giovedì 26 settembre 2013

Grossvenediger, cresta Nord - Nordgrat (3666m)

Siamo a fine Luglio e si prospetta un altro fine settimana di tempo stabile e bellissimo, così senza pensarci 2 volte non facciamo in tempo a tirare giù la roba lavata dallo stendino dalla gita sulla Palla Bianca, che c'è da preparare di nuovo lo zaino. Questo giro sono di nuovo solo con Denis, ormai cordata collaudata...lancio la mia proposta di andare ad arrampicare in Dolomiti ma vedendo di non riuscire a convincere troppo il mio compagno, che invece vorrebbe andare da qualche parte in Svizzera in alta quota, rilancio con una gita sugli Alti Tauri: il meteo è più stabile nelle Alpi Orientali secondo le previsioni e avendo anche il Venerdì libero il Grossvenediger si presta molto bene a causa del suo "vicino" più piccolo, il Grosser Geiger. Bene abbiamo il piano, ora dobbiamo solo riservare la macchina dal car sharing, una station wagon perché ci sono le bici da caricare! Il parco nazionale degli Alti Tauri è chiuso al traffico privato quindi gli avvicinamenti possono essere molto lunghi (a piedi dal parcheggio fino al rifugio erano date 5 ore e mezza!)...vero ci sarebbe il servizio di taxi-fuoristrada, anche non molto costoso...che ci porterebbe all'arrivo della funivia carica-materiale del rifugio Kursinger...però con la bici è senza dubbio più bello, poi vuoi mettere il rientro domenica? ...10 km lanciati a velocità folle in discesa fino alla macchina? Nooo non si discute, non dico nulla a Denis del Taxi (sicuro l'avrà già scoperto da solo) e lancio la proposta della bici!
Partiamo carichi venerdì mattina, oggi è il 70esimo compleanno di Mick Jagger, quindi in Radio ci sono solo canzoni dei Rolling Stones...diciamo che è stato per quanto riguarda la musica un gran bel viaggio! Per quanto riguarda la A8 compreso l'anello di Monaco che non facevo da un pezzo un po' meno, solito traffico e cantieri! Giunti al parcheggio, in sella alla bici e via: i primi 40 minuti fino ad una malga di cui non ricordo il nome sono piuttosto faticosi con lo zaino che ci ritroviamo alle spalle, Denis arranca, io salgo senza mettere un piede a terra...ma ammetto di essere al limite (la corda per altro ce l'ho io)...sento una jeep che arriva e rallenta in un punto in cui la strada è piuttosto larga, sento il finestrino che si abbassa e una voce che mi dice: vuoi che ti porto lo zaino fino alla malga? ...era il proprietario della magla in questione..beh un po' frenato dal mio orgoglio faccio un cenno non troppo convinto di sì con la testa...apro il bagagliaio e riconosco lo zaino di Denis!! Beh è stata una manna caduta dal cielo perché fino alla malga la strada non molla! Alla malga recupero gli zaini e aspetto Denis che arriva con 15 minuti di ritardo, rimontiamo sulla bici e ora fino a poco prima dell'attacco della funivia l'intero persorso si svolge su un falso piano, in leggera salita...perfetto! Poi appunto quasi in fondo la pendenza aumenta e gli ultimi tornanti li ho fatti con bici a spinta. Denis ha i soliti 10-15 minuti di ritardo, lo aspetto mentre il cielo non promette nulla di buono, quindi legate le bici saliamo, per il rifugio ci vuole ancora un'ora e mezza...sta per arrivare un temporale e noi siamo ormai in ritardo per la cena. L'ascesa al rifugio per me è una tortura...inizio ad accusare stanchezza così all'improvviso e devo abbassare il ritmo, poi forse il freddo, la bici e la settimana di lavoro in ufficio, il viaggio in macchina...o chissà che cosa e mi muovo sempre più lentamente, devo fare pause ogni 10 minuti...non mi succedeva da tempo un calo del genere. A cena mangio la zuppa calda ma il secondo non riesco a mandarlo giù, non perché non sia buono ma perché non riesco a masticare nulla, sento solo stanchezza e brividi...e sono preoccupato per la gita. Vado a dormire il prima possibile dicendo a Denis, che per il giorno dopo non ci sarebbero stati problemi...lui forse dubbioso mi fa cenno di sì, stabiliamo l'ora della sveglia e della colazione e via a nanna. La notte passa benissimo, prendo subito sonno avvolto nelle coperte e con i miei fedeli tappi per le orecchie, la camerata dove siamo è immensa e pressoché vuota, abbiamo un sacco di spazio. Il giorno dopo alle 4 ci svegliamo...sono molto contento perché mi sento in formissima e pieno di forze. Colazione veloce e grossomodo tra le 4.30 e le 5.00 siamo fuori, è già chiaro, non ci serve la lampada frontale.
Il percorso prevede di raggiungere il ghiacciaio come per la via normale, risalirlo muovendosi verso sud, stando sulla traccia della normale...poi intorno ai 3000 metri o forse qualcosa di più, non lo so faccio confusione con la Palla Bianca forse...perché anche qui bisogna traversare a destra su un pendio che si fa via via più ripido e conduce alla cresta rocciosa. La differenza però sostanziale con la Palla Bianca è che qui la cresta è composta da splendidi blocchi di solidissimo granito che è un vero e proprio piacere arrampicare. Iniziamo slegati, però incappiamo subito (forse sbagliando nel rimanere fedeli alla cresta) in un paio di passaggi alquanto esposti da arrampicare in discesa...alchè propongo una conserva con ancoraggi, in tedesco "am laufenden Seil", cioè con la corda che scorre, proprio perché non si costruiscono soste, si arrampica legati in contemporanea e si cerca di avere almeno un paio di solidi ancoraggi in cui rinviare, che il secondo avrà cura di recuperare.
A parte il primo ingannevole pezzo il resto della cresta è puro divertimento, senza pensieri, ci si gode il panorama, si sta su un secondo grado sostenuto con passaggi di 3° e molti tratti si cammina...fino a poco prima della cima, dove si lascia la cresta e si arrampica a destra di questa su una bella placca appoggiata che valuterei di 3° grado, in molte guide è dato come 3+...mah. Qui ci sono un paio di chiodi e una sosta, ancora pochi passi e dopo buone 6 ore di cresta siamo in vetta. Il panorama anche qui è grandioso, dal Grossglockner alla Val Aurina. In discesa praticamente corriamo e in un'ora e mezza siamo al rifugio.
Il giorno dopo, faremo il Grosser Geiger per la cresta Nord Est...sempre ottima roccia, e arrampicata divertentissima: difficoltà max 3+...però lunghezza non confrontabile, quasi una passeggiata, un tiretto di 40 minuti per la cima.

domenica 22 settembre 2013

Palla Bianca (Weisskugel), 3738m - Cresta Nord

A Luglio il meteo è stato veramente generoso con noi e ci ha regalato almeno 5 WE di fila di condizioni più che perfette, noi ne abbiamo approfittato utilizzando ogni occasione, sempre purtroppo per gite "mordi e fuggi", partenza il sabato, salita al rifugio, cima la domenica e rientro...un vero e proprio tour de force. Ma quando la montagna chiama è difficile resistere...mi sento a casa qui, sono dove vorrei: ogni volta in parete o in cresta, nel mondo verticale, i sabati sera nella stube di un rifugio, un paio di partite a carte, le storie e i racconti di altri alpinisti o di altri appassionati. La sveglia a notte fonda e la magia dei passi nel buio: a volte non c'è un rumore nell'aria se non quello dei tuoi passi...altre volte il vento sembra scuotere tutto quanto, non vedi, senti solo un forte rumore come un mare in tempesta. Siamo di nuovo al passo di Resia...questa volta prendiamo la Val Lunga e ci dirigiamo verso la località di Melago, qui lasceremo la macchina per salire al rifugio Pio X°, la Weisskugelhuette. Siamo in 4: io, Denis, Bjoern e Jochen. L'obiettivo è ovviamente la Palla Bianca, per la cresta Nord, un itinerario su misto con difficoltà su roccia di 3° grado e su ghiaccio fino a 45°. Ora: a leggere le descrizioni sembrava essere un itinerario grandioso, quasi una "Scala del Cielo" - "Himmelleiter" così riportato sulla guida. Certo il panorama era grandioso, sui gruppi circostanti e sulle grandi crepacciate del ghiacciaio, però: la roccia era marcia ovunque, il 3° grado non l'ho proprio visto e siamo rimasti sempre fedeli al fil di cresta (meno male perché su roccia così un 3° grado vero con i ramponi anche non sarebbe stato proprio bello da arrampicare). Il ghiaccio a 45° era un breve tratto di forse un centinaio di metri e ho anche dubbi sui 45°, a naso avrei detto non più di 40° e solo in un paio di tratti. Diciamo che non lo consiglierei, forse una montagna del genere è da fare in inverno e con gli sci, allora il suo fascino c'è tutto, ma così non ne sono tornato convinto. Al Rifugio veniamo accolti con un bicchierino di distillato e sul listino prezzi la Radler è 3/4 di litro...ho pensato: siamo nel posto giusto. La cena è ottima e abbondante, dopo aver ottimizzato lo zaino e preparato l'imbrago andiamo a dormire, la sveglia è alla solita ora. Il giorno dopo alle 4:00 siamo praticamente pronti per lasciare il rifugio, siamo i primi, saremo i primi anche a rientrare. Percorriamo le morene in direzione del ghiacciaio, dove arrivati calziamo i ramponi e ci leghiamo. Si segue la traccia per la via normale fino ai 3000m circa quindi si traversa verso destra verso un'evidente sella nevosa. Da qui inizia la cresta, il sole inizia ad alzarsi e le poche nuvole si sono dissolte, procediamo slegati godendoci il panorama, meno appagante è il tipo di terreno dove ci stiamo muovendo: tutte roccette instabili. Arriviamo a quello che potremmo definire il punto chiave, uno tratto sul fil di cresta ghiacciato e ripido, ma che non presenta nessun tipo di problema o difficoltà oggettiva...ancora qualche tratto su roccia e siamo sull'affollata cima. Un paio di foto, ci godiamo un piccolo spuntino e scendiamo per il fianco Est della palla Bianca, dato l'eccezionale innevamento questa via è ben praticabile e sfruttata anche dalle altre cordate per la salita, accorciando così la tradizionale via Normale. Rientriamo quindi al rifugio, per primi, qui ci sono già molte persone, molti camminatori, ordiniamo qualcosa da mangiare e veniamo ribattezzati "Sport-Gruppe", gruppo sportivo...non so perché! Dopo aver divorato un bel piatto di uova, speck e patate accompagnato da una bella Radler, discesa e rientro in Germania.

Ortler (3905m) - Via Normale

Dopo un WE passato in Svizzera per una meta simpatica ma non entusiasmante, lancio la mia proposta, in realtà non per la prima volta, ma fino a quest'anno c'è sempre stato qualcosa che ha frenato sia me che altri compagni di uscite. Vuoi per la fama della montagna in questione, vuoi per la non banalità della via Normale... Però questo giro non vengo ignorato! Il tempo e le condizioni sono semplicemente da sogno...la nostra preparazione ed esperienza finalmente anche adeguate, siamo in due questo giro, io e Denis...la nostra meta è, come lo definiscono i tedeschi, "der Koenig der Ostalpen", l'Ortles anzi per meglio dire, l'Ortler in lingua originale e non nella traduzione italiana che non ha storia ma che è rimasta a noi dall'eredità fascista. Prima volta a Solda in Sud Tirolo...fin'ora qui sono venuto sempre e solo per le Dolomiti! Questa zona occidentale al confine con la Lombardia dal Passo dello Stelvio, non la conoscevo. Arriviamo dal passo di Resia, qui inizia la Val Venosta...qui da dopo il passo ancora distanti 30 km, si staglia possente la sagoma di questa montagna magica. Siamo in macchina, viaggiamo ma sognamo ad occhi aperti, è lì e siamo lì per lui! Lasciamo la macchina al parcheggio dietro alla vecchia chiesa di Solda, qui inizia il sentiero che porta al Rifugio Tabaretta, dove dovremo passare per poi proseguire alla volta del Payer. 3 ore e mezza di cammino, date dai cartelli....sarà per la gioia di essere qui, per la buona condizione fisica o per questi ed altri motivi insieme: io sono su in 2 ore, al più 2 ore e 10...e Denis mi segue con 15-20 minuti di distanza. Non male come ritmo. Il pomeriggio lo passiamo a ripetere un po' i paranchi, sorseggiando un paio di Radler a testa e godendoci la luce, l'Ortler, il ghiaccio, la roccia...e pregustiamo l'itinerario del giorno dopo. Certo avremmo fatto volentieri subito la Via del Coston di Dietro, la Hintergrat, ma fare un passo più corto, la via Normale è più prudente e di buon auspicio per tornare qui altre volte e togliersi altre soddisfazioni. A dormire presto, molto presto, la sveglia suonerà alle 3.30. Purtroppo davanti a noi c'è un grosso gruppo del CAI di Bassano, hanno avuto la colazione prima degli altri ma si sa: un gruppo del genere si muove lentamente, pur avendo una mezz'ora di ritardo, usciamo pronti dal rifugio che la metà del gruppo è ancora intenta a mettere i ramponi mentre l'altra metà è bloccata alla fine del traverso del fianco Ovest di punta Tabaretta per togliere i ramponi...insomma una scena assurda: mi chiedo dove stia il senso di portare 30 persone su una via battuta come la normale dell'Ortles, tra altro con motivi anche didattici, perché non fare pratica su itinerari diversi, più agevoli e adatti a chi non ha esperienza?? Ma questa è solo la mia opinione che può non essere condivisa. Passo dopo passo, arrampicando a fianco della carovana umana risaliamo lasciando il gruppo alle spalle, 2° grado, forse 2+ ma roccia molto bella e solida. Arriviamo all'attacco del ghiacciaio presso il Baerenloch, sotto il bivacco lombardi, non c'è ghiaccio e il firn è duro e compatto, si annuncia una salita perfetta, calzati i ramponi ripartiamo e con passo moderato superato il tratto più pendente del ghiacciaio sommitale dell'Ortler arriviamo sul Plateau, qui è tutta una panoramica passeggiata d'alta quota, certo in condizioni di cattiva visibilità non vorrei essere in un posto primo di punti di riferimento come questo! In 3 ore e mezza o poco meno siamo alla croce di vetta...un sogno diventato realtà! E anche il pensiero: beh me l'aspettavo più impegnativa, quasi ad avere il rimorso di non aver affrontato direttamente la via Hintergrat...mah pazienza, su queste montagne si può certamente tornare! La giornata è bellissima e il panorama sulle Oeztaler Alpen (la Palla Bianca, la Wildspitze) e sull'intero gruppo (Gran Zebrù e Cevedale) è immenso. Scendiamo senza difficoltà, alle 10.30 siamo al Rifugio Payer, dove una Radler e un bel piatto di uova, speck e patate è d'obbligo...poi la lunga discesa sotto il sole cocente alla macchina, le ultime foto specie dell'impressionante parete Nord, l'ultimo tratto finalmente nell'ombra del bosco e siamo alla macchina. L'avventura è finita...appena 6 giorni dopo, saremo di nuovo al passo di Resia per il Weisskugel, la Palla Bianca.

giovedì 19 settembre 2013

Tofana di Rozes (3225m) - Scialpinismo

Metà Maggio, puntatina in Friuli, una sera a casa con i miei genitori, in realtà l'idea era arrivato venerdì di fermarmi a Udine fino a Domenica, ma proprio per quel giorno il tempo è previsto buono, ecco che arriva la proposta di Andrea: "C'è una montagna che sto tenendo d'occhio...sembra che le condizioni siano perfette" - "Ah, sì...beh volentieri: dove pensavi di andare?" ...Beh, quella montagna era la Tofana di Rozes, un nome che ad ogni alpinista evoca pensieri di ogni tipo, nella splendida cornice di Cortina e del Passo Falzarego. Niente discussioni o pensieri...ero arrivato nel Venerdì a ora di pranzo a casa dai miei genitori, sabato alle 16.30 ho la macchina carica e vado verso casa di Andrea, partiamo alla volta della Val Badia dove dormiremo, il giorno dopo dovremo fare un pezzo indietro e raggiungere in macchina il Rifugio Dibona. Domenica, sveglia presto, si parte...arriviamo al parcheggio del rifugio, subito appare chiara una cosa: che questa metà sia molto amata è lampante...a momenti non c'è posto per parcheggiare: una carovana umana con gli sci ai piedi con il nostro stesso obiettivo. Poco male, l'importante è riuscire a mettere giù la macchina e sci ai piedi iniziare a salire. Salita lunga ma appagante, senza rampanti fino all'attacco della cresta che porta al pendio finale, qui la pendenza aumenta e sotto uno strato di polvere c'è la neve ben consolidata. Arriviamo in cima quando già diverse persone hanno iniziato la discesa, siamo in tanti e guardando ancora più in giù, lontano c'è ancora gente che sale. Guadagniamo la vetta appena in tempo per goderci il panorama un paio di minuti: da lassù in particolare le 5 Torri sembrano delle tessere del domino! Poi purtroppo arriva una nuvola che abbracciata la cima, staziona lì sena non l'avrebbe più lasciata...tutto questo mentre ovunque il cielo è di un bell'azzurro terso. Vabè, non si può avere tutto! A questo punto: discesa...quest'anno è la mia 6° uscita di scialpinismo, non molto per farne una statistica, però: una discesa così bella...neve spettacolare, il pendio che forse in qualche punto arriva ai 40°, ma un piacere da scendere! Siamo giù, tempo di una birretta lasciata nella neve e si riparte...io rientro in Germania, Andrea e Umberto a Udine...quel viaggio di rientro me lo sarei ricordato bene, non solo per il ricordo di una splendida gita ma anche per le oltre 8 ore di macchina, di cui 3 abbondanti perse nel traffico tra il solito Brennero, il Fernpass e la solita A8 nel tratto Ulm-Muehlhausen...

Torre Val d'Inferno, Spigolo Sud

Una bellissima giornata settembrina nel mio amato Friuli...Impossibile non pensare di fare qualcosa: questa volta sono con Andrea, mio amico d'infanzia, suo zio Umberto e il figlio Carlo. La via scelta è stata aperta da Castiglioni con Detassis, alpinismo classico: non grandi difficoltà tecniche ma via da proteggere (le soste no, anche se muovendoci in 2 cordate distinte, alla fine ho battuto chiodi quasi ad ogni tiro), in ambiente, con una discesa delicata e con alcuni tratti di roccia molto sporca e insidiosa.
Attacchiamo la via, Andrea con il cugino Carlo e io con Umberto, loro vanno su per primi, noi seguiamo con un tiro di distanza. Non molto da riportare se non che ho avuto più di qualche fastidio a causa della roccia spesso instabile e a causa delle inevitabili scariche di sassi, su un terreno del genere noi che seguivamo eravamo proprio esposti, impossibile per la prima cordata pur con le dovute attenzioni non mandare giù niente. In cima però il panorama sulle 3 Cime di Lavaredo è da sogno...specie quella splendida invenzione di Comici, lo spigolo Giallo che appare come una bellissima lama verticale, così perfetto da sembrare una pennellata su un quadro.
Dopo una stagione passata in alta quota avevo proprio bisogno di una gita come questa. Ecco l'arrampicata su vie classiche, pur spesso a quote inferiori (almeno dalle nostre parti) e con difficoltà di tipo diverso dai grandi ambienti glaciali, rappresenta per me l'essenza vera dell'Alpinismo, è qualcosa di magico che ti fa vivere la montagna in un modo veramente intimo.

Gran Zebrù - Koenigspitze (3857m) - Via Normale

Un giorno come tanti, poco prima della partenza per una guadagnata settimana di vacanza nel mio amato Friuli, Max, un ragazzo che ho conosciuto qui a Stoccarda in sezione all' Alpen Verein, mi lancia una proposta: visto che il tempo è bello, perché non cogliere l'occasione per un paio di tour di alta quota nel gruppo dell'Ortles? Ricevo la mail con sorpresa e piacere, la mia prima reazione: chiaro, perché no! Poi pensandoci bene, d'accordo l'amore per la montagna e l'aria sottile, ma dopo una stagione intensa con circa 15 cime tra 3000 e 4000 e oltre metri ci penso un attimo su. La montagna si ama, però anche le pause! Niente da fare, la tentazione è troppo forte, la macchina già prenotata, il gruppo dell'Ortles che grossomodo è "di strada" per rientrare in Friuli da Stoccarda....sono fregato, si parte! Giovedì dopo lavoro verso le 17.30 alla volta di Solda, non avrei mai detto che in questo paesino incastonato tra i giganti, ci sarei tornato per la seconda volta nel giro di un mese e mezzo! Notte bivaccando al parcheggio della funivia con minestrina scaldata intorno alle 23.00...scena rivista così spesso negli ultimi 3 anni. Di buon'ora ma senza esagerare lasciamo il parcheggio il giorno dopo e prendiamo il sentiero che conduce al Rifugio Città di Milano, le nuvole mattutine si dissolvono e rivelano le sagome note dei due "mostri" della zona: l'Ortler e il Gran Zebrù. Continuamo a salire, alle spalle del Rifugio presto iniziano le morene che ci conducono al Ghiacciaio, che risaliamo in compagnia di altre cordate tutte dirette al rifugio Casati sul versante lombardo. Io in Lombardia, a Milano, ho studiato...ma è la prima volta che ci torno per una montagna, il pensiero mi diverte.
Passiamo per la facile Cima di Solda 3375m, e il panorama si apre sul Gruppo del Cevedale...l'ambiente è grandioso, scendiamo verso il Rifugio, ci sistemiamo e mangiamo qualcosa: io ordino sicuro un piatto di bresaola...siamo in Valtellina e la bresaola non la magio da tempo, un sogno (a caro prezzo, 15.00 euro...forse un po' troppo ma pazienza). Ci informiamo sulle condizioni della "Cima del Re", nome tedesco del Gran Zebrù che pare sia dovuto ad un errore di trascrizione...però vista la sua maestosità più che appropriato. Aveva nevicato la settimana precedente, le condizioni sulla normale erano migliorate, una cordata l'aveva fatto non più di qualche giorno prima...però la parete Sud era perlopiù ghiaccio vivo e quindi piuttosto delicata. Beh: ci proviamo, se non ci piace si torna indietro. E così come molte altre volte, via a letto alle 20.30, sveglia alle 3.15, colazione veloce e alle 3.45 al più tardi siamo fuori. Scendiamo dal Casati seguendo il sentiero per il Rif. Pizzini, quindi giunti a 2960m circa iniziamo a traversare in direzione del Ghiacciaio della Vedretta, giunti alla base ci leghiamo e ci muoviamo verso il famoso Passo de Col di Bottiglia, un canalone dendritico molto esposto alle scariche che dovremo risalire per 200m circa. Alla base del canalone di sleghiamo e iniziamo la risalita alla spalla. La risalita non è difficile, stiamo vicini cosicché le pietre che inevitabilmente facciamo rotolare non possano coinvolgerci. Arriviamo alla spalla alle prime luci dell'alba, il sole inizia a sbucare, la luce è splendida, l'aria calma...la montagna è tutta per noi.
Lo sguardo ora è rivolto alla parete: ci sono almeno 100m di ghiaccio vivo a 40/45° che dovremo superare, senza indugiare iniziamo la progressione sempre rigorosamente slegati (la conserva qui in queste condizioni è senza ombra di dubbio un suicidio), a metà parete facciamo una piccola pausa, girando una vite nel ghiaccio ci possiamo un attimo rilassare, poi via di nuovo: arriviamo ad un piccolo capanno residuo dei combattimenti della prima guerra mondiale, ormai il sole è alto, la pendenza diminuisce...giusto il tempo di tirare un po' il fiato e ci rimettiamo in marcia, guadagnando in breve l'aerea cresta che porta in cima, il panorama e il baratro sulla parete Nord sono da togliere il fiato: sono le 08.00 e io sto alla croce di vetta, Max mi raggiunge poco dopo.
Dalla cima ci godiamo la vista: l'Ortler, il Cevedale, la Punta San Matteo, il gruppo del Bernina, le Alpi Orobie, a Est mi pare di riconoscere la Marmolada, ma non ne sono del tutto sicuro...una ventina di minuti di pace, una barretta di Muesli e un sorso d'acqua e scendiamo. Il ripido pendio ghiacciaio lo affrontiamo questa volta legati: il primo si cala, lascia giù qualche vite come assicurazione intermedia, poi prepara una sosta, il secondo inizia ad arrampicare all'indietro. Due lunghezze di corda esatte e ritroviamo un bel firn compatto e gradinato, quindi giù alla base della spalla e poi per il collo di bottiglia, qui la discesa è quella tipica di un ghiaione, ci si lascia trasportare giù, si sprofonda sulle pietre che accompagnano il movimento e frenano controllando la velocità...certo, abbiamo potuto fare così perché nel canalone non c'era anima viva!
Alla base, sapendo di essere su terreno sicuro, forse riusciamo a goderci appieno l'ascesa appena fatta...rientriamo al casati, concludendo con bresaola e birra una splendida giornata su una montagna maestosa.