giovedì 28 maggio 2015

Torre Grande Cima Ovest, via delle Guide + Torre Grande Cima Sud, via Normale

Dopo un brusco ritorno dell'inverno che ha riportato la neve quasi ovunque oltre i 2000m in Dolomiti, decido con Andrea di passare una giornata ancora una volta in 5 Torri. Così mi ritrovo a distanza di due settimane di nuovo in questo bizzarro gruppo dolomitico che fin'ora avevo sempre un pò escluso quasi snobbandolo dalle mie mete, preferendo obiettivi più altisonanti. Non sono in forma smagliante in arrampicata e a rendere il tutto più difficile è che sono reduce da un matrimonio decisamente impegnativo e non sento proprio di avere il livello di concentrazione e soprattutto di motivazione giusto per andare in parete. Ho comunque voglia di fare del movimento: riprendere possesso del mio corpo e spero anche che l'appetito verrà mangiando.
Poco da riportare: la prima via presenta un solo passaggio impegnativo (impegnativo per l'arrampicatore medio come me) un singolo passo leggermente strapiombante di IV+, proprio poco dopo il traverso che si compie dopo la prima sosta. Per fortuna mia Andrea è in vena di andare avanti combinando primo e metà del secondo tiro. Scuoto la testa sperando di ritrovare confidenza con la roccia e più che altro la testa per andare da primo. Giunto in sosta vado avanti io su difficoltà più basse, continuiamo alternandoci ma ora siamo sempre in relax, visto che la via rimane tra il 3° e il 4° grado e vista anche la qualità della roccia ottima quasi ovunque. Dalla cima ci caliamo arrivando nella gola tra Cima Ovest e Cima Sud, intercettando quindi la normale di quest'ultima. Il mio amico, motivato come sempre mi convince ad approfittarne e a scalare anche questa seconda torre di cui in effetti rimangono solo un tiro di camminata e il tiro chiave che porta in cima. Il camino di IV- è interessante, non l'ho trovato banale o meglio avendo lo zaino l'ho trovato al più un pò scomodo.
Dalla cima ci caliamo lungo la normale, quindi prima alla base del camino e poi nella gola dopo un tratto a piedi e su facili roccette. Una volta scesi alla macchina ripartiamo entrambi per Bolzano, facendo i passi Falzarego, Valparola e Gardena: la neve caduta la settimana scorsa farebbe quasi venire voglia di mettere gli sci un'ultima volta magari in Marmolada. Staremo a vedere: io spero solo di riprendermi, andare ogni tanto in palestra ad allenarmi perchè se questi sono i presupposti per l'estate avrò ben poco da scrivere nei prossimi mesi!

domenica 17 maggio 2015

Zuckerhütl (3507m) e Wilder Pfaff (3456m), Scialpinismo in Stubai

Dopo un anno abbondante ritrovo Denis per una gita in montagna, lui questa volta è in compagnia della sua ragazza Ariane. Appuntamento alle 8.30 alla Mutterbergalm, partenza degli impianti dello Stubaiergletscher. Io arrivo diretto da Bolzano, è poco più di un'ora e mezza di macchina per altro con una pausa colazione all'ormai solito autogrill di Bressanone. Sono molto contento di rivedere il mio amico dopo ormai 5 mesi abbondanti, effettivamente ne abbiamo fatte di gite insieme, ci stava questa giornata. Il meteo è a sud della cresta di confine molto bello, non appena oltrepasso il Brennero, nuvole, nebbia e anche qualche goccia di pioggia. Le previsioni però parlano di schiarite e di alta pressione, sono fiducioso che il sole lassù splende. Arriviamo con gli impianti all'Eisjoch, quindi scendiamo in territorio altoatesino con gli sci lungo il Gaisskarferner, oltre i 3000m il sole è protagonista: un manto di nuvole avvolge le vallate e svettano libere nel cielo solo le cime di questo paradiso dello sci.
Pelli sugli sci e risaliamo verso e poi sul Pfaffenferner per arrivare al Pfaffenjoch. Ci sono diverse altre persone che come noi approfittano di queste belle condizioni. La linea di salita è molto logica ed evidente i pendii sono sempre docili. Sbuco sul Pfaffenjoch precedendo di qualche minuto Denis e Ariane. Qui iniziano a frullarmi i pensieri di salire entrambe le cime: Pan di Zucchero e Cima del Prete, il piano originale avrebbe previsto solo la seconda. Ricongiunto il gruppo manifesto l'idea e Denis che il Pan di zucchero l'ha già fatto mi impresta la picozza dicendomi che ne avrei avuto bisogno, io i ramponi li ho portati, quelli sono sicuramente un must, ma pensando di fare solo il Wilder Pfaff la picca l'avevo lasciata in macchina. Riparto quindi con un buon ritmo verso il mio nuovo obiettivo.
Risalito un pezzo della cresta nevosa, la cresta Est, si arriva alla base di un canalino nevoso cove è presente una corda fissa. Questo tratto si presenta piuttosto ripido e con la neve a questa ora non più così solida, comunque ancora buona, richiede una certa attenzione, alcuni passaggi sono sicuramente insidiosi se presi con leggerezza. Risalgo comunque con una certa velocità, non voglio far aspettare gli altri troppo e vorrei riprenderli sulla cima del Wilder Pfaff. Arrivo in cima dove scatto un paio di foto ad una folta comitiva che mi ricambia il favore e riparto molto velocemente per la discesa sempre però prestando particolare attenzione. Sci ai piedi scendo su neve da cineteca fino ad intercettare la traccia che in breve porta alla cima del wilder Pfaff. Pelli di nuovo ai piedi e arrivo in cima proprio mentre Denis e Ariane di apprestano a scendere, mi dicono che sarebbero andati avanti perchè io sarei stato comunque più veloce nella discesa.
Io in cima mi godo qualche minuto, visto che lo Zuckerhuetl l'ho fatto veramente in velocità. Un breve filmato un boccone di Muesli, un sorso d'acqua, i semplici gesti e riti. Il panorama è mozzafiato, la temperatura è piacevolissima, si sta bene in maglietta ma nonostante questo la neve è in ottime condizioni. Dall'Eisjoch al Wilder Pfaff passando per lo Zuckerhuetl ci ho messo poco meno di 3 ore e mezzo, solo il Wilder Pfaff è dato a 3 ore, quindi effettivamente sono stato veloce, ma cosa più bella ho sentito il mio corpo rispondere bene, mi sentivo in forma, anche la quota non è stata un problema eppure partivo dai 200m di Bolzano! Mi rimetto gli sci e mi preparo per la discesa, i pendii molto dolci purtroppo non regalano grandi emozioni. Ripasso dal Pfaffenjoch, intorno ai 3000m le nuvole chiudono la vista mentre proseguo la discesa. Le tracce sono motlo evidenti e anche il percorso è logico quindi pur ocn bassa visibilità non incontro problemi. Qui la neve però pur rimanendo consolidata e sicura è molto bagnata e collosa. Intercetto Denis e Ariane mentre mettono sù le pelli per risalire il Gaisskarferner. Si tratta di fare un 100-150m poi si arriva ad uno skilift che serve la pista più in alto. Gli sciatori scendono più in alto per rimanere nell'area sciistica, lo skilift scende però molto più in basso consentendo così agli scialpinisti di risparmiarsi 100m di risalita. Una cosa tutto sommato simpatica, specie perchè effettivamente mi rendo conto di iniziare ad accusare un pò di stanchezza! Non sono ancora rientrato in gran condizione anche se mi sento soddisfatto.
Siamo di nuovo all'Eisjoch, non ci rimane che scendere le piste fino alla stazione dello Gamsgarten (se non ricordo male il nome). Qui il sole è protagonista, panorama fantastico, i ricordi viaggiano contemplando l'Ostlicher Daunkogel, da qui sembra una vetta proprio ardita, effettivamente è stata una bella gita allora. Ci vogliono due Johannisberschorle per reidratarmi a dovere, sono le 15.30 quindi riposati, rinfrescati e contenti scendiamo al parcheggio. Qui la sensazione è come quella di due anni fa: si sta bene, c'è il sole, le persone intorno sono sorridenti, tutti hanno passato una bella giornata, ci si libera dall'attrezzatura e con calma e pace ci si riveste, godendo del sole e dell'aria pulita...veramente la pace dei sensi. Mi congedo da Denis ed Ariane, io torno diretto a Bozen, loro si fermeranno qui per la domenica. Mi ha fatto piacere rivederli. Riparto contento come un bambino. Grazie a questa gita ho salvato un pò una stagione che per diversi motivi è stata molto povera di avventure. Ma va bene così. Forse se questa fosse stata solo l'ennesima gita me la sarei goduta di meno, così è diventata un pò un premio per i mesi passati. Ora iniziamo anche a guardare l'estate, forse gli sci ora sono veramente da mettere in cantina...anche se non si sa mai!

domenica 10 maggio 2015

Torre Inglese, via normale (IV-) ...e pomeriggio sciatina!

Se è vero che alpinisticamente parlando questa sicuramente non è una gita con la G maiuscola, tuttavia merita di essere raccontata perchè è stata proprio una giornata bellissima e rigenerante. Partiamo già dal viaggio: sono le 6.30 di mattina e mi trovo sull'autostrada A23, poco prima di Gemona, solita tratta non solo della mia nuova vita ma anche di quella precedente! Il Friuli si riempie di primavera, un verde rigoglioso, intenso tinge le colline e la strada punta dritta verso le montagne. Arrivo a Sappada e la valle è già avvolta in un bellissimo sole mattutino, le cime brillano e io sono so che questo è un giorno speciale, sì perchè arrivato a Santo Stefano, non girerò a destra per il Comelico, ma a Sinistra verso Auronzo dove troverò Paolo: galleria, lunga poi sono fuori, mi immetto sulla strada principale appena qualche secondo ed eccole lì, le Tre cime di Lavaredo svettano maestose a dominare il cielo...questa strada, passando poi per il Passo 3 Croci è sicuramente una di quelle a rischio incidente perchè non si può proprio evitare di guardarsi un pò intorno, fermarsi sarebbe un problema, non si arriverebbe più a destinazione! Ad Auronzo trovo Paolo, dopo il caffè di rito ci dirigiamo verso Cortina e saliamo verso passo Falzarego. Il nostro obiettivo sono le 5 torri: l'idea sarebbe quella di fare una o due vie corte e semplici. Dietro con noi abbiamo di tutto: materiale da roccia e scialpinismo.
Risaliamo in macchina la strada che porta al Rifugio 5 Torri, parcheggiamo, ci sono diverse altre macchine, alzo gli occhi e individuo subito già 3 cordate sulla Torre Grande, per altro gente brava, io sono a digiuno di arrampicata da Gennaio non tocco roccia e non intendo andare oltre al 4° grado! Seguiamo il sentiero ad anello che gira intorno alle torri e dopo poco arriviamo anche all'obiettivo: la Torre inglese. Si tratta di una via di due sole lunghezze con uno sviluppo che arriva forse a 60m. Ci prepariamo e insieme facciamo un bel ripasso delle corde doppie in modo da non aver dubbi una volta in cima, quindi parto: la prima lunghezza si sviluppa su una fessura-camino valutata IV- che ci sta sicuramente, la roccia salda ovunque è un pò levigata nella parte bassa. In tranquillità ma tutt'altro che sciolto nei movimenti e nella confidenza con l'elemento roccia risalgo fermandomi di quando in quando a cercare prese e appoggi: penso di essere ridotto veramente male ma almeno oggi ho interrotto un digiuno, tra i due chiodi cementati che proteggono il primo tiro sento di voler integrare con qualcosa, cerco tra i miei friends, ne provo 3 prima di trovare quello giusto e anche lì il mio morale si abbassa, penso a quante me ne avrebbe dette Andrea...Comunque giunto ad un anellone cementato, forse una sosta vecchia o aggiuntiva boh, la relazione dice di portarsi a destra e risalire una fessura. Traverso mi ci porto sotto: ad occhio è ben appigliata ma un pò strapiombante e per i piedi vedo poco: penso, ma non doveva essere un IV-?! Effettivamente per le mani c'è gran bella roba ma per i piedi bisogna andare in aderenza. Passato questo ostacolo sono su terreno facile e in breve raggiungo la sosta, recupero Paolo e ci prepariamo per il tiro successivo, che sappiamo essere più facile III+, vedo i chiodi cementati, la parete è appoggiata e si presenta molto bene: infatti il secondo tiro è molto bello, roccia compattissima, solida, ci si può veramente godere la progressione. Arrivo in cima e in sosta, recupero Paolo, un paio di foto, la meticolosa preparazione per le doppie. Due calate con calma e ritorniamo alla base. E ora? Ora viene la parte divertente: potremmo fare una seconda torre, MA...abbiamo con noi gli sci! Quindi decidiamo di tornare alla macchina, scendere e portarci al parcheggio degli impianti che portano al Rifugio Scoiattoli, solo un paio di km più verso il Passo e rifugio che per altro serve le 5 Torri, infatti al mattino girando intorno a questi blocchi bizzarri che sembrano una partita a scacchi interrotta già lo avevamo a tiro.
La pista sappiamo essere ancora innevata, sono un 400m di dislivello. Inforchiamo gli sci e con calma risaliamo la pista dove effettivamente la neve si presenta bene: compatta e perfettamente trasformata. Arriviamo al rifugio scoiattoli, tira un pò di vento ma nel complesso si sta benissimo, il sole è il protagonista: la Tofana di Rozes si staglia dietro di noi con le sue canne d'organo, di fronte a noi l'Averau, poi a sinistra i Lastroni di Formin, sbuca anche il Pelmo, poi le crode della Croda da Lago, Antelao e Sorapiss...insomma un panorama di tutto rispetto! Dopo una pausa inforchiamo gli sci ed è il caso di dirlo ci godiamo fino in fondo questa neve splendida, specie nella parte alta dove abbiamo potuto veramente tirare delle gran belle pennellate. Giornatona insomma: arrampicata la mattina e sci al pomeriggio! Tornati alla macchina saliamo al Ristorante Bar da Strobel poco sotto Passo Falzarego, per una Radler. Quindi ci salutiamo.
Per me la magia della giornata non è ancora finita perchè da qui per tornare a Bolzano dovrò purtroppo ancora fare quella bruttissima e noiosissima strada che passa il Passo Valparola, scende in Val Badia, risale a Passo Gardena e scende in Val Gardena....inutile dire che il panorama era eccezionale, la Marmolada, le Conturines, mentre sbuca il Sella lo sguardo va alla ricerca della Val Scura del Sass Songher, ma non può fermarsi lì perchè là in fondo il Sass de Putia si staglia isolato, richiama gran bei ricordi e pretende lo sguardo per sè. Poi una volta scesi la paretona del Sass de la Crusc e poi il Sella in tutta la sua forza...ed è meglio che non scriva oltre perchè ce ne sarebbe ancora da qui fino a Selva. Tutto qui, nella sua incredibile semplicità, una fantastica domenica in Dolomiti.

lunedì 13 aprile 2015

Passo della Sentinella, Scialpinismo

Evviva! Dopo un mese di digiuno di scialpinismo si ripresenta l'occasione per una gita! A dire la verità avevamo in testa un altro obiettivo che abbiamo dovuto ridimensionare, complice qualche birretta do troppo dovuta al fatto che era da tanto tempo che non ci vedevamo. L'obiettivo era infatti il canalone omicida...ma tutto sommato anche questo obiettivo costuisce una gita a sè, in un bell'ambiente con la parte alta del canalone con pendenze non da cineteca ma sicuramente sui 40°, con un buon dislivello, 1200-1300m ora non ricordo esattamente. Certo non dimentichiamo che ci sono anche quelli veramente forti, che partono dalla Val Fiscalina, fanno il canalone omicida e risalgono al passo della Sentinella per tornare alla macchina...ma noi ci mettiamo nella categoria di quelli che sanno di non avere abbastanza gambe e fiato, non ora almeno! L'anno scorso sarebbe stata un'altra musica. Detto questo, dopo aver lasciato una macchina sulla strada che porta ai Rifugi Berti e Lunelli, perchè ancora credevamo di fare almeno il canalone e risparmiarci il passo della Sentinella, andiamo a Moso e prendiamo la strada che si infila in Val Fiscalina, giunti al termine siamo al parcheggio e lì alla fine ammazziamo serata e progetti. Pazienza, in fondo siamo in compagnia: si ride, si scherza, si sta insieme. Suona la sveglia, io sono molto a digiuno di scialpinismo quindi ho tanta voglia di salvare questa stagione, mi alzo ma non noto la stessa motivazione da parte di tutti gli altri. Succede che diventa piano, piano tardi per partire. Riusciamo però perfino a montare in macchina, tornare in paese per bere un caffè al bar...riflettendo sul fatto che siamo un pò dei disgraziati. Optiamo quindi per salire direttamente al Passo della Sentinella il motivo principale è perchè prende il sole molto tardi quindi è sicuro anche partendo non proprio prestissimo, tra una cosa e l'altra sci ai piedi lasceremo il parcheggio alle 8.00 passate!
Dopo aver quasi sentito la puzza della rinuncia totale a fare qualsiasi cosa, siamo finalmente con gli sci ai piedi e ci infiliamo nella valle, per risalire il vallone che porta al passo della Sentinella dal lato della Val Fiscalina risaliamo prima un cono valanghifero, dove la neve è ancora compattissima, non abbiamo i rampant e non li metteremo, ma in molti passaggi avrebbero effettivamente reso l'ascesa più comoda. Oltre si apre un vallone su cui si traversa verso sinistra, continuando molto logicamente oltre, finito il traverso dopo alcuni zig-zag si apre il vallone sovrastante, un'autostrada enorme dalla pendenza via via maggiore che termina proprio con il canalone finale: 100/150m al massimo e sempre a occhio dove la pendenza è massima e dove siamo saliti sci in spalla e con i ramponi.
Maurizio e Alessandro sono quelli più in forma..ma arrivano da una Pasqua sicuramente speciale visto che han fatto solo qualche giorno fa il Gran Paradiso: io arrivo da un inverno di niente, Andrea non è in formissima perchè lamenta dolori al ginocchio. Loro sono i primi in cima, io seguo con alcuni minuti di ritardo e la consapevolezza che da adesso in poi o mi metto d'impegno o non tornerò ai miei livelli abituali in tempo per l'estate. Andrea sembrava addirittura aver rinunciato alla salita: alla fine salirà in cima al Passo almeno una mezz'ora dopo, "costringendoci" ad una sosta prolungata mentre avevamo già iniziato la discesa. Pur con il ginocchio dolorante alla fine Andrea tirando fuori il suo orgoglio alpinistico concluderà la gita, non è uno che molla, neppure in quelle condizioni, proprio ammirevole!
Noi avendo capito in precedenza da lui che si sarebbe proprio fermato, dopo un paio di foto dal Passo cominciamo la discesa: il canalone è molto bello, ci ha anche regalato una bella sciata su bella neve per tutta la sua lunghezza, eccetto forse gli ultimissimi metri. Purtroppo poi la neve del vallone era già considerevolmente più pesante, ancora sciabile ma molto meno godibile. Quando alla fine del canalone ci fermiamo per aspettare Andrea ancora lo vediamo mentre sta risalendo il canalone stesso e sappiamo che ci sarà un pò da aspettare. Una volta che ci raggiunge e il gruppo è ricongiunto affrontiamo la parte bassa ricalcando la linea di ascesa per sfruttare tutto il cono della valanga che sicuramente ha preso il sole per ultimo e in effetti se non negli ultimi 200m troveremo ancora neve ben sciabile. Riusciamo comunque e tornare alla macchina con gli sci ai piedi, cosa molto piacevole vista la scarsità di neve dell'ultimo inverno in Dolomiti.
Concludiamo con una birretta, quindi andiamo a recuperare la mia macchina. Qui mi congedo dal gruppo: è stato un gran bel WE in compagnia e finalmente sono tornato in "ambiente". Spero di poter avere ancora qualche occasione tra aprile e maggio per qualche nuova avventura. Rientro nella mia Bolzano, decidendo di fare una deviazione per la Val Badia, motivo? In questo periodo vale proprio la pena passare da quelle parti quando il casino della stagione invernale è finito: risalgo a Colfosco, quindi a Passo Gardena e la bellissima luce del tardo pomeriggio illumina il Sella e il Sassolungo, mi fermo per contemplare, non ci sono sciatori, non c'è traffico, regna la pace, mi godo questi minuti di immensità, faccio il pieno con tutti i sensi che ho a disposizione. Risalgo in macchina e con dei gran bei ricordi in più proseguo la strada verso casa.

domenica 15 marzo 2015

Forcella dei Denti di Terrarossa - Alpe di Siusi

Diciamo che non avevo in programma di fare una gita ma di muovermi con le pelli per fare un pò di metri di dislivello e sciare, in questo sfortunato inverno che non è mai arrivato qui e già sta facendo spazio alla primavera. Dopo un sabato eccezionale tra Sellaronda e un pò di Ciampinoi decido di salire all'Alpe di Siusi, sono da solo, ho voglia di stare un pò in quota e di godermi l'aria fresca. In macchina ho solo sci, pelli e per scaramanzia ho messo dentro l'ARVA, ma più che altro per evitare storie con eventuali controlli, sono solo a cosa mi servirebbero pala e sonda? e poi diciamocelo, non è tempo e luogo di andarsele a cercare. Salgo a Panorama e continuo puntando la punta d'oro, penso che potrei andare al Molignon su una semplice mulattiera e poi salire allo Zallinger e mangiare qualcosa, ma arrivato sul punto di prendere la decisione, penso che potrei almeno andare sotto al canalone dei Denti di Terra Rossa, quello che risalito porta poi al Rifugio Alpe di Tires, così per darli un'occhiata, per capire se in caso si potesse contare di farlo nelle prossime settimane, sui prati dell'Alpe di Siusi c'è pochissima neve, l'erba affiora in diversi punti, i sassi sotto le pelli si sentono, fa caldo, è nuvoloso e lo è stato anche la notte quindi quel poco che c'era sicuro non ha righiacciato. Penso: finchè rimango in terreno sicuro posso non pormi il problema di cosa e non cosa fare. Arrivo ad un piccolo capanno proprio alla base delle fine del canalone, qui in estate passa il sentiero che risale a zig-zag il ghiaione e porta alla forcella. Non voglio salire infilandomi nel canalone, sarei esposto a eventuali scariche e se ci sono stati di sicuro sono qui. C'è una bella dorsale che per altro presenta una vecchia traccia sul lato destro del canalone e mi ci dirigo: in questi punti di solito la neve e più compatta, meno profonda perchè il grosso viene portato via dal vento che crea gli accumuli appunto nelle depressioni. Visto che sono da solo e il manto è già poco consistente scelgo di salire da qui seguendo questa costola. La decisione si rileva buona, sono costretto a parecchi zig-zag molto stretti ma mi sento in terreno sicuro e la progressione è accettabile. La costola sembra terminare proprio poco sotto la forcella: penserò dopo se e come traversare. Le nuvole si addensano, ma conosco molto bene il posto e so quando è eventualmente il caso di rientrare, inoltre dalla base del canalone per rientrare su una qualsiasi mulattiera qualunque percorso si scelga non ci sono salti rocciosi o pericoli oggettivi quindi sono tranquillo...inizio solo ad essere perplesso sul traverso che mi si profila alla fine della costola, non sono sicuro vada la pena di provarci. Arrivo alla fine della costola sulle rocce: qui la neve è bagnata, inconsistente, dal cielo sembra quasi scendere una leggera pioggerellina, fa caldo. A questo punto pur avendo la forcella lì, basterebbe traversare verso sinistra e forse fare altri due zig-zag di numero, decido di scendere. Non sono un incosciente e so che andare da soli in montagna non è mai una buona idea, questa volta ci sono "caduto" perchè avevo una disperata voglia di sentirmi di nuovo a "casa" nel mio terreno, ma non mi sono mai preso rischi se non ponderandoli. Per di più le nuvole iniziano ad abbassarsi e io vorrei almeno arrivare alla base con visibilità. Tiro via le pelli, togliendo uno sci alla volta e appoggiando lo scarpone sullo zaino: i bastoncini sprofondano quasi per la loro intera lunghezza, figurarsi mettere un piede per terra! Zaino in spalla e scarponi chiusi sono contento di iniziare la discesa. Scendo sfruttando la costola sempre per evitare zone con accumuli, non sarà una gran sciata penso ma almeno sarò al sicuro. La sciata sarà infatti poco piacevole perchè la neve sulla costola è poco profonda quindi si sentono spesso sassi sbattere sulla soletta e non ci si può quindi lasciar andare. Giunto nella parte bassa dove il canalone diventa più pianeggiante decido di andare a sondare almeno la neve del canalone, quindi mi ci infilo. Anche qui non sarà una gran sciata, ogni tanto si sentono bene le rocce, quindi si scende piano e controllando un pò come già visto sul Pelmo in Gennaio. Arrivo in men che non si dica al capanno, mi fermo, rimetto le pelli e mi tolgo la giacca, ora c'è un bel tratto in sali-scendi fino agli impianti della punta d'oro, sbuco proprio all'altezza dell'albergo in corrispondenza della pista, nell'ultimo tratto la visibilità era molto ridotta, solo un paio di decine di metri. Sono comunque contento di aver chiuso l'inverno con una giterella in solitaria cosa che non facevo da tempo immemorabile. Non ho mai visto la montagna come una sfida verso me stesso o la natura: ho sempre visto la montagna come il posto più bello per condividere avventure e ricordi godendo delle meraviglie della natura. Quindi non riuscirò mai ad andare in montagna da solo, ma vorrò sempre andarci e tornarci con amici e penso che non vedo l'ora di vivere nuove avventure con Andrea il mio amico di sempre e con tutti gli altri con cui ho condiviso avventure e anche quelli che ancora non ho incontrato. Ora sento solo di avere fame e quindi opto per una bella mangiata, qua da solo o in compagnia ci cado sempre allo Zallinger forse il posto più bello dell'Alpe di Siusi per gozzovigliare, prima di scendere nella mia Bolzano. Non è mai stata così bella e comoda la domenica sera, fino a poco tempo fa significava prendere la macchina e guidare almeno 5 ore...ora è un altro vivere! Beh, alla prossima (vera) avventura.

domenica 1 febbraio 2015

Cascata Pisciadù - Colfosco, Val Badia

Finalmente il mio buon compagno di avventure è venuto a trovarmi a Bozen: non ci sono grandi progetti alpinistici, ma l'obiettivo è comunque quello di fare qualcosa! Dal momento che la neve in Dolomiti continua ad essere un problema (nel senso che non è arrivata, sì qualcosa c'è ma poca roba): si profila l'idea di fare ghiaccio! Ora l'occasione è perfetta: non ci sono scuse, con queste condizioni gli sci si lasciano a casa e si va a fare una cascata. Il mio problema con le cascate di ghiaccio è il seguente: se ci sono condizioni per sciare, convincermi di infilarmi in una goulotte all'ombra, al freddo, al bagnato per arrampicare è una vera e propria impresa, a meno che non si tratti di un canalone sciabile :). Quindi, morale della storia: era da due anni che non arrampicavo su ghiaccio!!! La cascata in questione si trova scendendo da passo Gardena in direzione Colfosco, poco prima di entrare in paese, l'auto si lascia proprio sull'ultimo tornante, in un ampio parcheggio presso una pensione-ristorante. Nello stesso areale ci sono altre 3 cascate raggiungibili in pochi minuti, quindi è da mettere in conto che non si sarà soli! Noi affrontiamo Pisciadù che è la più facile, meglio procedere per gradi, specie per chi andrà da primo. Io oggi alla fine salirò solo da secondo: troppe poche cascate fatte nella mia vita (appena 2 e mai da primo), meglio prima riprendere confidenza con i movimenti. La cascata è composta di 3 tiri e si sviluppa in una goulotte molto bella che la spezza in 3 settori corrispondenti ai tiri stessi. Le soste sono tutte su roccia e su albero alla fine, comode in ampi tratti piani, quindi una gran bella cascata per ricominciare. Troviamo appunto molte altre cordate, in particolare quella che ci precede che è composta da una coppia: lui molto forte, sale veloce, si permette di proteggere proprio solo dove necessario, si vede che ha il passo sicuro...lei che invece sale molto lenta e insicura specie all'ultimo tiro dove ci farà aspettare almeno un'ora...quando mi toccherà ripartire ero da un lato contento di muovermi dall'altro ero diventato un pezzo di ghiaccio. Il primo tiro sale una paretina facile per arrivare ad una strettoia in cui si passa a destra di un grosso sasso incastrato, poco ghiaccio, il passaggio sembra impegnativo a vederlo, a farlo non era poi più difficile del muretto sulla doppia del canalone nord del Sass de Putia, solo che là eventualmente si cadeva su soffice neve, qui no! Va avanti Andrea che vince il passaggio senza problemi e arriva in sosta, salgo io anche piuttosto agevolemente ma proprio in quel momento mi dico: Carlo oggi vai da secondo perchè sei arruginito e non è il caso di rischiare. In sosta Andrea mi chiede se voglio andare io da primo e io gli dico che sarebbe stato meglio di no. L'amico è molto comprensivo e riprende la progressione, c'è un pò da aspettare però non troppo. Il secondo tiro si sviluppa su una parete a tratti quasi verticale ma molto molto bella, con buon ghiaccio, quindi la progressione non è difficoltosa, parlando di me che salivo da secondo, Andrea avrà qualche difficoltà a trovare i punti di ghiaccio più omogeneo dove piantare le viti.
Arriviamo in sosta mentre due cordate si stanno calando e la cordata che ci precede ha iniziato l'ultimo tiro: c'è quindi traffico e dovremo aspettare, poi come anticipato la seconda della cordata che ci precede parte e c rendiamo conto subito che sarà lunga, ma lunga, lunga. Quando Andrea risalita quest'ultima parete (non banale e decisamente più impegnativa delle precedenti) mi dice di partire è arrivata in sosta una cordata molto veloce di due ragazzi altoatesini che ci ha raggiunto. Parto io e piano piano inizio a scaldarmi mentre sono impegnato su questo ultimo tiro...quando sono in sosta sono molto contento perchè sono rientrato in temperatura e mi sento di nuovo bene.
La discesa si effettua lungo la via stessa con 3 doppie, l'albero stesso costituisce la prima calata, la seconda dalla sosta del secondo tiro e l'ultima calata o dalla sosta del secondo tiro o qualche metro più in basso sulla destra (spalle a valle) è predisposta una seconda calata, più logica perchè permette di scendere sulla lingua di ghiaccio del masso incastrato e non per aria come succederebbe se ci si calasse dal lato sinistro. Purtroppo Andrea deve rientrare a Udine, quindi ci limitiamo a questa breve seppur doverosa uscita, mangiamo qualcosa proprio nel ristorante dove abbiamo parcheggiato e ci salutiamo dandoci appuntamento al WE successivo. Io sono piuttosto provato dalla settimana di lavoro e oggi mi sono ripromesso anche di andare in studio per finire delle cose dal momento che martedì abbiamo una presentazione importante quindi va bene così. Rientro per passo Gardena, sono le 17.00 inizia ad imbrunire ma le pareti sono solcate dagli ultimi raggi di sole che tingono con fiamme di rosso ed arancione l'ombra magica di queste montagne. Penso che sono ad un tiro di schioppo da casa, in poco più di un'ora sarò a Bolzano e sono felice, posso ammirare il Sassolungo in tutta la sua forza mentre scendo verso Plan de Gralba. A Selva e Ortisei c'è tanto via vai, in fondo è sabato sera, poi tutto liscio come l'olio, arrivo a casa, sento un certo affaticamento alle braccia che mi ricorda di essere non tanto in forma...spero di poter rimediare nelle prossime settimane!

domenica 18 gennaio 2015

Cima Forca Rossa, Pelmo - Scialpinismo

Niente da fare, la neve in Dolomiti non è arrivata: troppo freddo negli ultimi giorni del 2014, nessuna precipitazione che dipingesse di bianco il paesaggio, ironia della sorte, a Nord della cresta di confine gli austriaci fanno festa con decine di cm di neve nuova...per me rientrato in Italia dalla Germania è una gran bella fregatura. Ma...ma, ci sono sempre le soluzioni: primo, salire di quota, secondo cercare itinerari riparati dal sole ed esposti a Nord. Andrea come sempre ha la soluzione pronta: la Forca Rossa del Pelmo regala neve anche in periodi di magra, magari non è eccezionale ma è sicuramente sciabile. Ancora una volta mi devo affidare al mio amico e accetto la proposta, una gita di inizio 2015 la dobbiamo proprio fare. Parto dall'Alpe di Siusi e raggiungo La Villa in Val Badia, qui trovo Andrea e dopo una veloce colazione partiamo alla volta della nostra meta, il Pelmo. Quindi facciamo passo Valparola e Falzarego, scendiamo verso Arabba quindi proseguiamo in direzione Belluno, ancora un bivio (non si segue per Alleghe) e arriviamo all'obiettivo, posto sulla salita che porta al Passo di cui non ricordo il nome che porta in Val di Zoldo.
Nella parte alta c'è neve, beh questo lo avevamo appurato già a Capodanno visto che il primo Gennaio abbiamo fatto una sorta di passeggiata sugli sci dal Rifugio Croda da Lago fino alla forcella posta tra il Picco di Mezzodì e la Croda da Lago stessa, così per rimediare ai bagordi dei festeggiamenti in Rifugio, eravamo già partiti con l'idea che si potesse fare. Arrivati al Parcheggio però ci rendiamo subito conto che con gli sci non arriveremo in discesa fino alla macchina: in tutta la parte bassa emergono rocce e lo strato di neve è troppo sottile ed inconsistente, sopra invece, magari troveremo neve ghiacciata, crosta e lastroni ma potremo sicuramente scendere sci ai piedi. Risaliamo il pendio stando un pò attenti a non rovinare sci e pelli dallo sfregamento sulle rocce semi-nascoste, dopo aver risalito un 200m le cose migliorano, mentre risaliamo portandoci sotto la parete Nord di questo vero e proprio gigante.
Questa montagna è veramente possente e gigantesca, un blocco compatto. Tutto quello che la circonda sembra ingannevolmente minuscolo: il pendio sembra corto e stretto ma quando lo terminiamo le macchine nel parcheggio sono diventate dei piccoli punticini lontani, il cono nevoso alla base del canalone sembra pure insignificante, risaliamo il canalone e ci sembra di poter arrivare alla forca con pochi zig-zag, ma anche qui ci sbagliamo. Giunti alla forca Andrea mi dice, forse quelle cenge appoggiate sulla parete Nord-Est del Pelmo che sembrano dei gradoni potrebbero perfino portare in cresta, forse anche abbastanza agevolmente, si da arrampicare ma fattibile, forse....ma anche qui quando riguarderemo quella parete dalla cima della Forca Rossa, cambieremo subito idea. Lo stesso pendio Est della Cima Forca Rossa, ci dà l'idea di poter essere risalito in pochi istanti, mentre ancora da sotto la cima, guarderemo la forcella e i nostri sci e zaini, minuscoli e incredibilmente lontani. Ecco ho già raccontato tutta dell'ascesa, il pendio finale per la cima non è da sottovalutare, abbiamo trovato neve di tutti i tipi: ghiacciata, lastre, inconsistente, crosta. Non va preso sottogamba. Dalla cima più che dalla Forcella il panorama è grandioso, a causa della cornice che ci impedisce di guardare verso nord, concentriamo i nostri sguardi e Est e Sud Est e riconosciamo tante delle nostre Alpi Friulane, termine che non esiste ma che intende raggruppare le Dolomiti Friulane, le Carniche e le Giulie insieme per riassumere: il Montasio e il Canin sono visibilissimi anche le Giulie slovene fino al Krn, in primo piano invece i Monfalconi, la Cima dei Preti e il Duranno che da qui nella sua forma ardita ricorda proprio un Cervino in scala più piccola.
Non abbiamo avuto un raggio di sole che fosse uno oggi, siamo a ben oltre 2700m che è l'altezza della Forca ma tutto sommato non fa freddo e non siamo esposti al vento che invece si infila forte attraverso la forcella. Dopo le varie pause tecniche, una barretta un sorso di liquidi, le foto, insomma le care e giuste abitudini, inforchiamo gli sci e ci prepariamo a scendere. Discesa: il canalone non ha sicuramente neve da cineteca, ma tutto sommato si può scendere in sicurezza e godendo anche di qualche bella curva anche se le lstre ventate ora qua, ora là danno fastidio. Usciti dal canalone iniziano i dolori: lastroni compatti, tratti di neve ghiacciatissima, non è terreno difficile, ma la sciata diventa tutt'altro che un piacere. Il pendio finale mentre si scende diventa sempre peggio, cerco sempre i tratti con la neve più dura e compatta, meglio sentire le lamine grattare ma scivolare sulla neve che rompere la crosta e finire gambe all'aria con il sedere per terra. Più in basso ancora le rocce appena nascoste dalla sottile coltre di neve obbligano a prestare molta attenzione: prenderle significa capitombolo garantito. E poi inevitabilmente: sci via e si finisce la gita a piedi al parcheggio. Certo raccontata così sembra un disastro: non voglio dare un'impressione sbagliata. La gita è una bella gita e meno male che pur con condizioni pessime in Dolomiti come quelle attuali, rimane una gita fattibile, quindi arrivati alla macchina siamo entrambi molto contenti di questo primo exploit del nuovo anno. Per me finalmente anche una gita in ambiente dopo una lunghissima e forzata pausa, spero sia di buon auspicio per i prossimi mesi!