghiacciaio. La prima parte della via fino a ben oltre il tratto su ghiaccio e firn pianeggiante è ben poca roba: sfaciumi, ghiaie, si segue una traccia con ometti qua e là. Fino a quota almeno 3500m le difficoltà sono quasi zero, l'ambiente però in cui si svolge la salita è incredibile, molto più bello e vario di quello in cui si snoda la normale. Quando la cresta impenna e in particolare quando poco prima del grande gendarme si rende prudente legarsi, le cordate si avvicinano e si forma un minimo di coda. Il grande gendarme va aggirato scendendo sulla sinistra, presenti anelli cementati per rinviare. Un volta superato mi guardo indietro e vedo le cordate ritardatarie, le stesse che avevano sbagliato strada all'inizio, scalare sul lato sbagliato del gendarme, alchè faccio segno dicendo loro che sono completamente fuori via e che devono tornare indietro...due errori non da poco veramente frutto del volersi poco informare sulla via...strano a vederli la sera prima ci sembrava gente brava.
Il passaggio chiave è una fessura di 3-4m non di più che butta una pò fuori a sinistra, con roccia un pò levigata, ma ben protetta con chiodo all'inizio e con catena per azzerare, quindi in definitiva superabile da chiunque. La parte successiva della cresta fino in cima offre arrampicata divertente su gradi bassi, roccette 1° e qualcosa di 2° grado su roccia generalmente solida con l'alternarsi di alcuni brevi tratti di firn che obbligano a riprendere in mano la picozza. Alle 8.30 sbuchiamo in cima, c'è il sole anche se si vedono nuvole muoversi qua e là. Le foto di rito sono d'obbligo così come una breve pausa, prima di riprendere la strada verso il Rifugio Payer. A differenza del 2013 il ghiacciaio si presenta molto più delicato con ponti obbligati su tenebrosi e profondi crepacci. Arriviamo al bivacco Lombardi e per non perdere tempo disarrampichiamo i pochi metri che ci separano dal ghiacciaio sottostante su roccia ottima. Il resto è l'aerea cresta che conduce fino a punta Tabaretta che va aggirata per tornare al Payer. Qui sosta per svestirsi e mettersi più comodi, con pausa Radler ovviamente.
In seguito la lunga discesa a Solda. Scendiamo in Venosta e ci dirigiamo verso Bolzano con l'idea di mangiare qualcosa al Biergarten della Forst a Foresta ovviamente, anche questo a duo modo un "sogno nel cassetto", parcheggiamo e scendiamo dalla macchina: l'aria è torrida, non si muove un filo di aria, ma nonostante questo non rinunciamo ad una decisamente guadagnata grigliata mista. Sento di non essere in forma ottimale, questa è la conclusione che traggo dalla gita, anche se oggi alla fine è andata bene...vedremo per il resto dell'estate cosa riusciremo a portare a casa...comunque sia gita bellissima sulla montagna che adoro, che oggi ho salito per la seconda volta e su cui spero veramente di poterci tornare ancora. Alla prossima Ortles e Solda!

martedì 14 luglio 2015

Cima Alta di Riobianco - Spigolo Nord, variante originale (III), Alpi Giulie

Questo Week End era una promessa che avevo fatto a Paolo: scalare insieme lo spigolo Nord della cima Alta di Riobianco nelle splendide e amatissime Alpi Giulie. Si tratta di una circostanza particolare, un sogno nel cassetto, quindi credo sia il minimo far raccontare questa storia a lui. Io posso solo fargli i complimenti, a 68 anni avere la voglia e l'entusiasmo di lanciarsi in avventure del genere merita senz'altro il massimo rispetto.
Cima alta di Riobianco, spigolo Nord - Ho visto per la prima volta lo spigolo Nord della Riobianco quasi 50 anni fa. L’eleganza del suo profilo, il colore della roccia, l’ambiente in cui è inserito mi avevano colpito. Sulla guida delle Giulie del Buscaini, uscita pochi anni dopo, la salita è descritta come la più bella del circo di Riobianco: purtroppo però le difficoltà alpinistiche che presenta risultavano fuori dalla mia portata. Tra gli amici con cui sin da prima di allora avevo condiviso la passione per la montagna e con cui ho fatto numerosissime escursioni anche di un certo impegno, nessuno ha un’esperienza alpinistica tale da condurre con sicurezza una cordata su una via di queste caratteristiche. Tuttavia, nonostante l’avanzare degli anni non ho mai abbandonato il desiderio di provarci; ci voleva però un vero capocordata. Ho lanciato l’idea a Carlo almeno due anni fa: accolta con entusiasmo. Finalmente si è presentata l’occasione buona e sabato siamo partiti- Sabato salita al Corsi e pernottamento (previa salita da parte di Carlo fino in cima al Jouf Fuart, tanto per muoversi un po’). Domenica mattina scavalchiamo la sella Vallone (con un po’di fatica da parte mia per il peso della mia parte di materiali. Attacchiamo alle 9 scomodando un paio di stambecchi che riposavano vicino all’ometto che segna l’attacco della via originaria Klug-Stagl. Ovviamente non ho motivo di fare una relazione tecnica della salita; riporto solo impressioni e sensazioni. La salita è semplicemente entusiasmante! Si sale sempre in piena esposizione, la roccia è ottima anche se, nella parte bassa, molto compatta e senza troppe possibilità di posizionare protezioni in aggiunta a quelle già in parete (ma questo è più che altro un problema del capocordata, e se ti fidi di lui non ci sono timori!). I passaggi segnalati come i più impegnativi (placca adagiata sul 3° tiro, diedro camino all’inizio dell’ultimo tiro ..) non creano problemi neanche ad un modesto alpinista in quanto offrono sempre buoni appigli su ottima roccia e non raggiungono mai il 4° grado. In compenso l’arrampicata sul tratto superiore dello spigolo vero e proprio, aereo, ricco di appigli e con difficoltà sempre contenute entro il terzo grado è veramente splendida. Sbuchiamo in cima dopo circa 3 ore e mezza. Inutile sottolineare la mia soddisfazione per “la realizzazione di un sogno”. Breve sosta in cima, 3 doppie per ridiscendere in forcella Riobianco. Dovevamo ritornare al Corsi; a questo punto la scelta : rifarsi in salita il ghiaione della sella Vallone o raggiungere la sella per la “Via del Centenario”? Optiamo per la seconda, più piacevole e panoramica , ma assolata e alquanto faticosa per i continui saliscendi, col carico dei materiali e con ore di “lavoro” alle spalle. Verso la fine la sorpresa della galleria: e chi se la ricordava? Buio pesto, le frontali al rifugio; non si sa come prosegue ma indietro non si torna. Non resta che calarsi in maniera poco ortodossa nel canalone a destra , pieno di sfasciumi, con due piccoli salti e senza la certezza di sbucare facilmente in sella. Finalmente coi piedi per terra. Il resto è solo storia di birre al Corsi e (per me) di mal di piedi sull’interminabile stradina dalla malga a fondovalle. Grazie Carlo

lunedì 6 luglio 2015

Traversata Monte Nevoso (3358m) / Monte Magro (3273m) - Vedrette di Ries, Val Aurina

Dopo un anno e mezzo rimetto piede in Val Aurina, l'occasione è quella di passare un We in compagnia. Andrea, Maurizio e Giorgio che già conosco tengono un corso con il CAI di Udine e con il loro benestare io mi aggiungo: la voglia di andare in montagna c'è dopo un raffreddore e due We al mare, che ci stavano ma che basteranno per un bel pò. Salgo al Rifugio Roma nel Sabato arrivando verso le 12. Fa un gran caldo quindi non sono molto propenso a muovermi troppo, passo qualche ora a godermi il paesaggio, da qui il Collalto (Hochgall) ne è l'assoluto protagonista. Quando il sole si fa meno cocente mi muovo un pò seguendo il sentiero numero 8. Rientro che gli altri comunque sono ancora in giro, presi evidentemente dall'intenso programma. Solo verso le 18.00/18.30 li vedo rientrare. Cena tutti insieme, istruttori e corsisti, le solite due ultime birre e poi non troppo tardi la nanna, la sveglia è presto verso le 5 di mattina: le care vecchie abitudini! In effetti questa della vita da rifugio e delle gite in alta quota estive era una cosa a cui mi sentivo un pò disabituato. Nel 2012 e nel 2013 era quasi la prassi, in particolare l'estate del 2013 era un'abitudine svegliarsi la domenica alle 3.30/4.00 di mattina. Nel 2014 avendo fatto quasi solo Dolomiti, sì ci si svegliava presto ma quasi mai così presto e di solito in macchina! Ovviamente nel Sabato mattina avevo cercato a lungo i tappi per le orecchie a casa senza successo e sperando di poter sopravvivere sono salito senza....grande errore! Adoro la vita spartana da rifugio ma i tappi devo averli con me altrimenti c'è lo spettro della notte quasi bianca. A parte le digressioni: il programma è la cima del monte Nevoso e l'eventuale traversata fino al monte Magro, tutto dipenderà dai partecipanti anche se eventualmente io avrei proseguito con o senza il gruppo.
Poco da riportare: la via che porta alla cima del Nevoso non presenta tratti significativi, sì qualcosa su rocca I forse II grado. Il panorama è fantastico, nonostante la tipica vista lattiginosa dell'estate, si riconoscono tante cime delle Dolomiti, Plan de Corones è in primo piano, quindi dietro parte la Val Badia: Sass De Putia, Puez, Odle, Sella Marmolada, Sass de la Crusc, cima Nove, il gruppo di Fanis, la Tofane, la Croda Rossa d'Ampezzo, il Cristallo, quindi le 3 Cime precedute dalle Dolomiti di Sesto. Sotto di noi in basso la Valle d Anterselva e il Passo Stalle. Insomma una prospettiva del tutto nuova di posti conosciuti! E anche questo è il bello della montagna, come tutto cambia, cambiando prospettiva. Da lì la discesa a tratti attrezzata e a tratti infida per via di terriccio e rocce instabili riporta sul ghiacciaio su una sella che conduce al Fernerkoepfl, si risale anche questa elevazione prima su neve e poi su roccia (placcona facile ed invitante a sinistra, più spaccata sul fil di cresta) da qui ci si sposta al Frauenkoepfl. Ora quest'ultimo rilievo ce lo siamo risparmiati e l'abbiamo aggirato rimanendo sul ghiacciaio per risalire infine al Monte Magro, dalla cartina Tabacco pare invece che si sviluppi una traccia anche su questa elevazione.
Dalla cima Del Magro poi giù per il ghiacciaio al rifugio. Qui sosta obbligata per mangiare qualcosa ma soprattutto BERE (La giornata era stata veramente caldissima!). Quindi discesa alle macchine. Rientro a Bolzano dopo essermi congedato dal gruppo, contento della gita, del movimento fatto, di aver visto posti nuovi e della compagnia...in poco meno di un'ora e mezza sono già a casa nella caldissima Bolzano. Da qui in poi è d'obbligo tenere bene la condizione per i prossimi spero fruttuosi progetti estivi...spero di poter raccontare di molte altre e ben più "ghiotte" avventure.

domenica 7 giugno 2015

Hirzer, Cima Cervina (2781m) - Val Sarentino

Non c'è da arrampicare questo WE, Andrea è a Feltre, io avevo proposto a Paolo la via della Bicicletta sulla Creta d'Aip, ma causa impegni lavorativi non sono riuscito a rientrare in Friuli nel Venerdì...quindi non ho piani alpinistici, ciò non toglie che in montagna ci si può andare lo stesso: ma...ma se domenica alle 11 di mattina sei a casa, che metti a posto quelle due cose di spesa che sei appena andato a fare in centro e pensi: certo che sei un pirla, non sei riuscito a svegliarti presto, hai perso tempo a casa tra una roba e l'altra, il tempo è bellissimo ma ora?! Ora è troppo tardi per partire ed andare a fare un giro in montagna...si sà con queste calure il pomeriggio piove sicuro...ora non rimane che passare la domenica a Parco Petrarca. ...No, no....no, no: in testa avevo un'idea, quella di salire in Val Sarentino, la strada sì proprio dietro casa, non c'è neanche da attraversare la città e fare una camminata magari con una cimetta. Penso: vado, mi incammino, se il tempo sembra cambiare torno indietro. Dove e cosa? Vado a fare l'Hirzer, la cima Cervina che è la massima elevazione delle Alpi Sarentine, una camminata che però è sicuramente allenante: 1200m di dislivello e quasi 13km tra andata e ritorno...meglio che correre come un automa su e giù lungo il Talvera, o no?! In più ci tengo a fare la mia puntatina settimanale in quota, così per tenermi acclimatato. Al parcheggio dove termina la strada sopra Sonvigo ci arrivo alle 12.00, non è l'orario in cui ci si appresta a fare una gita di 6 ore. Ma so che quei tempi sono calcolati un pò così, so che ci metterò molto di meno. Mi incammino con passo deciso, alle 13.00 sono già oltre ad una piccola e simpatica Alpe dove siedono alcune persone, continuo il percorso giunto in prossimità della sella che affaccia sulla Val Passiria, lascio la traccia e risalgo diretto per la cresta in cima. Qui trovo il sosia autoctono di Mauro Corona: stessa barba e stessi capelli, seduto a contemplare il paesaggio, un vero personaggio di montagna locale con il suo cane. Saluto ovviamente in tedesco dando per scontato che l'italiano qui è una lingua straniera e minoritaria: Val Sarentino è una valle germanofona chiusa quindi ben più isolata di molte altre e che è ancora molto caratteristica, con l'Italia questo posto non ha proprio niente a che fare! Il personaggio mi risponde dicendomi: "Ich hab dich schnaufen gehoert", sì ansimavo gli ho risposto, effettivamente volevo salire veloce e gli ultimi 100m ero un pò in sofferenza nel tenere il ritmo: anche se ci provo, non sono così in forma come vorrei.
Mi siedo in cima che sono le 13.55, meno di due ore. Mangio una mela, vuoto la bottiglia d'acqua e preoccupato da un percettibile addensarsi delle nuvole inizio la discesa. Ripasso per il piccolo punto di ristoro dove decido di fermarmi per una radler, rimango un 10-15 minuti ma riparto perchè sono sicuro che da qui a pochi minuti inizierà a piovere...e anche se il sentiero non presenta rischi di alcun tipo, non ho proprio voglia, non avendo un cambio di prendermi una lavata prima di entrare in macchina.
Quindi scendo a passo spedito ma senza esagerare, alle 15.40 sono alla macchina. 3 ore e 40 minuti con pausa cima e pausa rinfresco: non male contando che secondo le relazioni ci avrei dovuto mettere il doppio. Mentre mi cambio le scarpe ecco che dal cielo inizia a venir giù pioggia! Penso: ottima tempistica, monto in macchina e rientro tranquillo dopo questa gita veramente è il caso di dirlo "toccata e fuga" a Bolzano.

martedì 2 giugno 2015

Via Dallago alla Gusela - Nuvolau (V)

Siamo di nuovo in Dolomiti complice il We lungo. Cn Andrea abbiamo in mente di scalare la Via Dallago alla Gusela, nel gruppo del Nuvolau, partendo dal Passo di Giau. Saliamo in Badia nella domenica pomeriggio, dove optiamo per qualche tiro in falesia, la falesia di cui mi sfugge il nome si trova presso il parcheggio del Camping/Ristorante Sarè, scendendo da Valparola prima di Armentarola. Testiamo un pò il grado che abbiamo, specie io che di roccia o arrampicata anche Indoor non faccio molto con costanza da tempo: dopo un tiretto di 4° fatto con gli scarponi salgo una divertente via di 5b, senza problemi: ci sono con la testa, piano piano la roccia ritorna ad essere un elemento familiare. Ceniamo e dormiano praticamente alla base della Tofana di Rozes.
Il giorno seguente con tutta calma partiamo alla volta del Passo Giau: qui non ero manco mai passato, uno dei passi più famosi delle Dolomiti...sono contento di poter colmare questa lacuna. Il nostro obiettivo è la cima Gusela nel gruppo del Nuvolau che sovrasta il passo stesso. Dopo il caffè di rito partiamo per l'irrisorio avvicinamento, neanche 20 minuti percorrendo l'evidente sentiero che dal rifugio porta verso le pareti attraversando i dolci prati del passo. Arrivati in corrispondenza dei primi blocchi di roccia lasciamo il sentiero e ci dirigiamo verso l'attacco, notiamo subito una cordata al secondo tiro della nostra via e una su una via più a sinistra. Dopo la mora cinese che determina l'ordine di partenza completiamo i preparativi: il primo tiro è mio, è un tiro di una 30ina di metri, interessante di 4° grado, protezioni pressochè assenti, solo un chiodo alla base (chiodo obiettivamente senza senso). La sosta è invece su spit e anello. Andrea mi raggiunge e parte il per il tiro chiave: una lama dove le difficoltà sono valutate di 5° grado e dove per altro due relazioni che abbiamo (relazioni autorevoli) parlano di un 5° grado delicato. Tutto sommato invece il passaggio non è complesso anzi: la lama per le mani offre una presa sicura e fantastica, bisogna solo mettere i piedi oltre lo spigoletto, esponendosi un pò di più ma trovando buoni appoggi. Pochi movimenti e si ritorna su facile. Riparto io per il 3° tiro che offre roccia ottima, difficoltà contenute e parete articolata dove il passaggio non è mai obbligato, sosto su 2 chiodi.
Arriva Andrea e parte il il diedro aperto di 4°, tiro interessante con difficoltà continue. Riparto io per il tiro farlocco (primo grado e solo detriti) che porta alla base dell'ultimo tratto di parete sostando su esile clessidra (cordino), in corrispondenza di una evidente lama a destra di una altrettanto evidente parete gialla. Tutto bene tutto tranquillo se non che il cielo minaccia pioggia, una nuvola si è posizionata sopra di noi e inizia a cadere qualche timida goccia. Il tiro della lama tocca ad Andrea (IV-), poi il penultimo a me (II, fessura spettacolare di IV, poi di nuovo secondo) che mi regala comunque roccia fantastica, lame che si tengono da sole. Sosta su clessidra, parte Andrea per l'ultimo tiro su difficoltà di 3° e 2°. Siamo in cima in 3 ore dal Passo, quindi nei tempi. Il panorama pur con le cime coperte da nuvole qua e là è eccezionale: si vedono praticamente tutte le Dolomiti.
Scendiamo per traccia e neve al Rifugio Scoiattoli dove ci stanno aspettando con i panini le sorelle e il papà di Andrea. Dopo una breve pausa raggiungiamo il rifugio 5 Torri e da qui con la loro macchina torniamo al passo Giau: letteralmente infestato dai motociclisti, presenza costante su questi bellissimi passi non appena torna la bella stagione e con loro, i rumori (a me francamente poco graditi) dei loro giocattoli. Comunque con questa, secondo me, bellissima via si apre ufficialmente la stagione delle pareti.